In uno Stato democratico non รจ normalmente dato sapere con largo anticipo quale sarร lโesito delle elezioni a venire; anche qualora le proiezioni non prospettino un equilibrio, i vantaggi di solito non sono tali da consentire una nomination univoca.
Pur non essendovi certezza sullโesito delle urne nelle imminenti votazioni per il rinnovo del parlamento indiano, che si terranno in forma scaglionata dal 19 aprile fino al 1ยฐ giugno 2024, lโattuale presidente in carica Narendra Modi viene da tutti indicato quale successore di sรฉ stesso per la seconda volta consecutiva.
Anche se il concetto non va esattamente interpretato come sinonimo di quello europeo, lโIndia si autodefinisce ed รจ internazionalmente riconosciuta come la piรน grande democrazia al mondo, motivo di orgoglio per tutti gli indiani.
Salvo poi dover annotare le recenti quanto calorose congratulazioni di Modi per la rielezione del presidente russo Putin, le quali rivelano unโindole politica dove lโimportante รจ vincere a qualunque costo, possibilmente salvaguardando le apparenze.
Modi ha la rielezione in tasca?
Il partito di governo Bjp (Bharatiya Janata Party) in questi anni ha saputo radicare i suoi effettivi nei gangli vitali dello Stato e da piรน parti si levano voci di proposte di legge che se emanate tenderanno a perpetuare il potere in favore di chi il potere ce lโha giร .
In queste settimane il Bjp ha esteso una pubblicitร a tappeto per sgombrare il campo da insidie impreviste, forte del fatto che la propaganda viene accompagnata dalle molte infrastrutture realmente edificate negli ultimi anni, soprattutto nel settore dei trasporti, con lโobiettivo di snellire il traffico e accelerare la crescita dell’economia.
I trasporti aerei sono relativamente affidabili mentre quelli ferroviari e il trasporto pubblico gommato necessitano ancora di una radicale ristrutturazione. Qualcosa si sta facendo, come la recente apertura della linea ad alta velocitร che collega Varanasi a Delhi e altri progetti in corso, ma gli spazi di miglioramento restano enormi.
La gente si rende conto dei progressi ed รจ elettoralmente riconoscente nei confronti del governo, il quale non manca di sottolineare con insistenza gli sforzi posti in atto per lo sviluppo del Paese. Il tutto avviene non senza costi in termini ambientali e sociali; basti pensare che per costruire superstrade o allargarle vengono abbattute case nei villaggi o nelle periferie: ma il progresso nazionale non puรฒ fermarsi e non tollera interferenze.
La scaltrezza di Modi sta anche nellโabilitร di saper attingere ai finanziamenti dei grandi imprenditori indiani e dirottarne una parte su attivitร destinate ad attrarre i favori di classi e caste piรน basse: organizzando feste o cerimonie a sfondo religioso per assicurarsi la coesione delle frange piรน conservatrici e integraliste del mondo indรน, diffondendo in continuazione programmi televisivi volti a esaltare il lavoro fatto e la potenza della nazione, mentre le tasche degli elettori vengono raggiunte con piccole regalie o carte prepagate fatte arrivare a pioggia per acquistare beni di sostanziale utilitร . Semplici quanto interessati supporti ai bisogni primari della popolazione, che di certo non mancano.
Nei suoi dieci anni di governo Modi ha saputo diffondere unโimmagine rassicurante e di garanzia dellโunitร . Prendendo atto che lโIndia รจ e resterร spaccata sia per ragioni religiose quanto etniche, ha puntato sul nazionalismo indรน (un collante universale) ben sapendo di trovarsi contro le minoranze, soprattutto quella musulmana. Salvo poi mettere in atto politiche innovative in campo economico, una strategia efficace che in prospettiva gli ha consentito di far rientrare consensi anche da una parte dei non nazionalisti.
Allโinterno di uno schema politico liberista ha facilitato gli investimenti dallโestero, seppur nei limiti di joint venture dove venga garantita quantomeno una comproprietร , se non il controllo da parte indiana. Un approccio traducibile in importazione di know how, produzione a bassi costi e decisioni/utili almeno condivisi.
Il tutto avviene in nome dellโorgoglio e della convenienza nazionale: per strada e nei negozi non si vede molta ambizione a seguire costumi occidentali o consumi orientali (leggasi prodotti cinesi). Chi viene per investire deve saperlo e farlo in punta di piedi.
Connessioni interne ed esterne
Dal punto di vista delle partnership si dialoga volentieri di economia con i Paesi occidentali, con la Russia รจ diventata la stazione di rifornimento di idrocarburi low cost mantenendo il ruolo di tradizionale fornitore di armamenti, mentre la Cina resta fuori dai giochi. Le relazioni politiche con Pechino restano tese e quelle commerciali ne risentono, a partire dal ban di TikTok avvenuto nel giugno 2020, che contempera entrambi gli aspetti.
Quelli che altrove verrebbero definiti come oligarchi vedono nel Bjp la porta dโaccesso allo sviluppo dei propri affari. Se le famiglie piรน storiche e ricche, come i Tata e i Birla, non giocano piรน il ruolo cardine di un tempo nel contesto del gotha indiano, altre figure sono emerse con vigore. In particolare lโastro piรน luminoso รจ identificabile in Anil Ambani, presidente del gruppo siderurgico Mittal.
Ambani รจ proprietario fra lโaltro dellโex Ilva di Taranto e i maligni – o forse solo ben informati – lo considerano essere addirittura il “manovratore” di Modi. Di certo รจ un grande finanziatore del Bjp e si puรฒ suppore che non lo faccia nรฉ per idealismo nรฉ per filantropia. Lo stesso vale per altre personalitร influenti del Gujarat, regione al confine col Pakistan con innesti di cultura persiana e che ha dato i natali a molti uomini famosi: il piรน importante dei quali รจ il mahatma Gandhi.
L’incognita musulmana
Grazie a Modi la catena sociale si รจ allargata allโaltezza della classe media, resa grata e in qualche modo dipendente, tanto da attirare perfino le simpatie dei musulmani moderati. Proprio gli islamici rappresentano il 15% della popolazione indiana: non molto in termini relativi ma un numero enorme in senso assoluto,ย se si considera che lโIndia รจ il Paese piรน popoloso del mondo e i seguaci del Profeta sono circa 200 milioni.
Questi in teoria dovrebbero essere i piรน penalizzati dallโorientamento confessionale filo induista del Bjp. Ma una parte considerevole di essi vive nelle grandi cittร , รจ etnicamente indiana, perfettamente integrata nel tessuto sociale, con interessi economici da difendere e vede nelle politiche di Modi un supporto de facto alle proprie categorie. Basti pensare ai negozianti dei bazar, in gran parte musulmani benestanti che detengono un certo potere locale, di conseguenza indotti a sostenere Modi e i suoi orientamenti di destra, senza formalizzarsi sui discorsi populisti del Presidente.
Una ricerca effettuata per conto del Muslim Mirror ha recentemente rivelato che nellโUttar Pradesh (lo Stato piรน popoloso dellโIndia dove i musulmani rappresentano il 20% della popolazione) gli islamici potrebbero indirizzare parte significativa dei loro suffragi al partito di governo.
I musulmani di origine araba, quelli che vivono nel Kashmir o nelle zone periferiche nel nordovest e nordest del Paese, non sono e non sarebbero mai entrati nella disponibilitร del Bjp; vengono pertanto considerati come una frangia trascurabile e lasciata allโopposizione senza particolari rimorsi. I giainisti, pur appartenendo ad una religione fortemente minoritaria, sono invece unโinfluente classe ricca di finanzieri e mercanti, pertanto appoggiano il Bjp.
L’opposizione (divisa) al Bjp
Mentre Modi conta le sue roccaforti soprattutto nel nord, in Uttar Pradesh, Haryana, Gujarat e Maharastra, nella capitale Delhi gode di minori consensi a causa della carismatica presenza di Arvind Kejriwal, Chief Minister di Delhi e appartenente allโAam Aadmi Party, che ha condotto campagne anticorruzione contro il Bjp subendone conseguenze anche a livello personale.
Altra personalitร di spicco รจ Mamata Benerjee, ex ministro in seno al partito del Congresso che ha fondato un suo partito particolarmente seguito a Calcutta e nel Bengala Occidentale. Entrambi sono forti dellโelettorato locale ma non dovrebbero essere in grado di impensierire lโattuale maggioranza sul piano nazionale.
Anche se non dovrebbero rappresentare un elemento di reale contrasto esistono, e non sono pochi, i contrari al governo Modi. Ma a rendere disperata la rimonta di fronte a un Bjp compatto cโรจ unโopposizione debole e unita soltanto nella forma.
Il tradizionale partito del Congresso che ha governato e plasmato il Paese per decenni attraverso la famiglia Gandhi (Indira, Rajiv e piรน recentemente Sonia) vive un momento delicato in assenza di un vero leader. Rahul Gandhi, il figlio dell’italo-indiana Sonia Gandhi, รจ accusato di possedere poca personalitร e di essere inadatto ad affrontare le sfide di una potenza mondiale; altre figure carismatiche non esistono.
Cosรฌ si รจ formata una coalizione di 26 partiti che vanno da quello del Congresso (ancora stabilmente il primo partito di minoranza) ai comunisti del sud, fino a movimenti locali. Molti osservatori convergono nel sostenere che una volta al governo emergerebbero le divisioni creando instabilitร . Esattamente ciรฒ di cui non hanno bisogno lโIndia e gli indiani in questo momento: ergo, altra acqua che confluisce al mulino di Modi.
Una spina nel fianco โ pur non determinante sullโesito del voto โ arriva dal Punjab, uno Stato del nord ovest, zona delicata per varie ragioni. Patria della religione sikh, da decenni rivendica autonomie speciali se non proprio lโindipendenza dallโIndia. In passato ha visto la dura repressione del governo di Indira Gandhi, la cui reazione costรฒ addirittura la vita allโallora premier, uccisa proprio da una guardia del corpo sikh.
Un caso recente ha riacceso ceneri mai sopite, quando a partire dal 13 febbraio agricoltori provenienti dalla regione hanno cercato di entrare a Delhi con i trattori, trovando le strade chiuse da barriere e l’esercito ad attenderli.
La protesta รจ nata in seguito allโimposizione da parte del governo dei prezzi di vendita sulla produzione agricola, nettamente inferiori rispetto a quanto potrebbero ricavare da una liberalizzazione del mercato. Il Punjab รจ regione fertile, con elevata produzione, inoltre i sikh contano su una rete di collegamenti radicata quanto estesa allโinterno della nazione, con molti esponenti di rilievo in grado di nuocere a tutti i livelli.
Variabili che non dovrebbero influire sull’esito finale
Altro fattore complicante รจ il substrato di nobili o alti dignitari, i maharaja e le loro famiglie. Tanto nellโIndia dei Moghul islamici, quanto in quella coloniale britannica che nella repubblica indipendente, la casta nobile รจ sempre riuscita a sopravvivere grazie al radicamento locale e alla ricchezza multisettoriale, traducibile nella capacitร di esercitare un potere che va oltre la politica, garantendo continuitร al governo centrale qualunque esso sia, ma non senza un tornaconto; dettaglio non indifferente tenuto conto della vastitร del territorio indiano.
Il sistema delle caste รจ formalmente abolito ma resta ben presente nel tessuto sociale e contribuisce al consolidamento di cui sopra. Se da un lato sono un elemento di stabilitร e impediscono rivendicazioni dal basso poichรฉ percepite quale elemento atavico e immutabile, chi appartiene ai ceti alti รจ favorevole a politiche conservatrici che perpetuino i diritti acquisiti in un passato remoto.
I shudra e i dalit, appartenenti alle caste piรน basse o i fuoricasta, hanno teoricamente la possibilitร di emergere, tanto che vi sono seggi garantiti in parlamento, ma in realtร lโascesa allโinterno della scala sociale รจ appannaggio di pochi.
Lโunitร dellโIndia รจ un concetto quantomeno astratto, che ha impedito e probabilmente impedirร a โBharatโ di diventare una potenza in grado di competere fra i primi attori a livello mondiale. A molti sorprende come non giochi un ruolo geopolitico in sintonia con la popolazione, la posizione geografica e lo sviluppo di cui dispone.
Separatismi interni, nemici esterni e retaggi sociali ancestrali (in primis il sistema delle caste ma anche la molteplicitร linguistica) sono elementi di debolezza non facili da superare o compensabili da una struttura economica avanzata e una produzione a basso costo: vivere in uno stato di permanente allerta distoglie energie vitali, la presenza militare percepibile ovunque รจ segno di un malessere, di una fragilitร che i competitors non hanno.
Soprattutto non la ha la Cina, altro gigante presente sullo stesso quadrante, che con la formula del partito unico in unโeconomia capitalista (o viceversa) ha saputo creare un buon bacino di coltura industriale e nel contempo mettere a tacere le potenziali derive irredentiste o rivendicazioni di stampo democratico.
Per Modi la minaccia non sembra tanto provenire dalle elezioni, quanto dalle sfide che a esse seguiranno. Il saggio equilibrismo dimostrato in questi anni di conflitti palesati o sulla carta, coronato con il G20 dello scorso mese di settembre, potrebbe non essere piรน sufficiente nel futuro a venire, ma per lโIndia di oggi nemmeno una scelta di campo netta rappresenta unโopzione.
Foto in evidenza e nell’articolo: di Luigi Lanfranco

