La lotta per il possesso delle menti […] dovrร essere combattuta in una videoarena, col videodrome. Lo schermo televisivo, ormai, รจ il vero unico occhio dell’uomo […] Ne consegue che la televisione รจ la realtร e che la realtร รจ meno della televisione.
Brian O’Blivion, Videodrome (1983)
Le ยซ guerre ibrideยป nella storia e nel contemporaneo. Intervista a Emanuel Pietrobon: analista geopolitico (specializzato nellโarea post-sovietica) ed esperto di guerre ibride; attualmente scrive per testate come InsideOver e Osservatorio Globalizzazione. ร autore di diversi libri incentrati sul tema delle guerre ibride: Kissinger contro Allende. Storia del golpe del secolo, Zelensky. La storia dellโuomo che ha cambiato (per sempre) il modo di fare la guerra, Lโarte della guerra ibrida. Teoria e prassi della destabilizzazione.
Aliseo: si dice che la guerra sia vecchia quanto lโumanitร stessa, vale anche per le guerre ibride? E perchรฉ nascono?
Emanuel Pietrobon: le guerre ibride sono l’antitesi delle guerre convenzionali, l’ultima spiaggia dei poveri di mezzi ma ricchi di materia grigia, e mi piace rispondere, quando mi viene chiesto quanto siano datate, che sono con noi dalla notte dei tempi. Mi riferisco al fatto che fu con una guerra ibrida basata sulla psicologia, e mirante alla circuizione di Adamo ed Eva, che il Diavolo riuscรฌ a rivalersi su Dio per la sconfitta subita in una precedente guerra convenzionale.
Dalla storia dell’eterna lotta tra il Dio islamo-cristiano e la sua creazione ribelle, che offre numerosi spunti interessanti sulle relazioni umane, la psiche e la strategia, possiamo trarre almeno tre conclusioni utili a dare una risposta a questa domanda. La prima รจ che, sรฌ, le guerre ibride sono effettivamente antiche quanto l’umanitร stessa.
La seconda รจ che si originano come reazione alle guerre simmetriche tra impari, presentandosi, in ogni epoca e contesto, come la risposta creativa di chi non ha gli strumenti per affrontare e vincere un avversario in maniera convenzionale su teatri tradizionali.
La guerra ibrida non รจ il modo di concepire i conflitti della Russia, non รจ la prole dell’inesistente dottrina Gerasimov, e neanche nasce, come sostiene certa vulgata delle nostre latitudini, nel Duemila. ร dall’antichitร che la guerra รจ ibrida. ร dall’antichitร che i deboli provano ad aggirare la superioritร numerica e tecnologica dei forti contrapponendo il genio ai muscoli, la fantasia alla logica, l’improvvisazione alla pianificazione.
Parlo degli sciami di api usati come arma dalle tribรน preistoriche che non sapevano come combattere i rivali piรน agguerriti. Parlo delle guerre commerciali tra le cittร -stato dell’antica Grecia. Parlo del terrorismo psicologico e del ricorso all’inganno e alla guerriglia di Vlad l’Impalatore contro l’Impero ottomano.
Aliseo: secondo il vecchio adagio di Carl Von Clausewitz ยซla guerra รจ la continuazione della politica con altri mezziยป. Quali sono gli obiettivi politici che si vogliono raggiungere tramite le guerre ibride?
Emanuel Pietrobon: una guerra ibrida รจ una guerra condotta con mezzi alternativi al carro armato e combattuta da soldati senza divisa. Gli obiettivi possono essere parecchi, spaziano dal cambio di regime all’anarchia produttiva, e gli strumenti impiegati (e l’intensitร della campagna di guerra non guerreggiata) varieranno a seconda dello scopo che si vuol raggiungere. Una guerra ibrida ha molti volti.ย
Puรฒ essere una potenza che inquina con operazioni informative, psicologiche e cognitive il processo elettorale di un rivale, o persino di un alleato, per far sรฌ che un referendum passi (oppure no) o che un partito vinca (oppure no). Puรฒ essere un hackeraggio a un’infrastruttura critica. Puรฒ essere la ricerca dell’indebolimento dell’avversario compiendo sabotaggi, addestrando e armando guerriglieri, terroristi e separatisti, militarizzando i flussi migratori.
Puรฒ essere una guerra economica volta a costringere la vittima a siglare un accordo, a privatizzare qualcosa, a rivedere una certa agenda. Ma puรฒ anche essere una guerra economica, incuneata all’interno di una piรน vasta operazione di destabilizzazione โ una guerra ibrida totale โ, che crei le condizioni per una rivoluzione, per un colpo di stato o per l’implosione del governo in carica.
Aliseo: Ogni guerra ha una sua dimensione dove si puรฒ manifestare: guerra terrestre, aerea, navale, elettronica. Qual รจ il โcampo di battagliaโ delle guerre ibride?
Emanuel Pietrobon: penso che una delle peculiaritร piรน caratterizzanti e caratteristiche delle guerre ibride sia l’assenza di dimora fissa in un dominio specifico, da cui deriva la possibilitร unica di coinvolgere piรน domini simultaneamente. Un parapsicologo direbbe che le guerre ibride hanno il dono della multilocazione. Non รจ un caso che in quel di Pechino si parli di guerre ibride in termini di guerre senza limiti, o senza confini.
Possiamo aiutare il lettore ad afferrare la multidimensionalitร delle guerre ibride con due esempi, uno dell’attualitร e uno del passato, che sono l’assalto non convenzionale multidominio della Cina agli Stati Uniti e la guerra ibrida totale del duo Nixon-Kissinger al Cile di Salvador Allende.
La guerra ibrida della Cina agli Stati Uniti investe la rete โ le schiere di hacker che inoculano virus informatici nelle infrastrutture critiche a stelle e strisce โ, riguarda i cieli โ il caso del pallone spia del 2023 โ, tocca lo spazio โ i telescopi cinesi in Sudamerica convertibili a uso militare contro obiettivi situati nell’emisfero occidentale โ, coinvolge lo spazio elettromagnetico โ le indiscrezioni sulla presenza di una base cinese per l’intelligence dei segnali e per la guerra elettronica a Cuba โ e affligge la dimensione della mente con un mix di operazioni cognitive instupidenti e disinformanti โ TikTok โ e di operazioni neurologiche letali โ la crisi degli oppioidi.
La guerra ibrida degli Stati Uniti al Cile dei primi anni Settanta l’ho definita totale perchรฉ vide l’arruolamento nello schieramento anti-Allende di associazioni di categoria, banche, corporazioni multinazionali, elementi corrotti del mondo istituzionale e delle forze armate, femministe, giornali, guerriglieri, imprese medio-piccole, organizzazioni internazionali, sindacati, stazioni radio, terroristi.
Gli Stati Uniti misero in piedi un’internazionale della destabilizzazione, composta da gran parte dell’Europa occidentale, Australia, Brasile, che in soli tre anni ridusse l’economia piรน avanzata del Sudamerica in uno stato quasi precapitalistico e creรฒ le condizioni per una guerra civile seguita da un colpo di stato nella societร piรน coesa della regione.
Aliseo: nel suo libro Lโarte della guerra ibrida tratta ampiamente di ยซstrateghi ibridiยป e dottrine che variano in base alla culture de guerre di chi conduce una guerra ibrida: ci puรฒ fare una breve panoramica a tal proposito?
Emanuel Pietrobon: in quel libro ho analizzato e comparato i modi operandi in materia di destabilizzazione di cinque potenze (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Chiesa cattolica) e di una corporazione multinazionale (United Fruit Company), trattando casi studio minori come il Regno Unito e l’Iran. Realizzai quella disamina comparativistica allo scopo di mostrare ai lettori quanto fluido e vasto sia il concetto di guerra ibrida, che ogni giocatore interpreta e applica in maniera molto personale e coerentemente con la propria cultura bellica.ย
I russi hanno una predilezione per l’entrismo e le operazioni psicologiche. I francesi hanno egemonizzato l’Africa francofona mescolando imperialismo economico e strumentalizzazione delle rivalitร interetniche e interreligiose nel loro spazio postcoloniale. Gli americani tendono a costruire delle “coalizioni di volenterosi” per assediare gli avversari.
I cinesi hanno passato la Guerra fredda a prendere appunti dal confronto sovietico-americano, sviluppando una dottrina della destabilizzazione che combina elementi tipici della guerra mente-centrica di Mosca e della guerra ibrida totale di Washington, e mostrano un interesse particolare per le armi cognitive e neurologiche.ย
Le multinazionali, alla prova della guerra ibrida, si dimostrano poco โmultiโ e tanto โnazionaliโ. La Chiesa cattolica vanta uno degli apparati spionistici e previsionali migliori del mondo, forse il migliore, perchรฉ ogni chierico รจ all’occorrenza trasformabile in uno 007.
Gli esempi non finiscono qui. Si potrebbe parlare dell’Iran che ha espanso la sua sfera di influenza in Medioriente e persino in America Latina finanziando la diffusione dello sciismo duodecimano e creando una rete di guerriglieri โ l’Asse della resistenza โ che ha dato prova delle sue capacitร nel corso della guerra israelo-palestinese del 2023-24.
O potremmo parlare della Turchia che militarizza i flussi migratori per ricattare l’Unione Europea, recluta spie nelle comunitร diasporiche, usa il terrorismo islamista e fa proseliti in tutto il mondo con produzioni cinematografiche e televisive. In breve: non esiste grande potenza che non abbia un proprio modo di concepire la guerra ibrida, tanto che non trovo esagerato affermare che โpaese che vai, guerra ibrida che troviโ.
Aliseo: gli attori, le pedine e le vittime dei conflitti passati erano tendenzialmente identificabili e circoscritti. Nei conflitti ibridi, spesso e volentieri, vi รจ una totale sovrapposizione dei ruoli. Perchรฉ non riusciamo piรน a identificare, e a circoscrivere, gli “idioti” dalle vittime o le pedine dai โveriโ giocatori?
Emanuel Pietrobon: le guerre ibride sono l’antitesi delle guerre convenzionali. Se nelle seconde sono chiari e dichiarati il ruolo e l’identitร dei belligeranti e degli eventuali cobelligeranti, nelle prime regna la nebulositร per una questione di negazione plausibile. Mi spiego meglio: la nebbia di guerra ibrida che offusca la visione sul campo di vittime e spettatori รจ fortemente voluta.
Le guerre ibride sono spesso, ma non sempre, delle guerre coperte, non dichiarate, clandestine, che avvengono fuori dai parametri della legalitร , talvolta con interi apparati istituzionali all’oscuro del fatto che una parte del governo e i servizi segreti ne stiano conducendo una.
Ammettere di essere dietro il sabotaggio di un’infrastruttura critica, di aver interferito in un processo elettorale, di aver finanziato dei terroristi, o di aver ordito un omicidio eccellente, potrebbe benissimo essere un casus belli. ร nell’interesse del destabilizzatore che la scena del crimine sia ripulita da ogni prova che possa portare gli investigatori a lui.
Aliseo: tenendo conto della costante escalation mondiale โ che fa ridestare i fantasmi della guerra nucleare e dei conflitti ad alta intensitร โ perchรฉ dobbiamo studiare i conflitti ibridi? Qual รจ il futuro delle guerre ibride?
Emanuel Pietrobon: dobbiamo studiare le guerre ibride perchรฉ questo ritorno al passato, che vede le grandi potenze del sistema internazionale impegnate in un confronto a tutto campo avente come orizzonte la ridefinizione delle gerarchie globali, comporterร un inevitabile crescendo escalatorio a base di conflitti aperti, coperti e per procura.
Una parte della storiografia โ che mi trova concorde โ dipinge le due guerre mondiali e il loro prosieguo, la Guerra fredda, come il risultato cataclismico della guerra civile europea cominciata a cavallo tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. Agli spasmi della guerra civile europea che hanno trasfigurato il Secolo breve sarebbe seguita, con gli attentati dell’11/9, quella che lo storico Stein Tรธnnesson ha definito la guerra civile globale. Penso che oggi ci troviamo nell’epoca delle guerre ibride permanenti e delle guerre cognitive mondiali.
Il futuro della guerra sarร sempre piรน ibrido per una questione di post-eroismo ed economia: le guerre ibride sono conflitti a distanza, a morto zero, ad alto impatto e a basso costo. Torpedinare un governo rivale con delle operazioni coperte รจ piรน sicuro e meno costoso โ in termini umani ed economici โ rispetto a una guerra convenzionale.
Manipolare una societร con una campagna cognitiva e con delle organizzazioni non governative offre piรน vantaggi e meno rischi rispetto a un nation building con gli stivali a terra. Le grandi potenze continueranno a farsi la guerra indirettamente, quando convenzionalmente sul terreno โ guerre per procura in zone contese e periferiche, dunque sacrificabili โ e quando non convenzionalmente su piรน domini โ guerre ibride.
Vogliamo dare all’Italia un ombrello sotto il quale ripararsi dal grande diluvio che sta per abbattersi sul mondo? Allora dobbiamo investire nella formazione di persone che conoscano i tanti modi di fare la guerra non guerreggiata e che sappiano dare i giusti consigli ai nostri decisori.
Le guerre ibride hanno una pluralitร di forme e l’Italia รจ impreparata ad affrontare la stragrande maggioranza di esse: dagli hackeraggi alle infrastrutture critiche ai sabotaggi fisici a cavi, tubi, rotaie e centrali energetiche, dalle disinfodemie alle campagne di destabilizzazione economico-finanziaria, dalla militarizzazione dei flussi migratori alle neuro-guerre.
Quando dico che siamo impreparati ad affrontare la vastitร di quel fenomeno che รจ la conflittualitร ibrida, intendo che scarseggiano i corsi di laurea, i master post-laurea, i docenti, senza contare che la consapevolezza tra il grande pubblico e la politica della complessitร dei tempi contemporanei e delle sfide future รจ davvero bassa.
A incupire ulteriormente le tinte di questo quadro, che รจ giร abbastanza fosco, รจ l’assenza di un sistema realmente meritocratico sia nelle istituzioni sia nell’infosfera. Col risultato che i banchi parlamentari, i salotti televisivi e il mondo editoriale sono protagonizzati da tuttologi senza nรฉ arte nรฉ parte che inquinano il dibattito eternizzando falsi miti come la dottrina Gerasimov, parlando di luoghi che non conoscono, identificando le guerre ibride come il modo di fare la guerra delle autocrazie e, sostanzialmente, ignorando millenni di storia di conflitti asimmetrici, non guerreggiati e non convenzionali.
Foto in evidenza: By James N. Wallace – This image is available from the United States Library of Congress’s Prints and Photographs divisionunder the digital ID cph.3c34154.This tag does not indicate the copyright status of the attached work. A normal copyright tag is still required. See Commons:Licensing., Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=186370

