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L’Iraq di Ali al-Zaidi valuta una concreta alleanza con Washington

L’Iraq di Ali al-Zaidi valuta una concreta alleanza con Washington

Concordato un incontro tra il presidente Trump e il premier iracheno per discutere di petrolio, gas, ripresa finanziaria e smantellamento dei gruppi paramilitari filoiraniani

26 aprile 2026, Baghdad. La coalizione di partiti sciiti conosciuta come Coordination Framework (Cf) ha definitivamente nominato Ali al-Zaidi come nuovo candidato alla guida del governo iracheno. Grazie alla schiacciante maggioranza parlamentare (181 seggi su 329) di cui il Cf gode, la formazione del nuovo governo ha visto una sensibile accelerazione.

Classe 1986, Ali Falih Kadhim al-Zaidi, è un banchiere, uomo d’affari, giurista e politico multimilionario iracheno. Una figura socialmente in vista, ma pressoché sconosciuto all’interno dei palazzi del potere. La sua elezione è frutto di un evidente compromesso.

Da anni Baghdad sta tentando di mantenere buoni contatti tanto con il vicino Iran, basti pensare alle accuse di riciclaggio di denaro proveniente da Teheran tramite banche irachene, quanto con Washington e le grandi aziende occidentali.

La capacità di al-Zaidi di intessere buoni rapporti è dimostrato dalle congratulazioni ricevute dal presidente del Parlamento, membro del partito Progressista marcatamente sunnita, Haibet al-Halbousi e da Masoud Barzani, leader del Partito Democratico del Kurdistan.

La scelta tra levante e ponente

Donald Trump si è congratulato con al-Zaidi tramite Truth: ‘’Attendiamo con interesse una nuova relazione forte, vivace e altamente produttiva tra Iraq e Stati Uniti. Questo è l’inizio di un nuovo capitolo straordinario tra le nostre Nazioni’’. Il presidente conta su ‘’un nuovo governo libero dal terrorismo’’ e per questo ha dichiarato che ‘’gli Stati Uniti saranno con lui per tutto il tempo’’.

Dichiarazioni felici, ma, forse, troppo avventate. Sembra che siano in oggettivo contrasto con la realtà dei fatti.

Nel 2024, il Dipartimento del Tesoro statunitense ha vietato ad una banca di proprietà di al-Zaidi di effettuare transazioni in dollari poiché sospettata di condurre affari con un leader militare strettamente vicino ai Pasdaran iraniani.

Da una parte Trump esorta al-Zaidi di disarmare le milizie filoiraniane operanti sul territorio e di estrometterne i rappresentati parlamentari; dall’altra il presidente iraniano Masoud Pezeshkian fa pressioni affinché l’Iraq rimanga un fedele alleato.

Il 10 maggio il generale iraniano Esmail Quaani in visita a Baghdad ha esortato i funzionari iracheni a non emarginare o allontanare i leader delle milizie dal governo né a cercare di disarmare i gruppi paramilitari.

Gli Stati Uniti contano circa 600 attacchi su suolo iracheno a truppe statunitensi dall’inizio della guerra al fianco di Israele contro la Repubblica Islamica.

L’8 luglio 2026, dopo mesi di delicate trattative, il governo iracheno ha accettato nuovi controlli per impedire ulteriori afflussi illegali di dollari statunitensi all’interno dei confini iraniani. Secondo diversi analisti, questa mossa potrebbe sensibilmente spostare il baricentro iracheno verso occidente.

Gli Stati Uniti stanno esercitando una pressione enorme su Baghdad affinché riduca i rapporti con Teheran, che ha sfruttato il suo vicino come principale risorsa e fonte di denaro in chiara violazione delle sanzioni americane. Questa strategia mira ad assicurarsi un allineamento decisivo di Baghdad alle politiche di Washington.

L’incontro del 13 luglio

Domenica 12 luglio i giornali internazionali hanno riportato una notizia fondamentale: è stato fissato un incontro a Washington tra il Primo ministro Ali al-Zaidi e il presidente Donald Trump.

Lo scopo del vertice si può riassumere in tre punti: disarmo delle milizie iraniane su suolo iracheno; blocco totale del sostegno economico verso l’Iran in cambio dell’annullamento delle sanzioni in vigore; coinvolgimento di aziende statunitensi come catalizzatori e ottimizzatori della produzione di petrolio delle aziende nazionali e private.

“Gli accordi da firmare includeranno diversi memorandum d’intesa nel settore petrolifero e del gas mentre l’Iraq si prepara a coinvolgere aziende statunitensi che forniranno sostegni e aiuti per aumentare la capacità produttiva di petrolio,” ha dichiarato il portavoce del governo Haider al-Abaudi.

Dopo mesi di tensione, sembra che Baghdad abbia scelto di dirigere il proprio sguardo verso ponente. L’escalation militare tra gli attori della terza guerra del Golfo ha colpito duramente le casse irachene, costringendo il governo a rivalutare le proprie posizioni di alleanza.

Il commercio illecito con l’Iran è ancora in atto e in pieno regime, ma la situazione potrebbe subire un cambio di rotta decisivo. È lecito sospettare che l’incontro di lunedì 13 luglio porrà un nuovo peso sulla bilancia che misura le sorti del Medio Oriente.

Baghdad, una volta terminati i conflitti nella regione del Golfo, potrebbe definitivamente concedersi ad una decisa e concreta alleanza con la Casa Bianca, ridisegnando così l’assetto geopolitico dell’intera regione mediorientale.

Immagine in evidenza: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/52/US_Navy_051111-N-9885M-019_U.S._Army_and_Iraqi_Army_Soldiers_observe_the_Veterans_Day_holiday_at_Forward_Operating_Base_Sykes_in_Tall_Afar%2C_Iraq.jpg

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Augusto Brignardello

Augusto Brignardello

Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche e studente di Giornalismo Politico presso l'Università di Genova, sono appassionato di storia e mi interesso di attualità, geopolitica e relazioni internazionali. Nei miei articoli affronto ogni tema cercando di mettere in luce soprattutto le origini antropologiche dei fenomeni sociopolitici, con l'obiettivo di individuarne le cause profonde e offrire una chiave di lettura della complessa situazione internazionale.

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