Il 24 marzo 2026, la Commissione Esteri-Difesa del Senato ha approvato la cessione gratuita del Garibaldi, storica portaerei della Marina Militare Italiana, alle forze armate indonesiane.
Questa cessione, oltre a rafforzare il partenariato strategico tra Italia e Indonesia, dà alla marina indonesiana la possibilità di ampliare notevolmente la sua proiezione strategica nei mari del Sud-Est Asiatico, confermando il ruolo di Giacarta come potenza navale regionale.
Giacarta e il mare
Per l’Indonesia, lo Stato-arcipelago più grande del mondo, composto da ben 17mila isole, è fondamentale, ai fini della sua autonomia strategica, un pieno controllo sul dominio marittimo.
Non a caso, tutte le grandi potenze che hanno storicamente controllato il Paese — dall’Impero Majapahit fino alla Compagnia delle Indie Orientali Olandesi — potevano vantare possenti e temibili flotte in grado di dominare la regione.
Sin dalla sua indipendenza dai Paesi Bassi, nel 1949, l’Indonesia ha indirizzato i suoi sforzi per dare vita alla marina militare più imponente tra i paesi del Sud-Est Asiatico.
Furono fondamentali, per la costituzione della Marina Indonesiana, gli accordi stipulati dal padre della patria Kusno Sukarno e l’Unione Sovietica, che garantirono a Giacarta diverse unità, tra cui un incrociatore e vari sottomarini.
Le flotte indonesiane furono indispensabili per varie operazioni durante gli anni Sessanta, tra cui la conquista della Nuova Guinea Occidentale contro i Paesi Bassi nel 1962 (Operazione Trikora) e la tentata occupazione della Malesia nel 1963 (Operazione Dwikora).
Nel 1965, a seguito del fallimento nel confronto militare con Kuala Lumpur, Sukarno fu estromesso dal generale Haji Mohammad Suharto, che instaurò un brutale regime militare spalleggiato dagli Stati Uniti.
Gli apparati del cosiddetto “Ordine Nuovo”, che durarono fino al 1998, provenienti soprattutto dalle forze terrestri, misero in secondo piano le esigenze del dominio marittimo, rallentando lo sviluppo della potenza navale indonesiana.
Con la fine della Guerra Fredda e del regime di Suharto, e l’inizio del XXI secolo caratterizzato da fortissime turbolenze securitarie, gli strateghi indonesiani hanno riscoperto l’importanza del controllo dello spazio marittimo.
In uno scenario in cui gli Stati Uniti sono sempre meno propensi a difendere la libertà di navigazione da minacce convenzionali e non, lo Stato-arcipelago deve necessariamente dotarsi di una marina competitiva per garantire la stabilità degli innumerevoli e vitali stretti che lo caratterizzano, primo fra tutti quello di Malacca, da dove transita ben il 25% del commercio marittimo mondiale, arteria vitale che collega i giganti dell’Asia Orientale — quali Cina e Giappone — con l’Europa e il Medio Oriente.
Capacità e sfide regionali
Fondamentale è quindi il partenariato con l’Italia nel garantire l’ammodernamento e l’ampliamento delle forze navali di Giacarta.
Oltre alla “dote” concessa da Roma — ovvero la cessione gratuita del Garibaldi, colosso varato nel 1987, con funzione antisommergibile e progettato per ospitare circa 18 aeromobili a bordo — vi è la recente fornitura di due Pattugliatori Polivalenti d’Altura (PPA) prodotti da Fincantieri.
Inoltre, sono in corso delle trattative su sei sottomarini classe Dgk prodotti da Drass, 24 velivoli da addestramento avanzato M-346 di Leonardo e tre aerei di pattugliamento marittimo. Il valore teorico di questo immenso giro di accordi supererebbe il miliardo di euro.
Queste nuove unità, fondamentali anche per un più che necessario ammodernamento delle flotte di Giacarta, andrebbero a ingrossare una marina militare che già possiede più di 100 imbarcazioni e che può vantare ben quattro portaelicotteri, due fregate multiruolo e 23 navi da sbarco.
Con queste recenti acquisizioni, l’Indonesia ottiene un interessante primato: è l’unica nazione del Sud-Est Asiatico a dotarsi di una portaerei, dato fondamentale in una regione che basa la sua incredibile crescita economica sul commercio marittimo e che è teatro di sempre più numerose tensioni legate al controllo del Mar Cinese Meridionale.
Le frizioni riguardano principalmente il Vietnam e le Filippine in opposizione alla Cina, in merito all’estensione delle rispettive Zone Economiche Esclusive su quel tratto di Oceano Pacifico, fondamentale per il controllo delle merci in uscita dallo Stretto di Malacca e direzionate verso l’Asia Orientale.
Altre importanti sfide per la sicurezza marittima indonesiana, e di tutta la regione, sono rappresentate dalle minacce non convenzionali, prima fra tutte la pirateria
Nel 2025, secondo l’International Maritime Bureau (Imb), affiliato all’International Chamber of Commerce (Icc) si sono verificati nel mondo 137 incidenti legati alla pirateria (in aumento rispetto ai 116 del 2024), dei quali 95 nel Sud-Est Asiatico, soprattutto nello Stretto di Malacca, al largo di Singapore, prossimo dirimpettaio dell’Indonesia.
Nonostante l’aumento dell’insicurezza in quel tratto, nell’interno dell’arcipelago indonesiano i dati dell’Imb mostrano come gli incidenti legati alla pirateria sembrino in diminuzione costante, toccando i 12 nel 2025.
Numeri molto diversi rispetto a due decenni fa, quando l’Indonesia ottenne il triste primato di Paese con più attacchi pirati, raggiungendo i 445 incidenti nel proprio spazio marittimo nel 2003.
A determinare l’uscita di Giacarta dalla condizione di eterno ostaggio della pirateria fu sicuramente una più stretta collaborazione con partner regionali quali Malesia, Singapore e Thailandia, all’interno dell’iniziativa di monitoraggio e azione congiunta Malacca Strait Patrols, ancora oggi attiva.
Il titano ignorato
In un sistema delle relazioni internazionali sempre più delineato dal concetto di “multipolarità”, ignorare un gigante come l’Indonesia sarebbe alquanto ingenuo.
Di fatto, è il Paese più popoloso della regione, abitato da circa 286 milioni di persone; e, nonostante Giacarta sia lontana quasi 8 mila chilometri dalla Mecca, è il Paese con più musulmani al mondo, rendendo l’Indonesia una voce di primo piano nelle questioni legate al mondo islamico.
Inoltre, è il primo esportatore di carbone al mondo, fondamentale in uno scenario in cui, visto il prolungato conflitto in Medio Oriente, le forniture di petrolio e gas naturale sono sempre meno affidabili. Oltre al carbone, l’Indonesia è anche capofila nella produzione di nichel, essenziale per le batterie al litio e la manifattura di acciaio inossidabile.
Ma, oltre alla grande disponibilità di risorse e di capitale umano, vi è un’altra caratteristica che rende Giacarta sempre più rilevante nello scacchiere asiatico: la sua postura diplomatica.
Il Paese riesce a inserirsi con equilibrio nel già menzionato “sistema multipolare”, mantenendo strettissimi legami sia con gli Stati Uniti, che restano il “security provider” regionale, sia con l’Unione Europea, con cui Giacarta ha firmato nel settembre 2025 un partenariato economico globale.
Nonostante ciò, il Paese non ha mai incrinato i rapporti con la Russia a seguito del conflitto in Ucraina; Mosca rimane un partner fondamentale sia per le importazioni di petrolio greggio, di cui Giacarta ha bisogno per sostenere la sua industrializzazione, sia per la collaborazione militare, soprattutto in ambito aeronautico.
Sono inoltre vitali i rapporti con la Cina: Pechino è da oltre un decennio il principale partner commerciale dell’Indonesia, con un interscambio bilaterale che nel 2024 ha raggiunto 135,2 miliardi di dollari.
Questo rapporto speciale è favorito dal fatto che, tra le varie cancellerie della regione, Giacarta è sicuramente tra quelle meno conflittuali con il Dragone, a differenza di Hanoi e Manila.
Ormai il periodo in cui Indonesia e Cina si percepivano come rivali regionali, durante la Guerra Fredda e il regime anticomunista di Suharto, è finito: i due Paesi sono allineati su moltissime questioni, dalla collaborazione commerciale al pragmatismo diplomatico.
Come già affermato precedentemente, ignorare Giacarta in questo contesto storico equivale a perdersi un pezzo vitale per comprendere il nuovo sistema asiatico post-unipolarismo americano.
Immagine in evidenza: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/ee/Giuseppe_Garibaldi_%28551%29_underway_in_the_Atlantic_Ocean.jpg; immagini presenti nell’articolo: 1) https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Indonesia_map_with_name_of_islands.png, 2)https://commons.wikimedia.org/wiki/File:KRI_Makassar_sails_with_partner_nations_during_RIMPAC_(4597224).jpg
