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In Myanmar la guerra civile prosegue: la controffensiva dei ribelli e il ruolo cinese

Guerra civile in Myanmar: i ribelli anti-golpe conquistano città mentre si aprono scenari di tensione con Cina e India

Nel Myanmar è in corso una guerra civile tra la giunta militare che ha preso il potere con un colpo di stato nel 2021 e i gruppi di resistenza armati anti-golpisti. Ciò ha inevitabilmente provocato delle conseguenze negative per la popolazione civile: secondo le Nazioni Unite, la tensione che si è propagata nel paese del sud-est asiatico ha costretto quasi 335.000 persone ad abbandonare le proprie case. 

In questi giorni l’Esercito nazionale Chin (Cna), l’ala armata del Fronte nazionale Chin (Cnf), ha conquistato la cittadina di Lailenpi, situata a nord-ovest del Myanmar nel distretto di Matupi. E questo è l’ultimo dei tanti segnali che il Cna sta dando al regime dittatoriale: proprio una settimana prima il gruppo anti-golpista aveva preso il controllo della città commerciale di Rikhawdar, al confine tra India e Myanmar.

«Possiamo dire che questa base fornisce anche sicurezza al loro comando tattico. La posizione della base di Lailenpi è molto importante per il coordinamento tra la Cna e le forze di difesa locali», ha detto il portavoce del Cnf a Myanmar NowSalai Htet Ni, alludendo ai gruppi di resistenza più piccoli che collaborano con la Cna.

Proteste dopo il colpo di Stato del 2021 nella capitale Naypyidaw

Il Myanmar ancora in guerra: l’operazione 1027 dei ribelli anti-golpisti

L’Esercito nazionale Chin, insieme ad altri gruppi etnici militari, sta pertanto conducendo un’energica controffensivache sta mettendo in difficoltà l’esercito del dittatore Min Aung Hlaing, capo della giunta militare golpista che governa attualmente il Myanmar. La prima e principale manovra militare è cominciata il 27 ottobre di quest’anno: la coalizione militare conta di un’alleanza tra vari gruppi etnici che hanno sfidato in maniera coordinata le forze del regime nel nord del Myanmar, nella regione Shan. 

L’Operazione 1027, così denominata in ragione della data in cui l’offensiva è iniziata, ha permesso ai ribelli di conquistare diverse città, mettendo a rischio le rotte commerciali verso la Cina. Una delle numerose vie della seta(Bri, Belt & Road Initiative) passa infatti per il Myanmar, considerato un fedele alleato del Paese mandarino soprattutto da quando al potere vi è la giunta golpista.

L’Operazione 1027 è stata portata avanti dalla coordinazione di tre gruppi armati etnici che sono operanti nel nord della regione Shan. Denominata l’Alleanza delle Tre Fratellanze, la coalizione è composta dall’Esercito dell’Alleanza Nazionale Democratica del Myanmar (Mndaa, un gruppo di etnia prettamente kokanga), l’Esercito di Liberazione Nazionale Ta’ang (o Tnla, il gruppo etnico de’ang) e l’Esercito Arakan (o Aa, un gruppo prevalentemente Rakhine).

L’iniziativa dell’Operazione 1027 ha galvanizzato anche altri gruppi militari anti-golpisti minoritari del paese, che hanno cominciato ad attaccare da varie parti del Myanmar l’esercito del generale Hlaing, rendendo l’immagine del dittatore fragile agli occhi dei suoi alleati principali, in primis a quelli della Repubblica Popolare Cinese.

In tutta risposta il governo golpista ha lanciato repentinamente attacchi aerei e sbarramenti di artiglieria a lungo raggio, anche se non sono stati finora efficaci nel contrastare l’Operazione 1027. Secondo le Nazioni Unite i danni dei combattimenti e delle esplosioni hanno causato numerose vittime civili e lo sfollamento di circa 60.000 persone nello Shan e 200.000 a livello nazionale. Il numero totale dei civili sfollati dopo il colpo di stato del 2021 sale quindi a oltre due milioni.


Storia recente del Myanmar

Dopo l’indipendenza coloniale dal Regno Unito avvenuta nel 1948, la Birmania ha vissuto pochi anni di governo democratico, per poi piombare nel 1962 in un colpo di stato militare, che ha fatto sì che si stabilisse in Myanmar una lunga dittatura pluridecennale. A partire dal 2010 però il governo ha cominciato ad attuare misure politiche per introdurre cambiamenti democratici nel paese, in primis rilasciando in libertà alcuni oppositori politici. 

Tra quest’ultimi una figura di spicco e protagonista di questo cambiamento democratico è sicuramente Aung San Suu Kyi, leader della Lega Nazionale per la Democrazia. In Myanmar grazie alla sua influenza è stata resa possibile la convocazione di libere elezioni parlamentari, parziali nel 2012 e generali nel 2015. Nonostante ciò, è doveroso ricordare la repressione dell’etnia musulmana dei Rohingya, che Suu Kyi ha di fatto appoggiato durante il suo mandato.

Con il golpe militare del 2021 Aung San Suu Kyi è stata incarcerata, e ciò ha chiuso la breve parentesi simil democratica che si stava prospettando in Birmania. Recentemente però, ad agosto 2023, il governo a guida militare del Myanmar ha ridotto le pene detentive della leader in questione in un atto di clemenza legato a una festa religiosa nel paese a maggioranza buddista.

Anche l’ex presidente Win Myint ha ottenuto una riduzione di pena nell’ambito della grazia concessa a più di 7.000 prigionieri. Ma Suu Kyi, 78 anni, dovrà ancora scontare un totale di 27 anni dei 33 per i quali è stata originariamente incarcerata.

Min Aung Hlaing, leader della giunta militare che ha preso il potere nel 2021

I rapporti del Myanmar con le potenze limitrofe: Cina e India

Per quanto riguarda la Repubblica Popolare Cinese, con essa il Myanmar ha rapporti di lunga data, specialmente con i gruppi etnici armati che operano lungo il confine dello Stato Shan. Infatti bisogna risalire al periodo della Rivoluzione Culturale degli anni ’60 e ’70, quando la maggior parte dei gruppi etnici birmani in questione prospettava un’insurrezione di stampo comunista. 

In tal modo Pechino ha mantenuto stretti legami con questi gruppi, consentendo loro benefici economici e armandoli direttamente e indirettamente. Ciò fa parte dell’approccio di “gestione delle frontiere” che la Cina ha adottato in modo tale da dissuadere l’esercito del Myanmar dall’attaccare le aree di confine.

Per quanto riguarda l’attuale guerra civile, Pechino ha chiesto pubblicamente la fine dei combattimenti, anche se l’enfasi di questa richiesta non è stata assai vigorosa. Nonostante i danni economici e commerciali che i ribelli anti-golpisti provocano al progetto della Bri, la blanda denuncia da parte del governo cinese deriva dal fatto che l’Alleanza delle tre Fratellanze terrebbe a bada un sistema organizzato di truffe online

Tali atti criminali sono compiuti nella regione di Kokang da gruppi birmani specializzati, che provocano molti danni economici alla popolazione cinese limitrofa al confine e in tutta la regione del sud-est asiatico. I centri operativi di tali truffe assumono con inganno e poi trattengono coattamente individui spesso vulnerabili, il cui compito è compiere frodi e furti su Internet. Migliaia di cittadini – anche cinesi – sono trattenuti contro la loro volontà in questi centri e costretti a compiere truffe, molte delle quali contro i propri stessi concittadini cinesi.

L’Alleanza delle Tre Fratellanze sa bene che tale sistema di truffe disturba sempre di più la Cina, e per evitare una reazione troppo vistosa ai suoi attacchi contro il regime, la coalizione anti-golpista ha dichiarato che l’impegno dell’Operazione 1027 si estenderà anche a risolvere il settore delle truffe online.

In aggiunta, si può ipotizzare che Pechino stia foraggiando la coalizione dei ribelli, e ciò a seguito di violente repressioni di proteste di dipendenti cinesi in queste fabbriche di truffe. Le famiglie proprietarie di questi centri criminali sono infatti coperte dalla giunta golpista, nonostante quest’ultima avesse promesso in precedenza alla Cina di tenerle a bada.

Per quanto concerne invece i rapporti con l’India, i recenti sviluppi dei conflitti armati etnici riguardano proprio dei territori vicini al confine indiano. Ciò che teme di più Nuova Dehli è un ampliamento dei conflitti all’interno del suo territorio, in particolare nello stato di Manipur, confinante a ovest con il Myanmar. Qui infatti vi sono scontri etnici tra la comunità maggioritaria Meitei al gruppo minoritario Kuki, che ha legami etnici con il gruppo Chin in Myanmar.

A conferma del clima teso, recentemente il ministro indiano degli Affari esteri Subrahmanyam Jaishankar ha incontrato il suo omologo del governo a guida militare del Myanmar, Than Swe, a latere di una conferenza regionale a Bangkok. L’incontro ha fatto seguito alla visita di due giorni in Myanmar del ministro della Difesa indiano Giridhar Aramane.


La giunta birmana, rispondendo alle insurrezioni dei ribelli, ha represso in maniera violenta le rivolte, ed è capitato anche che degli ordigni cadessero su suolo indiano. Inoltre, il governo indiano è preoccupato per la situazione instabile dei confini con il Myanmar, che da quando è governato dal regime militare, ha visto un incremento di traffici illeciti di droga ed esseri umani nella zona confinante i due stati.

Foto in evidenza: By Paul Vrieze (VOA) – Source article (direct source), Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=64578706; foto nell’articolo n1: By MgHla – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=99859325; n.2: Di MARCELINO PASCUA/Presidential Photo – Presidential Communications Operations Office, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=79066013

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