Dopo quasi due mesi esatti di pausa, Iran e Israele sono tornati allo scontro. Il cessate il fuoco imposto dagli Stati Uniti l’8 aprile scorso può dirsi estinto, con buona pace di Donald Trump, che continua a parlare di una pace a portata di mano.
È stata la Repubblica Islamica a esplodere il primo colpo, come risposta al bombardamento israeliano di domenica del quartier generale di Hezbollah a Dahieh, il sobborgo a maggioranza sciita di Beirut e principale roccaforte del Partito di Dio nella capitale libanese.
Nella notte tra il 7 e l'8 giugno, Teheran ha lanciato varie ondate di missili contro Israele, colpendo, secondo i canali dei Pasdaran, le basi aeree di Nevatim e Tel Nof. I lanci sono poi proseguiti per l'intera giornata di lunedì, con la conferma di alcuni impatti, che non avrebbero causato danni rilevanti.
Anche gli Houthi dello Yemen si sono uniti alla rappresaglia iraniana, lanciando un missile contro il territorio dello Stato ebraico e annunciando la chiusura dello stretto di Bab el-Mandeb al passaggio delle navi legate a Israele.

