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L’ultimo numero della rivista di Aliseo, dedicato allo studio dei conflitti contemporanei. 14 analisi per capire come sono cambiate le guerre e perchè ci toccano da vicino

Operazione Strade Sicure: la “quarta missione” che rischia di diventare la prima
L'utilità e i rischi dell'operazione "Strade sicure" per l'esercito italiano. Perché la missione può compromettere la preparazione e l'efficienza operativa dei militari italiani

Le operazioni delle Forze armate europee in tempo di pace si dividono in supporto alla popolazione durante disastri e assistenza alle autorità civili in compiti specifici. I militari forniscono aiuti cruciali nelle emergenze grazie alla loro logistica e competenze, passando poi la gestione alle autorità civili una volta stabilizzata la situazione.

In tempi recenti, sono impiegati anche per mantenere l’ordine pubblico contro criminalità e terrorismo, specialmente dopo la Guerra fredda e l’11 settembre.

Prima dell’operazione Strade Sicure

L’Italia repubblicana si inserisce, nel quadro delle missioni di mantenimento dell’ordine pubblico, come pioniera rispetto al panorama europeo. Tanto è vero che, la prima operazione, nominata “Forza Paris[1], venne istituita il 15 luglio del 1992 e vide mobilitate circa 4.000 unità.

I militari, provenienti per la maggior parte dall’Esercito Italiano, vennero impiegati «per far sentire la presenza dello Stato in aree dove la polizia non aveva la capacità di operare adeguatamente a causa del terreno impervio»[2] a fronte del rapimento di un bambino da parte di un collettivo di criminali sardi e dei numerosi incendi boschivi a maggioranza dolosi.[3]

In questo solco, il 25 luglio 1992, venne istituita l’operazione “Vespri siciliani”, in risposta agli attentati di stampo mafioso del 23 maggio e 19 luglio del 1992. In questa occasione, i soldati dell’Esercito, ai quali venne accordato lo status di agente di pubblica sicurezza, e quindi, l’abilitazione a procedere autonomamente alla identificazione e alla immediata ispezione e perquisizione di persone e mezzi di trasporto, si trovano a concorrere «[…] con azioni sostitutive o integrative, alle attività di controllo del territorio ed alla vigilanza di obiettivi di particolare interesse, normalmente devoluta alle forze di polizia»[4].

Il coinvolgimento di circa 150mila militari totali «rese più efficace l’attività di investigazione, di prevenzione e di supporto alle indagini della magistratura svolta dalle Forze di polizia e riaffermò con forza la presenza e l’autorità dello Stato»[5], in quanto andarono a smarcare altrettanti agenti di Polizia indirizzati all’identificazione di membri coinvolti in attività criminali organizzate.[6]

Successivamente, vennero istituite missioni minori come l’operazione “Riace”, “Partenope”, “Salento” e, conseguentemente all’attacco terroristico del 11 settembre, l’operazione “Domino”.

La “quarta missione” oggi

Tuttavia, l’operazione militare in territorio nazionale più importante per numero di personale impiegato e per la lunghezza del mandato è l’operazione “Strade sicure”. Tale operazione, istituita nell’agosto del 2008 e ad oggi ancora attiva, impiega militari nelle principali metropoli italiane «per specifiche ed eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità, ove risulti opportuno un accresciuto controllo del territorio»[7]. Per dare un metro di paragone dello sforzo chiesto alla Forza armata, dal 2016 al 2021, circa 94 mila soldati sono stati schierati nelle principali città italiane.[8]

Come nell’operazione “Vespri siciliani”, il personale della Forza armata impiegato agisce come agente di pubblica sicurezza e a tale compito deve essere addestrato. Tant’è che, in un ciclo addestrativo di durata di circa due mesi, al soldato vengono impartite lezioni di giurisprudenza di base sulle funzioni associate al proprio status giuridico, dal 2018 sono condotte specifiche sezioni formative dedicate allo stress management e di primo soccorso medico (BLS), segue lezioni di Metodo di Combattimento Militare (MCM).[9]

I soldati vengono equipaggiati con una Beretta 92 FS, e una Beretta ARX 160, come fucile d’assalto;[10] l’equipaggiamento indossato è modulato (stabilito dal prefetto) in base al sito in cui si monta e può andare dalla semplice uniforme con radio e sfollagente, al GAP con piastre con elmetto e maschera CBRN.[11] Gli uomini e le donne della Forze armate sono impiegati in compiti di perlustrazione, pattugliamento e vigilanza di siti sensibili come centri per l’immigrazione, siti diplomatici, luoghi di culto, ecc.

2016, Piazza di Santa Maria in Trastevere | Wikimedia Commons

Queste tipologie di operazioni, che da trent’anni a questa parte hanno avuto un largo sviluppo, che ricadute strategiche hanno sulla Forza amata e sulle missioni all’estero?

 «L’impiego dei nostri soldati sul territorio nazionale al fianco delle Forze dell’Ordine si è dimostrata infatti la strada giusta per accrescere la sicurezza dei cittadini, prevenire e contrastare diverse forme di criminalità, fronteggiare situazioni emergenziali e aumentare le nostre difese interne rispetto a possibili minacce terroristiche».[12]

Se la frase appena sopracitata fosse vera (alcuni giornalisti e studiosi parlano di percezione di sicurezza), restano le problematiche condizioni in cui versa la Forza armata.

Nel corso del 2019 la Commissione IV Difesa procede ad interrogare personale dell’Esercito Italiano per conoscere le condizioni dei soldati impiegati in “Strade sicure”, portando alla luce, indirettamente, elementi interessanti per conoscere e comprendere le ripercussioni delle attività di homeland security sulla Forza armata.

Il fattore più importante emergente è che diventa sempre più difficile «il quotidiano e fondamentale svolgimento delle attività addestrative ed esercitative, che sono poi indispensabili per garantire l’operatività dello strumento nel suo complesso.»[13]

Questo accade in quanto per un soldato impiegato nell’operazione ne corrispondono uno in approntamento e un altro in ricondizionamento post impiego, ciò ha comportato che nel 2019 sono state dedicate 22.000 unità totali.[14] Personale che per un anno interno non ha avuto la possibilità di seguire approntamenti per le missioni internazionali basati su elevatissimi standard operativi, né per adattarsi nei compiti di specialità di corpo.[15]

Mario Mauro, già Ministro della Difesa, indica il fattore dell’addestramento come la più grande criticità dell’operazione Strade sicure: il poco tempo per addestrarsi rende l’Esercito non più preparato agli elevatissimi standard Nato.[16]

Fa seguito il rischio di una iper-reazione in Italia o di bassa reazione all’estero durante l’impiego causata dalla scarsa formazione o dal riaddestramento sbrigativo ricevuto, oltre ai turni di rotazione serrati tra missioni internazionali e nazionali.[17] In secondo luogo, l’usura generale delle risorse, come i mezzi, l’equipaggiamento, le caserme, nello svolgimento del servizio è sempre maggiore dei fondi ricevuti per ricondizionamento di esse.[18]

Strade Sicure e il problema della percezione dei militari

Rispetto all’addestramento da svolgere per l’operazione Strade sicure, il Generale Vincenzo Camporini, già Capo di Stato Maggiore della Difesa, ha dichiarato: «sicuramente aumenta il livello di conoscenza e di capacità a capire e di comportarsi. Aumenta una maturazione dal punto di vista umano», tuttavia è evidente lo scarso impiego nel quadro della professionalità del militare.

Il generale Vincenzo Camporini, ex Capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare e della Difesa | Openverse

«C’è un altro aspetto che desidero sottolineare, perché proprio il contatto tra militari e cittadini, specie in alcuni contesti più complessi, consente anche di valorizzare e far conoscere tutta la ricchezza umana, oltre che professionale, di una irrinunciabile “cultura della difesa”.»[19] Le operazioni come Strade sicure contribuiscono alla riduzione del civil-military gap, tuttavia, rischiano di diffondere un’immagine non rispondente al vero della figura del soldato.

«La percezione del ruolo delle Forze armate che si sta affermando è un misto fra ruolo dei Vigili del Fuoco, Forze dell’Ordine e Vigili Urbani.»[20] I volontari entrano nella Forza armata conviti di aderire ad una sorta di protezione civile armata, rendendo così difficile addestrarli per il combattimento, perché arruolatisi con altre aspettative. Difatti, un numero considerevole di volontari nell’Esercito Italiano transita per uno o due anni nelle caserme per poi finire nelle Forze di polizia.[21]

Nelle operazioni all’estero sembrano esserci ricadute positive solo nelle missioni di peacekeeping. Le attività di soccorso alla popolazione in territorio nazionale svolte durante tutta l’età repubblicana hanno generato un bagaglio esperienziale fatto di good practices spendibili nelle missioni di pace.[22] La valutazione è ribaltata nel caso di missione dove l’esperienza combat è preminente, come nelle campagne di counterinsurgency.[23]

La sostanziale discordanza tra il modus operandi del soldato e del poliziotto viene indentificata in un impiego differente delle proprie capacità tecniche, infatti «[…] la capacità di un esercito di vincere le guerre si basa sulla sua abilità di usare la massima coercizione, compresa la violenza letale e questo requisito è diametralmente opposto all’impegno della polizia di usare la forza minima»[24].

Tuttavia, esiste, tra gli estremi di queste due tipologie di missioni, un’ampia zona grigia in cui, per esempio, si trovano le missioni irregolari nelle quali si alternano situazioni neutre, a favore o di ostilità. Sembra non esserci nessun apporto significativo delle missioni di homeland security su questa terza tipologia di missioni. Il soldato in contesti di irregular warfare non può utilizzare le stesse di pattugliamento o controllo del territorio, in quanto si calano in situazioni estremamente diverse.

Non solo: in contesti come questo il soldato deve acquisire capacità tecnico-tattiche totalmente nuove. Un esempio è il continuo utilizzo di improvised explosive devices (IED), adottati dalla parte più debole nella asymmetric warfare.[25] «Detto ciò, non so se “Strade sicure” abbia un risvolto diretto su questo. Quello che è certo è che la professionalità e l‘”umanità” dei nostri militari sono tratti distintivi della loro formazione e del loro addestramento […].»[26]

In conclusione, le operazioni delle Forze armate in territorio nazionale ricoprono un ruolo sicuramente importante ed essenziale per la sicurezza della società. Tuttavia, l’impegno prolungato in tali missioni può compromettere la preparazione e l’efficienza operativa dei militari, riducendo il tempo disponibile per l’addestramento e per la preparazione a scenari di combattimento sempre più complessi e pericolosi.


[1] Grido d’assalto della Brigata Sassari nella Prima guerra mondiale.

[2] Cit., Carlo Cabigiosu, The Role of Italy’s Military in Supporting the Civil Authorities, Connections, Vol. 4, No. 3, 2005, p. 68.

[3] Cfr., Paolo Vacca, Forza Paris I: i reparti, i numeri, le località d’impiego, in «Con la Brigata Sassari», 29/07/1992, web, ultimo accesso: 15/09/2023, https://goo.gl/IHM49o.

[4] Le seguenti parole sono state pronunciate dal Ministro della Difesa, Salvo Andò nel corso dell’esame in sede referente del disegno di legge A. C. 1380, di conversione del decreto-legge n. 349 del 1992.

[5] Cit., Commissione permanente Difesa, A conclusione dell’indagine conoscitiva sulle condizioni del personale militare impiegato nell’operazione “Strade Sicure”, Atti parlamentari, 30/07/2020, p. 11.

[6] Cfr., Maria Pasqualini, Giancarlo Gay, Esegesi della missione Vespri Siciliani, Ufficio Storico dello SME,1998.

[7] Decreto-Legge del 23 maggio 2008, n. 92.

[8] Dati presi nelle “Relazione sullo stato della disciplina militare e sullo stato dell’organizzazione delle forze armate”, relazioni consultabili sul sito https://www.camera.it/leg18/494?idLegislatura=18&categoria=036&tipologiaDoc=elenco_categoria: 14.100 unità nel 2016, 19.992 unità nel 2017, 14.494 unità nel 2018, 15.704 unità nel 2019, 15.606 unità nel 2020, 14.306 unità nel 2021.

[9] Stefano, Operazione “Strade Sicure”, il 7° Reggimento alpini per la sicurezza di Milano, in «Airholic», 5/03/2020, web, ultimo accesso: 25/09/2023, https://www.airholic.it/operazione-strade-sicure-il-7-reggimento-alpini-per-la-sicurezza-di-milano/.

[10] Il Generale Vincenzo Camporini nell’intervista rilasciatami nell’ambito dello studio della tesi magistrale il 16/10/2023, ha espresso alcune perplessità sull’uso del fucile d’assalto in dotazione perché ritenuto non adatto al contesto civile. Questo perché sarebbe si farebbe una strage se dovesse succedere che venga utilizzato un calibro 5,56 x 45 mm NATO in mezzo alla strada.

[11] Commissione IV Difesa, Indagine conoscitiva. Audizione del Comandante del Comando Forze Operative Nord, Generale Sperotto, 27/06/2019, p. 7.

[12] Intervista rilasciata a Francesco Restuccia nell’ambito dello studio della tesi magistrale il 07/11/2023 da parte di Iganzio La Russa, Presidente del Senato della Repubblica.

[13] Cit., Commissione IV Difesa, Indagine conoscitiva. Audizione del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale Salvatore Farina, 25/06/2019, p. 6.

[14] Ivi, p. 3.

[15] Commissione IV Difesa, Indagine conoscitiva. Audizione del Presidente della Sezione Esercito del COCER, Francesco Maria Ceravolo, 25/09/2019, p. 4.

[16] Intervista rilasciata a Francesco Restuccia nell’ambito dello studio della tesi magistrale il 06/10/2023.

[17] Chiara Ruffa, Il ruolo delle forze armate in tempo di pace, Il Mulino, Fascicolo 2, aprile-giugno 2022, p. 113.

[18] Commissione IV Difesa, Indagine conoscitiva. Audizione del Presidente della Sezione Esercito del COCER, Francesco Maria Ceravolo, 25/09/2019, p. 7.

[19] Intervista rilasciata a Francesco Restuccia nell’ambito dello studio della tesi magistrale il 07/11/2023 da parte di Ignazio La Russa, Presidente del Senato della Repubblica.

[20] Cit., Michele Nones, ‘Emergenze civili’ e ruolo delle Forze Armate, «Affari Internazionali», 19/08/2008, web, ultimo accesso: 11/09/2023, https://www.affarinternazionali.it/archivio-affarinternazionali/2008/08/emergenze-civili-e-ruolo-delle-forze-armate/.

[21] Fortunato Marassi, Ma l’Esercito Italiano è pronto per la guerra?, in «Domino», 3/2022, pp. 18-19.

[22] Fabrizio Coticchia, Irregular Warfare: approccio della Difesa ed efficacia del coordinamento interforze e interministeriale nelle attività/operazioni condotte per sconfiggere/neutralizzare tali tipologie di minaccia (asimmetrica ed ibrida), Centro Militare di Studi Strategici, 12/2015, p. 25.

[23] Nicola Labanca, Guerre ed eserciti nell’età contemporanea, Il Mulino, 2022, p. 440.

[24] Cit., Donald Campbell, Kathleen Campbell, Soldiers as Police Officers/Police Officers as Soldiers, Sage Publications, Vol. 36, No. 2, 01/2010, p. 331.

[25] Nicola Labanca, Guerre ed eserciti nell’età contemporanea, Il Mulino, 2022, pp. 436-439.

[26] Intervista rilasciata a Francesco Restuccia nell’ambito dello studio della tesi magistrale il 14/11/2023 da parte di Lorenzo Guerini, Presidente del COPASIR.

[27] Cit., Commissione permanente Difesa, A conclusione dell’indagine conoscitiva sulle condizioni del personale militare impiegato nell’operazione “Strade Sicure”, Atti parlamentari, 30/07/2020. p. 17.

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