La storia รจ una โdanza macabraโ fatta di violenza, distruzione e manipolazione. Lo storico, soprattutto se si occupa della violenza del โ900, agisce e ragiona come un mind hunter, i profiler di serial killer. Infatti: lo storico arriva sempre dopo il fatto, raccoglie le prove forensi, stila un rapporto psicologico, studia il contesto e alla luce delle sue scoperte ricostruisce lโevento.
Ma a differenza del profiler, che agisce in un ambito ristretto e relativamente apolitico, lo storico agisce nello spettro della politica. Gli imperi, che nascono dal sangue, si servono dello studio della storia per costruire un consenso, un’identitร e una giustificazione, una missione, per affermarsi nel Mondo. La Russia di Putin ha compreso molto bene questa lezione.
Secondo le teorie di Alexander Dugin (net-centric-warfare) e Igor Panarin (infowarfare), gli Stati Uniti hanno vinto la Guerra Fredda grazie a una rete info-culturale, che spaziava da Radio Free Europe a Solidarnosc, capace di minare la tenuta dellโImpero Sovietico e la sua sfera di influenza, creando una contro narrazione socioeconomica piรน efficace a quella sovietica. Verosimilmente, il putinismo, ibrido della tradizione zarista e stalinista, ha preso a piene mani da queste teorie per costruire la mitologia della Grande Guerra Patriottica (Velikaja Oteฤestvennaja Vojna), principale perno ideologico del regime: si enfatizza il ruolo dellโUnione Sovietica, si minimizza il ruolo alleato, si tacciono gli errori e i crimini del regime.
Questa mitologia serve, in primo luogo, a ricolmare il vuoto emotivo-ideologico lasciato dallโUrss e dalla generazione dei veterani. In secondo luogo, รจ un cinico mezzo per celare lโessenza โImperialeโ della Russia di Putin. La storia รจ un mezzo per consolidare il regime ma, a differenza di quello che si pensa, la costante di ingegnerizzare la storia non รจ una caratteristica unica dei governi autoritari.
Un esempio รจ lโUnione Europea, il progetto geopolitico piรน ambizioso del Vecchio Continente. Per unificare il continente bisogna consolidare una narrazione, come la fratellanza europea, che porta quindi a definire i conflitti europei come โtragiche guerre fratricideโ e che aiuti nel processo di formazione identitaria. LโUe enfatizza il ruolo storico di determinate personalitร , come Spinoza, Rousseau, Voltaire, per cementare un certo tipo di idea di โidentitร europeaโ illuminata, aperta al cambiamento e pacifica. Spesso e volentieri, come รจ naturale che sia, si tralasciano, o si โdimenticanoโ, pagine oscure che caratterizzavano e hanno dato forma al Vecchio Continente, dagli uomini come Ion Antonescu a fenomeni come il colonialismo.
Un ulteriore esempio, ancora piรน esplicativo di questo processo di โingegnerizzazione della storiaโ, รจ la risoluzione ยซSull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europaยป votata il 19 settembre 2019. In questo documento si afferma ยซche la causa della Seconda guerra mondiale, il conflitto piรน devastante della storia europea, รจ stato il famigerato patto di non aggressione tedesco-sovietico del 23 agosto 1939, noto anche come patto Molotov-Ribbentrop, con i suoi protocolli segreti, in base al quale due regimi totalitari con l’obiettivo di conquistare il mondo hanno diviso l’Europa in due sfere di influenzaยป. La risoluzione, che secondo il defunto David Sassoli serviva a non far dimenticare le tragedie del passato, fu velocemente etichettata come una palese reinterpretazione, in chiave antirussa, delle vicende del secolo scorso.
La manipolazione della storia รจ sempre inevitabile nelle collettivitร umane e se usata incautamente puรฒ portare a immani tragedie, come la nascita di movimenti politici revanscisti, o errori di valutazione tragici, come la sottovalutazione dellโereditร coloniale in Africa. Comprendere la storia profonda, e le motivazioni, dietro il Patto Molotov-Ribbentrop รจ un passaggio necessario a dare giustizia alle vittime della Seconda Guerra Mondiale e dei totalitarismi europei.
La genesi di un conflitto
Il patto Molotov-Ribbentrop era un trattato di non aggressione, della durata di dieci anni (con rinnovo automatico di altri cinque se non fosse stato sciolto), con una serie di clausole commerciali sulla fornitura di materie prime, fondamentali per lo sforzo bellico nazista, tra lโUrss di Stalin e la Germania di Hitler. La parte piรน interessante del patto era costituita dalle clausole segrete sulla spartizione dellโEuropa orientale: divisione della Polonia sulla linea dei fiumi Narew, Vistola e San e controllo sovietico sugli Stati baltici, la Bessarabia e le regioni contese con la Finlandia. Ma, a differenza di quello che pensano certi politici o giornalisti occidentali, la guerra non scoppiรฒ a causa di questo trattato. Tanto meno, nessuno delle due parti era intenzionata a mantenersi entro le sfere dโinfluenze prefissate.
Per comprendere la genesi di questo evento storico bisogna ricercare la โdeep history” antecedente agli eventi. La situazione internazionale era giร compromessa da molti decenni. Il trattato di Versailles aveva partorito un centro europeo orfano dellโImpero asburgico, estremamente fragile e con numerose zone di rottura tra le varie etnie che, spesso e volentieri, erano costrette a convivere tra di loro: la Polonia, rinata dopo secoli di dominio zarista e asburgico, voleva espandersi per riappropriarsi dei vecchi territori del Commonwealth polacco-lituano; lโUngheria, una delle nazioni piรน penalizzate dalla dissoluzione imperiale, voleva restaurare i confini della โGrande Ungheriaโ; lโAlbania e la Bulgaria erano nazioni deboli e succubi delle potenze piรน forti; Jugoslavia e Romania erano delle matrioske etniche pronte a esplodere; l’Austria e la Cecoslovacchia, che aveva forti minoranze tedesche nei Sudeti, volevano riunirsi alla “Groรdeutschland“, la Grande Germania.
Alla Germania, oltre ad aver perso le colonie e territori che appartenevano alla Prussia storica, veniva attribuita la vergogna di aver scatenato il conflitto. La societร tedesca, forgiata da anni di militarismo e fedeltร agli Hohenzollern, era rimasta traumatizzata dalla sconfitta e dall’abdicazione del Kaiser. Questi due traumi vennero metabolizzati nel mito di Ludendorff della Dolchstoรlegende, la pugnalata alle spalle: la Germania non ha mai perso sul campo di battaglia, sono stati i politici e i sindacalisti traditori, composti da ebrei e bolscevichi, che hanno permesso la resa.
La debole Repubblica di Weimar, retta nei primi anni dal governo militare di Ludendorff e con una situazione economica disastrata, era travagliata da una vera e propria guerra civile tra spartachisti, definiti come banditen (banditi), e forze di estrema destra coadiuvate dai freikorps, un insieme di unitร paramilitari inizialmente agli ordini del governo tedesco che avevano come obiettivo “die Vernichtung der Banden” (distruggere i banditi) e eliminare i Vaterlandsverrรคter (traditori della patria). Molti dei loro componenti affluiranno successivamente nelle Sturmabteilung (SA) di Ernst Rรถhm, โprogenitoriโ delle SS di Himmler.
Tra le rovine impero zarista, si combatteva una terrificante guerra civile tra una miriade di attori spietati, spregiudicati e, in alcuni casi, folli. Lโintervento alleato in favore dei bianchi, la macro-fazione eterogena che sosteneva la riunificazione dellโImpero zarista sotto la dinastia Romanov, non fece che acuire la percezione di accerchiamento dei bolscevichi, oltre a creare una dirigenza sovietica diffidente dalle mosse alleate.
In Estremo Oriente, il Giappone Taisho-Showa era retto da un governo militare diviso tra due fazioni con visioni geopolitiche contrapposte: lโEsercito, fautore dellโHokushin-ron (la strada settentrionale), voleva concentrarsi sul continente per conquistare le vaste terre siberiane, e la Marina, che proponeva la Nanshin-ron, la โstrada meridionaleโ per conquistare le ricche risorse del sud-est asiatico.
Queste due visioni geopolitiche, pur antagoniste, condividevano la percezione di un Giappone accerchiato da barbari occidentali (nanban) e subumani (cinesi). Lโeconomia giapponese, prima e dopo il Crollo del โ29, era in perenne crisi a causa della fame di risorse e dalla mancanza di mercati liberi per i prodotti giapponesi. La paura di vedere il Sol Levante sottomesso convinse la dirigenza nipponica a imboccare la strada per la guerra e il militarismo.
LโItalia fascista, che fino al โ35-36 aveva condotto una politica estera filoinglese (e in piccola parte francese), tanto da sbarrare la strada ad Hitler nel โ34 per un prematuro Anschluss dellโAustria, aveva, come il Giappone, sviluppato un desiderio di espandere la sua proiezione mediterranea ai danni del Commonwealth, alimentato dal mito nazionale della โVittoria Mutilataโ.
La guerra civile spagnola, usata come proxy war da sovietici e tedeschi per testare le proprie capacitร belliche (i bombardieri sovietici riuscirono a danneggiare la corazzata Deutschland stanziata a Ibiza), era il preludio per il successivo atto della โdanza macabraโ.
La situazione internazionale era giร cronicamente dissestata, mancava solo lโelemento scatenante. Il famigerato Patto fu lโultimo anello di una catena mortale forgiata anni prima. Non รจ un caso che alcuni storici abbiano iniziato un processo di retrodatazione del secondo conflitto mondiale, con una scuola europea parla di una guerra trentennale(’17-45) e una scuola asiatica, caratterizzata da uno sguardo piรน globale e meno eurocentrico, che segna la data di inizio al 1931, con lโinvasione nipponica della Manciuria.
Le “colpe” delle democrazie
Come giร detto allโinizio, la manipolazione storica รจ una costante di tutte le societร , anche delle democrazie liberali. La Commissione, forse per โingenuitร โ, dร un colpo di spugna alle colpe delle democrazie occidentali, che in questo tragico racconto hanno svolto un ruolo fondamentale.
La situazione geopolitica era giร compromessa, lโappeasement inglese, la politica scellerata di accontentare i desideri di Hitler per mantenere una โpaceโ fasulla, fu il fattore che spianรฒ, a tutti gli effetti, la strada verso la guerra. Non era un incidente, o semplice ignoranza, ma un pensiero condiviso. Le democrazie occidentali, Francia, Inghilterra e Stati Uniti in testa, non erano esattamente dei campioni di โdemocrazia e libertร โ in senso contemporaneo: lโeconomia di queste nazioni si reggevano su vasti imperi coloniali dove si praticava con molta disinvoltura lโingegneria etnica (vedasi gli Hutu e i Tutsi), mentre il razzismo, il segregazionismo e lโantisemitismo erano pratiche consuetudinarie nella politica sociale, tanto che i tedeschi si ispirarono alle leggi segregazioniste americane (giudicate dagli stessi nazisti come โtroppo severeโ) per sviluppare il corpus giuridico delle leggi di Norimberga.
Molti politici, tra cui De Gaulle, Wiston Churchill e componenti della nobiltร inglese, da Lord Londonderry alla famiglia reale, simpatizzavano per i regimi, le politiche e le rivendicazioni di Berlino e Roma, perchรฉ rappresentavano un argine contro il comunismo e lโUnione Sovietica. La Polonia, retta dal governo autoritario di Ignacy Moลcicki e dal colonello Josef Beck era essa stessa partecipe di questi giochi di potere: durante la spartizione della Cecoslovacchia aveva ottenuto la regione di Teschen e aveva preso contatto con il regime nazista per una possibile espansione a est della Polonia. I discorsi di Hitler, nella prima metร del โ39, parlavano della โsinceraโ amicizia con la Polonia contro il nemico bolscevico (russo).
Recentemente, nei dibatti storici e politici, si รจ arrivati a valorizzare la posizione occidentale nella conferenza di Monaco, dipingendo quella grottesca resa come una โraffinata strategiaโ del primo ministro Chamberlain per guadagnare tempo per un riarmo alleato. Purtroppo, Chamberlain rimase impreparato alla sua stessa strategia. La conferenza, a differenza di questa volgare interpretazione, voleva mantenere una pace compromessa costruita dalle ceneri di Versailles, non per guadagnare tempo per un riarmo completo e costoso.
LโInghilterra e la Francia erano state colpite duramente dalla crisi del โ29 e il ricordo degli orrori del primo conflitto era ancora vivo. Un riarmo, estremamente dispendioso a livello economico e umano, avrebbe rappresentato un suicidio politico per i governi in carica. Non a caso Churchill, tra i pochi fautori del contrasto alle pretese di Hitler, anche con lโaiuto sovietico (i sovietici furono esclusi dal vertice e furono gli unici ad essere contrari allo smembramento della Cecoslovacchia), rimproverรฒ la scelta di Chamberlain: ยซPotevano scegliere fra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerraยป.
Questa interpretazione storica si basa su un presupposto falso, che sostiene che l’esercito tedesco fosse in grado di combattere giร nel ’38. Come scrisse Antony Beevor, uno dei massimi storici della Seconda Guerra Mondiale, nel 1938 mancava la volontร di combattere. I servizi anglo-francesi, nel contesto della paura per un nuovo conflitto, sopravvalutarono una forza militare ancora in fase di sviluppo. Le operazioni di annessione dell’Austria e della Cecoslovacchia nel ’38, e la campagna in Polonia nel 1939, furono condotte da un esercito impreparato, semi-indisciplinato e con mezzi di scarsa qualitร .
Lโesercito tedesco nel ’38 contava circa un milione di uomini, di cui 560mila nelle forze regolari e 400mila tra riservisti (reservisten) di prima e seconda classe. Le forze di riserva potevano avere poco piรน di tre mesi di addestramento e disponevano di armamenti obsoleti. Queste forze di riserva, secondo i piani per una possibile invasione della Cecoslovacchia (Caso verde, Fall Grรผn), non potevano essere mobilitate per motivi logistici e industriali. A metร ottobre del 1938, Goering, capo della Luftwaffe, disse in una conferenza: ยซSignori, le nostre finanze sono in un pessimo statoยป. Non cโerano riserve sufficienti di valuta estera per resistere a un conflitto prolungato. La Reichsbank inviรฒ un memorandum a Hitler sulla situazione economica del paese ยซLa Reichsbank non ha piรน riserve d’oro o di valuta estera. Il saldo del commercio estero si รจ bruscamente deteriorato….Le riserve ottenute dall’Austria incorporata…sono state esaurite. ยป
Le riserve di munizioni erano in pessime condizioni al punto che, nel dicembre del 1938, lโAlto Comando dovette adottare drastiche riduzioni di acciaio e materie prime nella produzione di munizioni. Durante l’Anschluss, l’annessione dell’Austria, buona parte dei mezzi motorizzati si guastano prima di entrare a Vienna.
Durante la crisi, le forze tedesche contavano circa 45 divisioni, di cui 38 di fanteria (di cui quattro erano motorizzate alle dipendenze delle SS), tre corazzate, tre di montagna e una divisione leggera. Inoltre, disponevano di una brigata di cavalleria stanziata nella Prussia orientale (totalmente inutile in caso di conflitto) e allโincirca una decina di compagnie di truppe di frontiera (grenzwache) sprovviste di equipaggiamento.
I carri armati tedeschi erano prodotti molto inferiori in confronto ai modelli anglo-francesi, in una campagna militare contro la Cecoslovacchia avrebbero avuto difficoltร a muoversi in un terreno difficile come quello dellโEuropa centrale. I Panzer I e i Panzer II (sebbene ci fossero alcuni modelli di Panzer III, erano cosรฌ pochi da avere un impatto insignificante) erano estremamente piรน leggeri dei carri alleati come il francese Char B1 o i primi tank cruiser inglesi.
Tuttavia, la vera forza dei veicoli tedeschi stava nelle comunicazioni e nella concentrazione delle forze. I tedeschi furono tra i primi ad implementare le comunicazioni radio tra carri e a formare le Panzer-Division. I francesi, al contrario, concepivano i carri come supporto mobile per la fanteria e li disperdevano in piccoli reggimenti.
La famigerata Luftwaffe, il โbig blindโ della politica pokerista di Hitler, era una tigre di carta: i piloti che potevano essere schierati durante la crisi di Monaco erano 1351. Per dare un esempio delle statistiche: dei 300 piloti richiesti per gli Stuka solo 80 erano disponibili. I piloti della Luftwaffe, in confronto ai cechi, avevano meno esperienza di volo. I cechi potevano contare su 1200-1600 aerei, tra cui, secondo un rapporto del 9 settembre 1938, 650 dispositivi sovietici (che probabilmente erano anche meno), piloti ben addestrati e un vasto sistema antiaereo. Inoltre, in caso di conflitto, la Luftwaffe si sarebbe dovuta occupare sia del supporto di terra sia della difesa dal Reich da possibili sortite anglofrancesi e sovietiche.
Anche la geografia giocava dalla parte di Praga: le fortificazioni dei Sudeti, munite di bunker, ostacoli, pezzi dโartiglieria e campi minati, avrebbero potuto fermare un attacco di terra tedesco, costringendo Berlino a una logorante guerra di posizione. Lโesercito cecoslovacco poteva muoversi molto velocemente grazie al sistema ferroviario e alle dimensioni ridotte del proprio paese. Inoltre, lโesercito di Praga, che aveva i materiali per sostenere una mobilitazione, poteva schierare 34 divisioni di fanteria (tra regolari e riservisti), quattro divisioni mobili su modello francese e ben 138 battaglioni di uomini (tra guardie di frontiera e guardie ferroviarie) giร stanziati nelle fortificazioni. Questi battaglioni, a differenza dei grenzwache, erano ben equipaggiati.
I soldati tedeschi, inoltre, non erano lโesempio lampante di soldato ariano disciplinato e ligio al dovere. Stando ai rapporti tedeschi della campagna di Polonia era molto frequente che i soldati si lasciassero prendere dal panico o dalla cieca ferocia nel reprimere la popolazione, erano molto frequenti gli stupri, i pestaggi selvaggi o la mancanza di disciplina tra le fila. Era diffusa la paranoia dei franchi tiratori, chiamata Freischรคrlerpsychose, e la Heckenschรผtzenpsychose, lโossessione degli spari dai cespugli. ร plausibile, stando a questi eventi, che lโesercito tedesco, in caso di invasione della Cecoslovacchia, non si sarebbe comportato in maniera differente .
Alla luce di queste dinamiche, non รจ presuntuoso affermare che se i governi Alleati avessero adottato una politica piรน aggressiva contro Hitler, si sarebbe evitato un bagno di sangue su vasta scala. Chamberlain, un uomo โspezzatoโ dallโesperienze della Prima Guerra Mondiale e visceralmente anticomunista, era lโuomo sbagliato al momento sbagliato ed era genuinamente convinto, come il presidente francese Daladier, di fermare una nuova guerra in Europa. Nondimeno, non รจ lโunico colpevole, poichรฉ le classi dirigenti di tutta Europa temevano e ammiravano il Terzo Reich.
I vertici militari, che rispecchiavano questa politica, non avevano alcuna intenzione di rischiare unโaltra โtempesta di acciaioโ che avrebbe comportato la perdita di milioni di vite umane. Lโannessione della Cecoslovacchia, tra le riserve dโoro e le industrie della Skoda, forni un sollievo allโeconomia del Reich e alla Wermacht. Inoltre, diede la spinta psicologica a Hitler di “alzare l’asticella” negli azzardi politici.
La pace armata russo-tedesca
LโUnione Sovietica di Stalin, nel 1939, non era in grado di attuare una guerra preventiva contro la Germania nazista, tanto meno espandersi nel resto del continente. Era da poco iniziato il terzo piano quinquennale (1938-1942) e l’economia non avrebbe retto una mobilitazione repentina. Le purghe avevano devastato il quadro ufficiali e nel โ39 lโArmata Rossa era condotta da ottusi stalinisti o ufficiali timorosi lasciati allo sbaraglio, Zhukov e Rokossovsky erano delle eccezioni.
Gli effetti delle Purghe si concretizzarono nella campagna polacca e finlandese. Quando la Germania di Hitler iniziรฒ a guadagnare forze, tramite lโappeasement alleato, Stalin iniziรฒ a temere il peggio. LโUnione Sovietica, conscia delle proprie debolezze, si mise in contatto con le potenze occidentali per creare un cordone sanitario intorno alla Germania. Non era filantropia, o amore per la pace, era una semplice constatazione di fatto: lโUrss non poteva vincere senza alleati.
Ma le democrazie occidentali, in particolare gli inglesi, hanno sempre diffidato dalle proposte dellโUnione Sovietica, perchรฉ la consideravano come una emanazione della Rivoluzione dโOttobre di Lenin. Non capirono la politica del โSocialismo in un solo paeseโ e la “restaurazione zarista” sotto Stalin. Questo comportamento miope porterร a rifiutare completamente le prime proposte sovietiche: il diplomatico Maksim Litvinov fece una campagna diplomatica per la sicurezza collettiva, il commissario della difesa Kliment Vorosilov, allโinizio di agosto del 1939, discusse un piano di coordinazione con i governi anglofrancesi in caso di un attacco tedesco contro la Polonia. Tutte queste proposte furono rifiutate.
I continui rifiuti degli alleati portarono Stalin ad accogliere la proposta tedesca di un patto di non aggressione. Gli stessi sovietici rimasero sorpresi dalla velocitร e dalla buona volontร dei nazisti. Il 20 agosto Hitler mandรฒ un messaggio a Stalin per chiedere di ricevere il ministro degli esteri Ribbentrop, il 23 agosto le rispettive parti firmarono il patto. Il mondo fu scosso da questo evento.
Il patto non era una alleanza con la Germania di Hitler, nรฉ esplicita nรฉ implicita, ed entrambi sapevano dellโentitร temporanea del tratto. Stalin aveva, probabilmente, letto il Mein Kampf. I rapporti tra le due potenze non erano amichevoli e restarono sempre caratterizzati da paranoia e ipocrisia. I tedeschi iniziarono a infiltrare spie e guerriglieri per fomentare le rivolte antisovietiche e a preparare il terreno per la Wermacht. Il servizio di intelligence tedesco stava giร lavorando da molto tempo nella valutazione delle forze sovietiche.

La Stavka, su ordine di Stalin, iniziรฒ, dal 1940, a organizzare le difese in profonditร . Per evitare incidenti di confine che potessero giustificare un attacco si decise di spostare le unitร di frontiera dellโNkvd a circa 80-90 chilometri dal confine. I piani sovietici mantennero, anche dopo il patto, un focus difensivo contro Germania, Giappone e, fino al giugno del 1941, anglofrancese (gli alleati avevano pianificato lโoperazione Pike, un piano di bombardamento e occupazione di Baku e della penisola di Kola).
Questo atteggiamento prudente e difensivo smentisce anche la teoria dellโattacco preventivo sovietico, che si basa su una veritร storpiata successivamente da Vladimir Rezun, ex ufficiale del controspionaggio e autore di romanzi fantapolitici: Zhukov, il 15 maggio del โ41, scrisse un rapporto a Stalin dove proponeva un attacco preventivo su tutto il fronte occidentale utilizzando 152 divisioni. Ma il piano non venne mai preso in considerazione da Stalin, era un piano troppo pericoloso e le forze erano giร in assetto difensivo o gravemente dissestate dalle purghe.
La guerra di annientamento
Ma arriviamo al problema piรน grave di questa risoluzione: la parificazione della dicotomia tra nazismo e comunismo, e di conseguenza dello stalinismo e delle intenzioni di Stalin. Questa visione semplicistica alimenta la diceria di un presunto asse โMosca-Berlinoโ che si voleva spartire il mondo. Questo ragionamento semplicistico non tiene conto nรฉ dei fattori geopolitici nรฉ del retroterra politico-culturale.
Stalinismo e nazismo sono imparagonabili e incompatibili su molti punti di vista. Le ideologie di base, comunismo e nazismo, hanno obiettivi differenti e una visione di mondo, e dellโumanitร , diametralmente opposti: nel primo caso, gli uomini sono formalmente e materialmente eguali e vanno liberati dallโoppressione capitalista tramite una rivoluzione mondiale; il motore della storia, e delle ideologie, sono le forze economiche e la lotta di classe.
Nel nazismo gli uomini hanno un valore relativo, la razza รจ il motore della storia, i superuomini trionfano sulle civiltร inferiori e viceversa. L’obiettivo finale del nazismo รจ il predominio di un Reich militarista sul continente euroasiatico composta da una comunitร (volksgemeinshafth) priva di elementi disformi come ebrei, malati di mente, omosessuali e slavi.
Le societร sovietica e naziste erano estremamente differenti anche a livello di ingegneria sociale. Nel caso stalinista, lโingegneria sovietica si basava sulla classe di appartenenza (operai, militari, dirigenti) dove esisteva la possibilitร di una scalata sociale e di riabilitazione, il gruppo etnico e di genere non era, almeno sulla carta, un elemento di discriminazione. Nel caso nazista lโascesa sociale dipende dalla razza di appartenenza: i gruppi “inferiori” sono destinati a rimanere tali e vanno sterminati o schiavizzati, solo pochi eletti possono essere ri-assimilati nel volksgemeinshafth, gli ariani sono gli unici veri esseri umani che hanno diritto allโesistenza.
Lโideologia hitleriana accentuรฒ una dottrina geopolitica peculiare: secondo Hitler, lโOccidente, la parte piรน industrializzata del mondo, stava subendo un forte declino culturale (razziale) ed economico. La Germania, erede dei cavalieri teutoni, dei Cesari di Roma, e con un “popolo senza terra”(Volk ohne Raum), รจ una zona di frontiera tra civiltร e caos. Le nazioni inferiori, che hanno economie arretrare, commerciano il cibo e prodotti grezzi con prodotti industriali e know-how dalle civiltร “superiori”.
Questa perdita di ricchezza e conoscenza dร la possibilitร alle nazioni inferiori di raggiungere, e di superare, le civiltร superiori. Queste โsotto-nazioniโ, situate soprattutto nellโEst europeo, sono, nella visione del nazismo, governate dai giudei che partoriscono ideologie aberranti come il bolscevismo. Per tanto, le razze inferiori dell’Est sono geneticamente predisposte a portare questo morbo. LโUnione Sovietica di Stalin calza a pennello in questo ragionamento. Di conseguenza, uno dei motivi scatenanti del conflitto, fu la volontร di Hitler di proteggere lโOccidente dalle orde asiatiche.
Non ci sarebbe stata nessuna alleanza tra Urss e Reich nazista. Tale presunta affinitร tra i due regimi e smentita dall’impegno “coloniale” dei tedeschi in Europa dell’Est. Qui i corpi di polizia, da quella militare a quelle dei collaborazionisti (Schutzmannschaft), erano coordinati sotto l’ispettorato della polizia coloniale. Le terminologie usate nei documenti parlano molto chiaramente della natura coloniale della campagna militare: pulizia (Sรคuberung), distruzione (Vernichtung), liquidato (liquidiert).
I nazisti avevano in mente solo un unico obiettivo: condurre una gloriosa crociata ideologica di Vernichtungskrieg (guerra di annientamento) e conquistare il Lebensraum (spazio vitale), strappandolo agli Untermenschen che lo abitavano. Nessuna pace era negoziabile con queste entitร โnon-umaneโ. Secondo la logica nazista, era possibile ragionare con uomini appartenenti allo stesso ceppo razziale, ma non con quelli che spesso erano considerati alla stregua di animali selvaggi.
La storia come strumento politico
Nietzsche, allโinizio del XX secolo, identificรฒ la storia come una โpatologiaโ che toglie allโuomo la libertร : alcuni abbelliscono il passato, altri la venerano, altri ancora la ignorano. Nel XXI secolo, alla soglia della Singolaritร , si potrebbe aggiungere la categoria degli โuomini di silicioโ che manipolano la storia dalla radice.
Questa macabra cavalcata nella deep history del Patto Molotov-Ribbentrop vuole dimostrare una cosa: un evento storico, anche se profondamento sviscerato nei documenti, puรฒ subire un eterno processo di reinterpretazione politica, e di conseguenza storico, per costruire o disfare dei miti. Nel caso dellโUnione Europea, il trattato tra Urss e Germania nazista serve per nascondere le colpe delle nazioni occidentali, dando l’immagina artefatta di una tragedia voluta da altre nazioni piรน potenti, mentre lโinerme Europa ne subiva le conseguenze.
Dallโaltra parte dello schieramento, nella storiografia russa, si nega la volontร sovietica di espandere la propria sfera dโinfluenza verso occidente. Un fatto ampiamente smentito dalle azioni di Stalin e dalla scoperta delle clausole segrete dopo il โ45.
Inoltre, non bisogna mai sottovalutare il potere delle idee politiche. I fenomeni politici “estremi”, come il nazismo e il fascismo sono camaleontici e possono adattarsi al contesto locale: ieri si sfruttavano i movimenti di massa, mentre oggi, nella societร liquida, potrebbero trovare spazio nei contesti social. Pensieri generalmente considerati aberranti, come la pulizia etnica, lo sterminio o lโingegnerizzazione della societร , possono diventare politiche accettabili e โlogicheโ se mascherate dietro parole diverse.
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