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Perché le proteste anti-migranti in Libia preoccupano l’Italia

Perché le proteste anti-migranti in Libia preoccupano l’Italia

La campagna contro i migranti unisce temporaneamente le fazioni libiche, ma rivela nuove fratture politiche e rischia di avere effetti diretti sull’Italia

Nelle prime settimane di giugno, Tripoli è stata attraversata da un'ondata di proteste contro la presenza di migranti nel Paese al grido «La Libia ai libici».

Le manifestazioni hanno preso di mira le sedi di organismi internazionali come l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), accusati di orchestrare un piano di «reinsediamento» demografico insieme all'Unione Europea, al Qatar e alle Nazioni Unite nel loro insieme.

Il 30 maggio, il Consiglio Sociale di Al-Sarraj ha esortato i residenti a radunarsi davanti alla sede dell'Unhcr, definendone la presenza sul territorio nazionale «illegittima e illegale» e reclamandone l'espulsione come un «dovere nazionale». Il 4 giugno i manifestanti hanno oltrepassato i muri perimetrali della missione Onu Unsmil a Janzour.

Anche il Gran Mufti della Libia, Al-Sadiq Al-Gharyani, si è unito al coro, affermando che l'Unhcr opera illegalmente e che alcuni Paesi europei tentano di scaricare il peso della crisi migratoria sulla Libia, approfittando della divisione interna del Paese.

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Giulio Caravaggio

Giulio Caravaggio

Pescarese di nascita, mi occupo di analisi geopolitica e militare, con un focus particolare sul continente africano e sullo sviluppo di conflitti. Sono convinto che ognuno di noi debba essere consapevole dei meccanismi politici e storici che muovono il mondo. Per questo contribuisco a comunicare attraverso i mezzi del giornalismo l’importanza dello studio del rischio e della sicurezza internazionale.

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