Nelle prime settimane di giugno, Tripoli è stata attraversata da un'ondata di proteste contro la presenza di migranti nel Paese al grido «La Libia ai libici».
Le manifestazioni hanno preso di mira le sedi di organismi internazionali come l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), accusati di orchestrare un piano di «reinsediamento» demografico insieme all'Unione Europea, al Qatar e alle Nazioni Unite nel loro insieme.
Il 30 maggio, il Consiglio Sociale di Al-Sarraj ha esortato i residenti a radunarsi davanti alla sede dell'Unhcr, definendone la presenza sul territorio nazionale «illegittima e illegale» e reclamandone l'espulsione come un «dovere nazionale». Il 4 giugno i manifestanti hanno oltrepassato i muri perimetrali della missione Onu Unsmil a Janzour.
Anche il Gran Mufti della Libia, Al-Sadiq Al-Gharyani, si è unito al coro, affermando che l'Unhcr opera illegalmente e che alcuni Paesi europei tentano di scaricare il peso della crisi migratoria sulla Libia, approfittando della divisione interna del Paese.
