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Power Play Energetico: l’Italia di Eni tra l’Africa e le Americhe

Power Play Energetico: l’Italia di Eni tra l’Africa e le Americhe

Eni e Piano Mattei: come la convergenza tra industria e politica riapre i mercati mondiali, dall'Africa a Damasco, fino alle Americhe

Eni si conferma primo attore estrattivo in Costa dโ€™Avorio, annunciando la scoperta del secondo giacimento piรน grande dello Stato dellโ€™Africa Occidentale grazie al successo nella trivellazione di Murene South-1X, il primo pozzo esplorativo nel Blocco CI-501.

Se Parigi storicamente รจ il perno energetico francofono in quellโ€™area, la presenza italiana lรฌ รจ un fatto politico oltre che industriale, riconfermando lo Stivale come attore imprescindibile delle dinamiche energetiche africane.

La rilevanza del colosso energetico italiano รจ ribadita anche dalle piรน recenti scoperte di giacimenti in Angola e il rinnovo della licenza con la controparte libica. Inoltre, lโ€™allineamento del governo italiano con le posizioni americane, facilita lโ€™ingresso โ€“ o lo sfruttamento โ€“ preferenziale del cane a sei zampe in nuovi mercati, come quello di Caracas, di Damasco e di Buenos Aires.

Questa allineamento risponde a uno slancio di realismo politico italiano che riconosce la necessitร  del partner transatlantico, cosรฌ come lโ€™unitร  del continente europeo di fronte alle nuove sfide del XXI secolo.

Eni in Costa dโ€™Avorioย 

Eni rientra in Costa dโ€™Avorio nel 2015, in un contesto caratterizzato da oltre tre decenni di assenza di scoperte commercialmente rilevanti. Lโ€™ingresso nel Paese si inserisce in una logica coerente con la tradizione esplorativa dellโ€™azienda di Mattei: puntare su frontier basins e su aree percepite come marginali dai grandi operatori, accettando un livello piรน elevato di rischio geologico in cambio di un potenziale controllo significativo degli asset in caso di successo.

Questa configurazione riflette il cosiddetto dual exploration model, che prevede la gestione bilanciata delle attivitร  esplorative tra aree mature a basso rischio, spesso vicino a pozzi e infrastrutture giร  esistenti; e aree di frontiera ad alto rischio, con lโ€™obiettivo di combinare stabilitร  operativa e potenziale di crescita futura.

Nonostante le criticitร  strutturali dellโ€™esplorazione in Costa dโ€™Avorio โ€“ presenza di attori regionali competitivi, con una filiera e unโ€™infrastruttura non consolidata e tempi di monetizzazione potenzialmente lunghi, ossia di passaggio da scoperta alla fase uno di produzione โ€“ Eni ha scelto di assumersi il rischio esplorativo in un contesto ancora poco consolidato.

รˆ proprio questa esposizione iniziale al rischio che ha reso possibile la scoperta del giacimento offshore Baleine nel 2021, la piรน importante mai realizzata nel Paese, trasformando radicalmente il profilo energetico ivoriano e consentendo a Yamoussoukro di emergere come nuovo produttore regionale di rilievo.

Unitร  galleggiante di Stoccaggio e Scarico (FSO) Yamoussoukr Eni Media Kit

Prima del ritorno di Eni in Costa dโ€™Avorio nel 2015, infatti, il Paese aveva unโ€™economia upstream (ricerca, trivellazione, estrazione) estremamente limitata e una dipendenza energetica dalla vicina Nigeria.

La scoperta di Baleine e il recente successo nella perforazione del primo pozzoย esplorativo nel Blocco CI-501, rinominato Calao South, hanno trasformato il panorama energetico della regione, rendendo il Paese africano uno dei maggiori esportatori di elettricitร  e nuovo asset per la strategia di diversificazione europea.

Inoltre, le due scoperte si inseriscono allโ€™interno della strategia Eni di ampliare il ruolo del gas nel proprio portafoglio, portandolo al 90% entro il 2050.

A poco piรน di un decennio dallโ€™ingresso nel Paese, Eni detiene partecipazioni in undici blocchi, nella maggior parte dei quali รจ operatore e azionista di riferimento.

La rapiditร  con cui Baleine รจ stato portato in produzione โ€“ 19 mesi dalla Decisione Finale di investimento โ€“ grazie allโ€™impiego di unitร  galleggianti di produzione, stoccaggio e scarico (Fpso), rappresenta un caso emblematico di compressione dei tempi di rientro dellโ€™investimento e di riduzione del rischio complessivo di portafoglio, ergendosi a record globale e dimostrazione di un know-how tecnologico elevatissimo.

Parallelamente, la progressiva apertura del capitale dei blocchi a partner internazionali โ€“ come nel caso dellโ€™accordo vincolante per la cessione del 10% a Socar โ€“ segnala una strategia di condivisione del rischio e di costruzione di alleanze energetiche (e politiche) piรน ampie.

Lโ€™obiettivo รจ rientrare velocemente dellโ€™investimento iniziale per lโ€™esplorazione e la messa in produzione dei ยซbacini di frontieraยป, oltre a rafforzare legami per attivitร  future o come scambio politico tra Paesi.

Lโ€™ingresso della compagnia azera, per esempio, non ha solo valenza finanziaria, ma si inserisce in un quadro di rafforzamento dei legami energetici tra Italia e Azerbaigian, giร  centrali per la sicurezza degli approvvigionamenti italiani attraverso il corridoio sud del gas, reduci di tre Protocolli dโ€™Intesa nel 2024 e discussioni sul futuro dellโ€™acciaieria di Taranto: lโ€™Ilva.

Eni: l’attore chiave nello sviluppo energetico italiano

Il successo ivoriano si specchia in una strategia di consolidamento che vede Eni protagonista nei principali scacchieri energetici del continente. In Nord Africa, la societร  prevede di investire fino a 24 miliardi di euro tra Algeria, Libia ed Egitto nei prossimi quattro anni, segnalando un forte impulso per il mercato regionale. 

In Libia, la societร  si รจ garantita i diritti operativi nel blocco marittimo Area 01 nel bacino della Sirte assieme a QatarEnergy nella prima asta dal 2007 dalle autoritร  libiche, con lโ€™obiettivo di aumentare lโ€™export di gas verso lโ€™Europa entro il 2030.

In un contesto di cronica frammentazione politica, Eni rimane il maggiore produttore internazionale di gas nel Paese, mentre l’Italia rimane l’unico partner occidentale capace di garantire la continuitร  operativa del Greenstream, confermandosi interlocutore di ultima istanza per Tripoli.ย 

Spostando l’asse verso l’Africa australe, la recente scoperta del giacimento Algaita-01 in Angola, stimato in circa 500 milioni di barili di alta qualitร , ribadisce l’efficacia della joint venture Azule Energy. Qui, l’integrazione tra Eni e Bp ha creato un campione nazionale capace di superare in efficienza i competitor storici, garantendo a Luanda una prospettiva di crescita upstream che sembrava essersi esaurita, mantenendo un impegno significativo del Cane a sei zampe.

Lโ€™attivitร  esplorativa coincide con un ambizioso programma di sviluppo in Africa, con progetti come Congo Lng โ€“ la cui Fase 2 รจ stata avviata nel dicembre 2025 โ€“ e Coral North โ€“ lanciato nellโ€™ottobre 2025 โ€“ che costituiscono pilastri centrali della strategia dellโ€™azienda.ย 

Infine, il Mozambico rappresenta il coronamento della visione di lungo periodo: la messa a regime del progetto Coral Sul Flng e l’avanzamento delle fasi successive nel bacino di Rovuma dimostrano come Eni sia riuscita a trasformare un Paese di frontiera in un hub mondiale del Gnl.

รˆ proprio questa capacitร  di gestire la complessitร  tecnica e politica in contesti cosรฌ diversi che genera quella โ€œmoneta di scambioโ€ diplomatica che Roma spende oggi sui tavoli internazionali.

Un ruolo da protagonista nella politica estera italiana

Il ruolo di primo piano di Eni e i recenti successi italiani in Costa dโ€™Avorio, Angola e Libia, tra gli altri, si intersecano in un quadro molto piรน grande in cui, vicino alle capacitร  tecnologiche e industriali del colosso energetico, si affiancano gli allineamenti e le strategie politiche di Roma.

Se lโ€™Africa rappresenta il cuore della diversificazione degli approvvigionamenti energetici, rappresenta anche il trampolino di lancio per una politica estera italiana piรน attiva, fondata su principi di equitร  e cooperazione win-win, facilitata da un passato coloniale limitato rispetto ai vicini dโ€™oltralpe.

Basato sul concetto geostrategico di Mediterraneo allargato e la convinzione che le sfide interne possano essere trasformate in leve dโ€™influenza, il Piano Mattei per lโ€™Africa, che oggi coinvolge quattordici Paesi africani, rappresenta il tentativo italiano di seguire una politica estera pragmatica ma anche eticamente coerente.ย 

Allโ€™interno di questo quadro Eni รจ, come รจ sempre stata dalla sua fondazione, un pilastro centrale della politica estera italiana e svolge un ruolo primario nel Piano Mattei, come dimostrato dallโ€™espansione della cabina di regia del governo, che oggi include anche altri colossi come Leonardo ed Enel.

Basti pensare che dei 13 Paesi del continente in cui opera il Cane a sei zampe, dieci sono inclusi nella strategia italiana per lโ€™Africa. In molti di questi, tra cui la Costa dโ€™Avorio, Eni finanzia e partecipa in una buona parte di progetti lontani dal core business della societร .

Questo impegno, seppur non ufficialmente, persegue due obiettivi: la realizzazione degli obiettivi aziendali (come il raggiungimento delle emissioni net-zero) e il supporto alla politica estera italiana.

I progetti, infatti, fanno parte delle sei principali aree di intervento: sanitร , acqua, agricoltura, energia, infrastrutture fisiche e digitali. Chiaro come rientrino tra gli impegni di Eni anche quelli a supporto del settore agrifood locale.

Tra le sponde dellโ€™Atlantico e il sentiero per Damasco

Nonostante ciรฒ, la relazione non รจ unilaterale, ma il supporto e il ruolo di Eni allโ€™interno del Piano Mattei รจ ripagato dalle attivitร  diplomatiche della Presidenza e del ministero degli Esteri.

In particolare, lโ€™allineamento politico con la presidenza americana di Donald Trump, cosรฌ come lo stretto rapporto politico e personale con il presidente argentino Javier Milei, hanno facilitato un accesso privilegiato ai tavoli oltreoceano per il gruppo energetico italiano.

Un caso emblematico รจ rappresentato dallโ€™Accordo di Sviluppo Congiunto (Jda) siglato a febbraio 2026 tra Eni, la controparte argentina Ypf e la societร  dโ€™investimento emiratina Xrg per lo sviluppo del progetto Argentina Lng (ArgLng), che segue l’accordo strategico firmato a Roma nel 2025 alla presenza dellโ€™amministratore delegato Claudio Descalzi.ย 

Il Jda, ultimo passo prima della Fid prevista per la seconda metร  del 2026, si inserisce in una strategia piรน ampia volta a valorizzare le risorse di Vaca Muerta โ€“ uno dei maggiori bacini shale al mondo โ€“ con lโ€™obiettivo di esportare fino a 30 milioni di tonnellate di Gnl entro il 2030.

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con il Presidente della Repubblica argentina, Javier Milei, durante l’incontro a Palazzo Chigi

In questo quadro, la scelta di Eni come partner strategico non รจ solo il risultato di una valutazione industriale, ma anche dellโ€™interazione tra competenze tecnologiche e capitale politico.

Se la societร  italiana รจ stata selezionata per il know-how maturato nei progetti Flng in Congo e Mozambico e per la capacitร  di produzione in tempi brevi come in Costa dโ€™Avorio, lโ€™accordo si inserisce nel piรน ampio Piano dโ€™Azione Italia-Argentina 2025โ€“2030, volto a rafforzare la cooperazione politica, economica e industriale tra i due Paesi. In tal senso, la dimensione energetica diventa vettore di un partenariato politico piรน strutturato.

La situazione venezuelana post-Maduro riflette la stessa logica geopolitica, dove lโ€™integrazione internazionale delle compagnie energetiche non รจ semplicemente funzione di know-how o risorse, ma di rilevanza politica e allineamento strategico.

Dopo la rimozione di Nicolรกs Maduro e lโ€™allentamento delle sanzioni statunitensi sul settore petrolifero, lo Us Office of Foreign Assets Control ha emesso tra gennaio e febbraio 2026 due general licenses che autorizzano operazioni nel comparto Oil&Gas venezuelano per gruppi globali come Chevron, Bp, Eni, Shell e Repsol.ย ย 

Questa autorizzazione โ€“ nota come General License No. 50 โ€“ non estende la facoltร  di operare nel mercato venezuelano a qualsiasi compagnia che in precedenza avesse avuto un piede lรฌ: esclude, ad esempio, la societร  francese Maurel & Prom โ€“ pur avendo una presenza consolidata e personale giร  mobilitato sul territorio.

รˆ chiaro, quindi, che non tutte le imprese attive in passato vengono automaticamente โ€œriautorizzateโ€ per continuare a operare, proprio perchรฉ la licenza stessa รจ un atto politico e regolatorio, non meccanico.

Un ulteriore esempio del ruolo politico nellโ€™assegnazione di blocchi esplorativi o estrattivi รจ rappresentato dalla Siria post-conflitto, dove il governo di Damasco ha avviato colloqui con diverse major internazionali, escludendo dalla prima chiamata le societร  cinesi, iraniane o russe, nonostante Youssef Qablawi della Syrian Petroleum Company abbia dichiarato apertura verso questi partner.

Tra quelle sedute al tavolo, ovviamente, รจ presente anche Eni, lโ€™unica societร  europea, insieme a TotalEnergies, che sta negoziando per il terzo blocco esplorativo nel Mediterraneo orientale.

Lโ€™apertura agli investitori stranieri non risponde soltanto a unโ€™esigenza finanziaria, ma a una carenza strutturale di competenze tecnologiche, in particolare nelle operazioni in acque profonde. Nonostante ciรฒ, la selezione dei partner non รจ neutra, ma riflette equilibri politici, capacitร  tecnologiche e opportunitร  di riallineamento strategico.

Questi tre casi sono semplicemente gli sviluppi piรน recenti di un contesto globale profondamente mutato in cui lโ€™allineamento politico e la convergenza strategica tra leadership svolgono un ruolo abilitante.

La proiezione internazionale di Eni, quindi, non puรฒ essere letta unicamente in chiave industriale, ma deve essere interpretata come parte integrante di una piรน ampia architettura di diplomazia economica.

Ne deriva che il Piano Mattei non รจ piรน soltanto una cornice per lโ€™Africa, ma un paradigma di interazione tra Stato e impresa che si estende anche oltre il Mediterraneo allargato, in un contesto internazionale profondamente cambiato.

Credits: immagine in evidenza e seconda immagine di Eni media landing page. https://www.eni.com/en-IT/media.html Terza immagine dalla presidenza del Consiglio dei Ministri https://www.governo.it/it/media/incontro-con-il-presidente-della-repubblica-argentina-milei/28931

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Alessandro Maria Brenci

Alessandro Maria Brenci

Giร  Political Advisor presso il COVI e la Marina Militare, mi occupo di minacce ibride, spazio e sicurezza internazionale. Nel tempo ho maturato esperienze in contesti istituzionali e diplomatici tra Italia, USA e Medio Oriente. Analizzo l'evoluzione degli scenari geopolitici, tecnologici e della difesa, con una passione per l'Intelligence.

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