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Il Regno Unito entra nel CPTPP: Londra è sempre più globale

La Brexit inizia a prendere forma, tra dubbi economici e una nuova postura geopolitica

Dopo quasi due anni di trattative è ufficiale: il Regno Unito aderirà all’Accordo Globale e Progressivo per il Partenariato Transpacifico. «È il maggior accordo commerciale dalla Brexit», ha esultato il governo britannico. L’adesione ufficiale dovrebbe arrivare in luglio, con la cerimonia della firma che si terrà ad Auckland, in Nuova Zelanda.

Che cos’è il CPTPP

Il trattato, meglio noto con la sua sigla inglese CPTPP, è un accordo di libero scambio tra 11 Paesi dell’area pacifica, che contano oltre 500 milioni di persone di popolazione e per circa il 13% del Pil mondiale. È entrato in vigore nel 2018 dopo che il suo antenato, il TPP, non è stato ratificato dagli Stati Uniti per decisione dell’allora presidente Donald Trump. Oggi sono membri del CPTPP Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam.

I membri del CPTPP hanno tolto i dazi sul 98% dei loro prodotti. Questo significa, come non ha mancato di evidenziare il governo di Londra, una più semplice filiera produttiva e accesso a grandi mercati per l’export di beni e servizi come Giappone, Messico, Canada e Australia.

Ancora più importante è evidenziare come Cile e Vietnam siano importanti produttori di terre rare: essere in un accordo commerciale con loro permetterà a Londra di diminuire la propria dipendenza per questi materiali essenziali dalla Cina, la cui ascesa è definita dal governo di Sua Maestà “una sfida epocale”.

Su prodotti fortemente tassati come i superalcolici invece, l’adesione al CPTPP significa che per un consumatore di un Paese membro il costo per esempio di una bottiglia di whisky o di gin dimezzerà. Una buona notizia (oltre che per i bevitori dell’area pacifica), per i produttori e per il soft power britannico.

I vantaggi economici per il Regno Unito dell’adesione al CPTPP non vanno però sovrastimati. Londra aveva già, sia pur in forma più ridotta, trattati di libero scambio con 9 degli 11 Paesi membri. Inoltre in economia la distanza conta, e il Pacifico è l’area del mondo più lontana dalla Gran Bretagna. Secondo le stime, l’adesione porterà a un aumento del Pil di 2 miliardi di sterline: Si tratta dello 0,08% del prodotto interno lordo, non esattamente un’enormità.

Perché il Regno Unito è entrato nel CPTPP

Visti i relativamente scarsi benefici economici, viene da chiedersi per quale ragione il Regno Unito abbia spinto così tanto per entrare in un accordo commerciale con 11 Paesi dall’altra parte del mondo. Una prima risposta sta nell’ideologia della cosiddetta Global Britain. Ai tempi del referendum sulla Brexit nel 2016 tra i Leavers, oltre a una corrente sostanzialmente populista che aveva in antipatia l’Unione europea e sperava di ridurre l’immigrazione, c’era una corrente liberale che voleva sganciare il Regno Unito da Bruxelles per aprirsi al mondo.

L’Europa era vista, per relativa stagnazione economica e declino demografico, come una realtà al crepuscolo. Le sfide globali del XXI secolo si sarebbero giocate in Asia e più precisamente nell’Indo-Pacifico: lì il Regno Unito, forte anche delle sue tradizioni imperiali, avrebbe dovuto continuare a giocare un ruolo. Secondo le stime, quest’area del mondo dovrebbe generare il 56% della crescita tra il 2019 e il 2050: se queste sono corrette, Londra spera anche che i guadagni economici siano maggiori di quelli magri prospettati oggi.

Esistono poi, e non sono certo secondarie, motivazioni geopolitiche. Per entrare nel CPTPP è necessaria l’unanimità: questo significa che Londra può bloccare l’ingresso della Cina, Paese candidato. Tra i membri del trattato c’è poi l’Australia, con la quale e gli Stati Uniti il Regno Unito ha firmato, sempre in chiave anti-cinese, il trattato AUKUS, con il quale le due potenze anglo-sassoni aiutano Canberra a dotarsi di sottomarini a propulsione nucleare. E sempre a proposito di questioni militari, da dopo la Brexit la marina di Sua Maestà è tornata a “Est di Suez”, con l’apertura di nuove basi in Oman e Bahrein e il rafforzamento di quelle già presenti nell’isola di Diego Garcia e a Singapore.

L’accelerazione di Sunak

Nelle ultime settimane, il governo di Rishi Sunak ha messo a segno due importanti colpi a livello di politica estera. Oltre all’adesione al CPTPP infatti, il premier ha fatto approvare con maggioranza schiacciante dal Parlamento il “Windsor Framework”, l’accordo che regola in modo più chiaro la questione del confine con l’Irlanda, vero bandolo della matassa di Brexit.


Entrambi gli accordi sono stati salutati con relativa soddisfazione anche da Keir Starmer, leader del Partito Laburista. Quest’ultimo è il grande favorito dai sondaggi e salvo cataclismi nel 2024 diverrà il prossimo premier britannico. Starmer ha però chiarito in più occasione che la strada è tracciata e che l’obiettivo non sarà di tornare con Bruxelles, ma di fare funzionare Brexit.

I due ultimi punti messi a segno da Sunak vanno, secondo stessa ammissione di Starmer, in questa direzione. Tuttavia per il primo premier di origine indiana della storia del Regno Unito questo probabilmente non basterà per evitare un soggiorno breve a Downing Street. L’inflazione galoppante, gli scandali che hanno colpito in più occasioni il Partito Conservatore e una comprensibile stanchezza degli elettori dopo 13 anni di governi Tory dovrebbero portare il Labour a governare un Paese che ha ormai nell’Indo-Pacifico il principale focus della propria politica estera.

Foto in evidenza: “Container ship” by ahknight is licensed under CC BY-NC-ND 2.0. “uk flag” by twicepix is licensed under CC BY-SA 2.0.

Rodolfo Fabbri

Giornalista, da sempre affascinato da storia, geografia e politica. Milanese con esperienze in giro per l'Europa, ho una passione che sfiora la maniacalità per mappe e dati. L'obiettivo che mi pongo è quello di raccontare con equilibrio quel che ci succede intorno. Perché se è vero che nel giornalismo l'oggettività non esiste, ritengo che il nostro dovere sia di fare tutto il possibile per avvicinarvisi

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