La disinformazione: unโinvenzione “sovietica“
La disinformazione รจ la diffusione intenzionale di false informazioni al fine di perseguire un preciso obiettivo politico. Nonostante sia pensiero comune che il continente africano sia spesso โin ritardoโ rispetto allโOccidente, molte volte lโAfrica รจ luogo in cui vengono sperimentate, testate e valutate svariate innovazioni tecnologiche, che vengono poi introdotte in nei mercati mondiali sotto forma di prodotto finito.
In questo caso, la disinformazione, lungi da essere un fenomeno unicamente legato allโOccidente super connesso, รจ presente da piรน di un decennio sul continente, dove i telefoni cellulari e i social sono i mezzi di comunicazione piรน utilizzati in assoluto, tanto che molte campagne di sensibilizzazione su alcune questioni sanitarie effettuate dallโOrganizzazione Mondiale della Sanitร sono state effettuate tramite lโinvio di messaggi ai dispositivi mobili. La telemedicina inoltre, ha fatto i suoi primi passi proprio in Africa, prima di essere poi esportata anche in Europa.
Sta di fatto che negli ultimi anni anche in Africa si sono viste vere e proprie campagne di disinformazione accuratamente elaborate che hanno riversato milioni di messaggi intenzionalmente falsi e fuorvianti nei social media africani. La confusione che deriva nel discernere i fatti dalla finzioni (o da fatti distorti) ha un effetto corrosivo sulla stabilitร sociale, in alcuni Paesi giร minata da moltissime problematiche economiche e politiche, sul pensiero critico e sulla capacitร dei cittadini di partecipare alla vita politica del proprio Paese in modo equo, elementi che mantengono in vita le spesso difficili e caotiche democrazie africane.
La Russia รจ stata la prima ad utilizzare tecniche, strategie e modelli di disinformazione al fine di ottenere influenza politica in Africa. Questi modelli sono stati cosรฌ efficaci da essere riproposti anche da altri attori statali sul continente. Secondo diverse ricerche – come quella dello Stanford Internet Observatory del 2019 – Mosca รจ il principale promotore di campagne di disinformazione in Africa, con piรน di quindici operazioni registrate nel continente.
Sulla base di un’ereditร che risale agli inizi degli anni ’20 del ‘900, quando il vicepresidente di quello che poi diventerร il Kgb (i servizi segreti dellโUnione Sovietica) chiese la formazione di un ufficio speciale di disinformazione (ะดะตะทะธะฝัะพัะผะฐัะธั) al fine di condurre operazioni di intelligence; queste campagne di disinformazione mirata in Africa derivano direttamente dalla strategia militare russa della “guerra ibrida”.
Tale tipologia di linea dโazione รจ volta ad amplificare le rimostranze e sfruttare le divisioni all’interno di una societร , promuovendo la frammentazione della societร e la passivitร dei cittadini. L’obiettivo non รจ tanto quello di convincere le persone di qualcosa in particolare, quanto quello di confondere lโopinione pubblica inondandola di informazioni spesso contraddittorie, creando false equivalenze tra attori politici democratici e non democratici e provocando disillusione e apatia.
Nel caso delle campagne di disinformazione russa in Africa, queste hanno dei precisi obiettivi politici. Ciรฒ che รจ stato osservato รจ che la strategia messa in atto dal Cremlino รจ quella di appoggiare Paesi isolati o quasi, spesso accusati di condotte controverse, in cambio di accordi economici e militari con la Russia ed il sostegno a Mosca nelle organizzazioni internazionali.
Disinformazione russa in Africa: obiettivi e funzionamento
Ma come funziona esattamente una campagna di disinformazione ed in che cosa consiste? Ci sono molteplici mezzi: la creazione di gruppi ad hoc sui vari social media per favorire un certo tipo di linea politica, il finanziamento di alcuni influencer affinchรฉ veicolino le idee di Mosca, la creazione di profili troll che inondino le piattaforme di messaggi, il raggiro delle politiche sui commenti dei social media etc.
Durante tutto il corso del 2021 in Mali, paese in cui gli interessi russi erano contrapposti alla presenza di lunga data francese, gli obiettivi della campagna di disinformazione erano quelli di divulgare messaggi antifrancesi e critici delle Nazioni Unite e contemporaneamente di supporto alle attivitร del Gruppo Wagner. Nel pratico i “troll” producevano documenti, articoli e commenti sui social media in cui venivano esposte le violazioni dei diritti umani da parte delle forze di Parigi impegnate nelle operazioni antiterrorismo. La campagna รจ stata portata avanti tramite condivisione di immagine false o prive di contesto in vari gruppi Telegram oppure nei commenti di pagine ed articoli sulle attivitร francesi in Mali su Twitter, Facebook ad altri social.
Nel 2020 รจ stato documentato come in Mali, ma anche in Burkina Faso e Niger, molti gruppi attivi sui social, apparentemente non-profit o legati a delle โcomunitร territorialiโ, ma probabilmente finanziati da Mosca, hanno diffuso contenuti in cui attaccavano violentemente i leader eletti democraticamente, auspicando una rivoluzione nel Sahel e promuovendo anche lโipotesi di una giunta militare o la sospensione delle elezioni. Si trattava di pagine capaci di raggiungere un pubblico ampio, con piรน di 250.000 account iscritti, che hanno creato e diffuso migliaia e migliaia di contenuti.
Nel corso del tempo, i responsabili delle campagne di disinformazione in Africa sono diventati sempre piรน sofisticati nel mascherare le loro origini, affidando le operazioni online a influencer locali โin franchisingโ che vengono alimentati con contenuti provenienti da una fonte centrale. Queste strategie rendono piรน difficile l’individuazione e l’eliminazione di queste insidiose campagne di influenza, poichรฉ i contenuti sembrano โgenuiniโ. In questo senso, fanno da esempio le campagne di disinformazione in Repubblica Centrafricana, Camerun, Sudafrica, Mozambico e Angola, orchestrate dalla Russia, ma i cui messaggi venivano creati e condivisi nei social o direttamente da siti internet di attualitร politica ed economica.
Lโobiettivo era nuovamente quello di promuovere messaggi antidemocratici ed antieuropei, facendo come in altri casi leva sul lascito negativo della colonizzazione. La novitร รจ che questo tipo di discorsi venivano condivisi da noti influencer locali oppure direttamente da siti africani di informazione. Piรน di 600 siti internet di attualitร politica hanno condiviso contenuti di Sputinik e Rt (agenzie di stampa russe) per favorire lโoperato della Russia e del gruppo Wagner sia localmente che a livello continentale, giustificare lโinvasione dellโUcraina e l’annessione della Crimea, oltre che a sostenere le posizioni russe in Africa.
Il gruppo Wagner in Africa
In Africa, uno dei precursori delle campagne di disinformazioni รจ Evgenij Prigoลพin, imprenditore molto vicino a Putin e molto probabilmente proprietario della compagnia militare privata Wagner: ufficialmente un gruppo privato di contractor, ma di fatto sotto il diretto comando (o quasi) del Ministero della Difesa, che agisce per conto della Russia nei conflitti in un cui รจ richiesta la negabilitร di Paesi terzi.
Il gruppo Wagner sembra avere uffici in piรน di 20 Stati africani ed i suoi contractors sono presenti in moltissimi Paesi. Per installarsi sia economicamente che militarmente nel continente, la Russia ha rispolverato lโagenda della amicizie nate sotto il regime sovietico, che tanto aveva investito in Africa. E pare aver funzionato, visto che Mosca รจ diventata il primo fornitore di sistemi militari di tutto il continente africano, con quasi il 50% del mercato totale, nonostante la mole di armamenti utilizzati per la guerra in Ucraina.
ร lo stesso gruppo Wagner ad aver orchestrato in Africa alcune campagne di disinformazione di cui si รจ parlato in precedenza, in cui oltre a promuovere il ruolo della Russia in quel Paese e piรน in generale in tutto il continente, i messaggi tendavano ad essere anti-occidentali (facendo leva sulla memoria della colonizzazione europea) e anti Nazioni Unite.
Il funzionamento del Gruppo Wagner sembra essere abbastanza rodato ed il linea di massima รจ il seguente: le rappresentanze locali della societร stringono accordi con il governo in carica (o eventualmente un antagonista) per fornire contractor in cambio di concessioni minerarie. I minerali estratti servono come ulteriore introito per la Russia, ora piรน che mai necessari a causa delle elevate spese per il mantenimento delle operazioni di guerra in Ucraina. Ovviamente l’azione del Gruppo รจ molto di piรน di un semplice accordo โmercenari per oroโ.
Operando attraverso reti di societร โdi sicurezzaโ, รจ diventato un valido ausilio della politica internazionale e dellโespansione russa in Africa, anche organizzando e gestendo le campagne di disinformazione. Un’attivitร che i mercenari del Cremlino svolgono fin dall’inizio della loro decennale attivitร , grazie al controllo di una rete di “fabbriche di troll” ben rodate come la Internet Research Agency .
Il successo della Russia nel raggiungere un vasto pubblico africano online, a costi molto bassi, ha ispirato campagne di disinformazione da parte di altri governi, ma anche da parte di attori prettamente nazionali. Questโultimi hanno adottato tattiche simili per scopi politici in un numero crescente di Paesi africani. Delle oltre 50 campagne di disinformazione documentate nel continente, il 60% circa รจ di matrice straniera, sebbene queste cifre siano intrinsecamente imprecise.
La Russia e altri attori esterni e interni sfruttano attivamente siti come Facebook, Twitter, Telegram e TikTok per distorcere intenzionalmente i social media e lโopinione pubblica africana, che ha come risultato quello di minare la sovranitร popolare in Africa (questo indipendentemente dallโorigine della campagna di disinformazione). Seminare sfiducia nella societร civile รจ altamente destabilizzante, soprattutto in Paesi i in cui il contesto politico, sociale ed economico รจ giร precario e le conseguenze possono essere decisamente gravi.
Si puรฒ notare quindi come la penetrazione russa in Africa sia sempre piรน importante, e se da un lato passa per alcuni canali piรน โclassiciโ come gli accordi economici, dallโaltro lato si manifesta parallelamente con la sponsorizzazione o la diretta organizzazione di campagne di disinformazione volte a indirizzare e manipolare lโopinione pubblica sfruttando il terreno fertile per i discorsi di matrice anticoloniale e antioccidentale.
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Foto in evidenza: Vorpost
