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La Russia nel Pacifico: le navi di Mosca da Vostok alle Curili

La marina russa nel Pacifico tra la corsa al Far East fino alla contesa delle isole Curili con il Giappone e le esercitazioni con la Cina

La conquista russa del Far East 

Per studiare il valore e la strategia geopolitica russa nell’Oceano Pacifico bisogna tornare indietro nel tempo, quando l’allora impero zarista era ancora una potenza continentale europea. Nel XVI secolo iniziò la colonizzazione e conquista della Siberia ai danni del khanato di Sibir, khanato erede dell’Orda d’Oro di Gengis Khan, ma la spinta verso il Far East continuò fino al Kamchatka arrivando così alle coste dell’Oceano Pacifico. La linea del confine ad Est non si limitava soltanto al Pacifico, infatti nel XVIII secolo la Russia colonizzò anche l’Alaska (ceduta nel 1867 agli Stati Uniti d’America).

L’importanza della battaglia di Tsushima

Proseguendo questo percorso storico un’altra tappa fondamentale fu la battaglia di Tsushima che si combatté fra il 27 e il 28 maggio 1905. L’importanza storica di questa battaglia navale si riscontra nel fatto che per la prima volta una potenza occidentale (industrializzata) perse con una potenza orientale. Inoltre, bisogna aggiungere che il Giappone da potenziale colonia, come molti stati asiatici, diventò a sua volta una potenza coloniale costruendo nella prima metà del ‘900 un vasto impero, nella cosiddetta “sfera di co-prosperità”. Formalmente il Giappone è uno dei pochissimi Paesi, insieme a Thailandia ed Etiopia, a non essere mai diventato una colonia di uno Stato europeo. 

Entrando nello specifico la battaglia di Tsushima fu una conseguenza diretta del conflitto sino-giapponese, terminato nel 1895 con la pace di Shimonoseki, in cui vinse l’Impero del Sol Levante. Il Giappone ottenne dei territori cinesi, tra cui l’isola di Formosa (Taiwan), e l’importante base navale di Port Arthur nella Manciuria. Le pressioni dell’impero zarista sul trattato di pace, che prevedeva le clausole sopracitate, portarono alla revisione del trattato con l’esclusione del controllo giapponese su Port Arthur, che entrò nella sfera d’influenza russa.

Dopo 9 anni nel febbraio 1904 i giapponesi attaccarono con successo la flotta zarista orientale presente nella base navale occupandola; allora Mosca organizzò una flotta che partì dal baltico nell’ottobre dello stesso anno al fine di riconquistare Port Arthur. Tale flotta giunse nel maggio del 1905 nei pressi dell’importante base navale e il 27 dello stesso mese infuriò la battaglia navale che portò alla completa disfatta della Russia, sconfitta dalla marina imperiale giapponese comandata dall’Ammiraglio Togo. 

La pace di Portsmouth e la disputa delle Curili

Il 5 settembre 1905 venne sancita la pace di Portsmouth che prevedeva la cessione, da parte russa, delle isole Curili, della base di Port Arthur e della parte meridionale dell’Isola di Sakhalin in favore del Giappone. Inoltre l’Impero del Sol Levante ottenne il protettorato sulla Corea. Da questa pace iniziò la disputa per le isole Curili tra la Russia e il Giappone.

Disputa che non si risolse nemmeno dopo il Secondo Conflitto mondiale, in quanto attualmente entrambe i Paesi reclamano la sovranità su tali isole, che rappresentano il principale punto d’accesso sul Mare di Okhotsk. Inoltre è giusto ricordare che ancora dal termine della Seconda Guerra Mondiale Tokyo e Mosca non hanno stipulato un vero e proprio accordo di pace, che sembrava vicino nel 2018 dopo diversi incontri tra Putin e il Pm giapponese Shinzo Abe.

La strategia navale russa dalla Seconda Guerra mondiale alla fine della Guerra Fredda

Nel periodo che intercorse tra la Seconda Guerra mondiale e la fine della Guerra Fredda, l’Unione Sovietica nel confronto con il seapower degli Stati Uniti era in netto svantaggio, soprattutto per quanto riguarda le portaerei, in quanto la maggior parte delle spese per la difesa di Mosca erano assorbite dallo sviluppo e manutenzione dell’armamento nucleare. Ragion per cui la postura sovietica sui mari era volta a creare delle bolle A2/AD (Anti-Acces, Area-Denial) utilizzando principalmente la componente nucleare basata sugli SSBN (sottomarini lanciamissili balistici) a propulsione nucleare nella strategia chiamata “dei bastioni”.

Tale strategia sull’Oceano Atlantico era ideale per l’impiego degli SSBN nel mare Artico, che ha una profondità di 4000 m nello stretto di Bering, al fine di tenere lontano mezzi navali ostili dalla linea GIUK (Greenland, Iceland, United Kingdom). Invece per l’Oceano Pacifico vennero identificate la penisola della Kamchatka, le isole Curili e il Mare di Okhotsk come aree sulle quali imperniare le bolle A2/AD

L’Unione Sovietica per rispondere alla blue navy americana, in particolare alla componente delle superportaerei, negli anni ’70 sviluppò delle navi che potessero minacciare i carrier strike group. Fu così che nacque il Progetto 1164 denominato Classe Slava, di cui fa parte la Moskva affondata nel Mar Nero durante il conflitto tra Russia e Ucraina. Le navi hanno una lunghezza di 186 m e hanno una stazza di circa 11.500 t, sono pesantemente armate con 16 missili antinave P-1000 Vulkan e i missili supersonici P-500 Basalt e inoltre possono imbarcare dispositivi nucleari. Il sistema di difesa area/missilistica si basa su 64 missili S-300F Fort, il sistema missilistico OSA-M e i cannoni automatici AK-630 da 130 mm. In totale sono state costruite 4 navi: Slava (ridenominata Moskva nel 1996), Ucrayna, Marshal Ustinov e Variag. 

La Flotta Russa del Pacifico 

Con la fine della Guerra Fredda la Russia, per motivi economici, effettuò un taglio alle spese per la difesa ridimensionando vari progetti atti a sviluppare e costruire nuove unità navali, come nel caso della classe SLAVA, che inizialmente prevedeva la costruzione di 10 unità ridotte poi a 4. Nonostante gli effettivi della VMF (Voenno Morskoj Flot, Marina Russa) siano calati drasticamente rispetto ai livelli dell’era sovietica, la Flotta Russa del Pacifico può disporre di 78 unità navali in totale (58 di superficie e 20 sottomarini) e 30mila uomini.

La Flotta Russa del Pacifico fa parte del Distretto Militare Orientale e la sua principale base operativa è Vladivostok. L’Ammiraglia della Flotta è l’incrociatore lanciamissili Varyag, poi sono presenti 2 nuove corvette classe Stereguscij, 2 cacciatorpediniere classe Sovremennyj, quattro corvette lanciamissili classe Nanuchka e 11 classe Tarantul, inoltre è presente anche una forza da assalto anfibio composta da alcune navi classe Repucha e Alligator.

La componente più importante della Flotta del Pacifico è senza dubbio quella sottomarina in particolare quella nucleare in funzione di deterrenza: un sottomarino lanciamissili nucleari SSBN classe Borei, cinque sottomarini lanciamissili da crociera a propulsione nucleare classe Antey e sottomarini d’attacco convenzionali classe Scuka-B, insieme ad alcuni classe Kilo dei sottomarini particolarmente silenziosi presenti anche nel Mediterraneo presso la base navale russa di Tartus in Siria.

La contesa delle Curili e le esercitazioni con la Cina

La strategia navale di Mosca nel Pacifico si basa su un approccio muscolare applicando una diplomazia coercitiva, come nel caso dell’esercitazione navale Vostok 2010 sull’isola di Etorofu. Nel novembre dello stesso anno, il Presidente russo Medvedev visitò per la prima volta l’isola di Kunashiri (parte delle Curili), mandando un chiaro messaggio di allontanamento dalla Dichiarazione di Tokyo del 1993, che rientrava nel processo di normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi.

Sempre nello scacchiere delle Curili la Russia ha schierato nel dicembre 2021 il sistema da difesa costiero antinave K-300P Bastion con il fine di iniziare a creare una bolla A2/AD nell’area. Motivo per cui Mosca ha dichiarato di voler aumentare, in futuro, il numero di tali sistemi nelle isole contese con il Giappone. 

La Russia negli ultimi mesi ha effettuato diverse esercitazioni congiunte con la Cina nel Nord dell’Oceano Pacifico, esercitazioni che rientrano nella cornice di una postura muscolare nei confronti della Corea del Sud e del Giappone. A maggio le Forze aerospaziali russe insieme alla PLAAF (People Liberation Army Air Force) hanno svolto un’esercitazione sul Mar del Giappone e sul Mar Cinese Orientale impiegando bombardieri strategici, in particolare 2 TU-95MS russi (turboelica) e 4 XIAN H-6K, seguiti a distanza da alcuni caccia coreani e F-15 giapponesi per difendere le rispettive ADIZ (Air Defense Identification Zone).

Anche sul mare, lo scorso settembre, si sono tenute delle esercitazioni congiunte russo-cinesi nella cornice di VOSTOK 2022. La Marina giapponese ha rilevato il cacciatorpediniere CNS NANCHANG 101, la fregata CNS YANCHENG 546 la nave da rifornimento CNS DONGPINGHU 902 e le corvette russe SOVERSHENNY 333, GROMKIY 335 e ALDAR TSYDENZAPHOV 339.

Foto in evidenza: “File:The flag of the Commander-in-Chief of Russian Navy at the Admirality Building, St. Petersburg.jpg” by Professor Caretaker is licensed under CC BY-SA 4.0.

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