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Scambio di prigionieri tra Venezuela e El Salvador: in gioco anche l’italiano Alberto Trentini

Scambio di prigionieri tra Venezuela e El Salvador: in gioco anche l’italiano Alberto Trentini

Bukele offre a Maduro uno scambio di prigionieri. La vicenda coinvolge anche l’Italia, in ansia per il destino del cooperante Alberto Trentini

Il 22 aprile Nayib Bukele, il presidente di El Salvador, ha formalmente proposto al governo venezuelano un importante scambio di prigionieri. A marzo, erano stati deportati dagli Stati Uniti al Cecot (Centro di confinamento del terrorismo), prigione di massima sicurezza in El Salvador, 252 migranti venezuelani che erano presenti sul suolo statunitense.

Lo scambio proposto libererebbe tutti i venezuelani detenuti in cambio della scarcerazione di altrettanti prigionieri politici detenuti dal Venezuela. Nella lista dei detenuti da liberare ci sarebbe anche Alberto Trentini, un cooperante italiano in carcere a Caracas da novembre per il quale la società italiana si sta attivando con l’obiettivo di ottenerne la liberazione.

Questa vicenda è il seguito del provvedimento preso a marzo dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale ha invocato la Legge sui nemici stranieri del 1798, sostenendo che si stesse per verificare un’invasione da parte del gruppo criminale venezuelano Tren de Aragua, inserito a gennaio da Washington nella lista delle organizzazioni terroristiche.

Questa norma è applicabile, infatti, solo in caso di guerra o invasione, e permette al Presidente di detenere o deportare cittadini stranieri sul suolo statunitense sospettati di essere una minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti, senza la necessità di svolgere un processo. Il giudice federale James Boasberg tentò di bloccare questo provvedimento, sostenendo che questa legge sia applicabile solo dopo un’effettiva entrata in guerra.

Nonostante l’opposizione di Boasberg, 252 migranti venezuelani sono comunque stati deportati verso il Cecot nello Stato di El Salvador. Si tratta di un complesso carcerario costruito per detenere i membri delle pandillas (gang criminali presenti principalmente in Centroamerica) e inaugurato nel 2023.

Esso è divenuto celebre per le ripetute violazioni dei diritti umani. Amnesty International ha denunciato più volte le pessime condizioni di vita dei detenuti: torturati, a cui viene negato l’accesso a cibo, acqua e medicinali, costretti a passare 23 ore e mezza al giorno in celle senza finestre e dove la luce rimane sempre accesa.

La proposta di scambio e il caso di Trentini

Nella lista dei 252 prigionieri detenuti da Caracas vi sono personalità importanti per l’opposizione venezuelana, oltre a quasi cinquanta cittadini stranieri di diverse nazionalità. Tra questi nomi risaltano Rafael Tudares, genero di Edmundo González (il presidente venezuelano legittimo secondo molti Paesi, tra cui l’Unione Europea); l’avvocata e attivista Rocío San Miguel; e Corina Parisca de Machado, madre della leader dell’opposizione María Corina Machado.

Il detenuto che più interessa all’Italia è Alberto Trentini, responsabile di campo della ong Humanity & Inclusion. Il cooperante veneto è stato arrestato il 15 novembre a un posto di blocco in Venezuela insieme al suo autista. I funzionari che li hanno arrestati lavorano per la Dgicim, Direzione generale del controspionaggio militare. Non sono stati comunicati i capi di imputazione e non si hanno certezze sulla loro ubicazione.

Il 7 gennaio, la Commissione interamericana dei diritti umani ha adottato la risoluzione 2/2025 in cui si chiede al governo di Nicolás Maduro, presidente del Venezuela, di adottare le misure necessarie per tutelare i diritti di Trentini, tra cui l’accesso a cure mediche, la regolare comunicazione con la famiglia e la possibilità di contattare un rappresentante legale. Fino a oggi, rimangono sconosciute le condizioni dell’operatore umanitario.

Il clima di tensioni diplomatiche tra Roma e Caracas è iniziato dopo le elezioni venezuelane avvenute a luglio poiché lo Stato italiano non ha riconosciuto la vittoria di Maduro, accusandolo di brogli elettorali. I rapporti tra Italia e Venezuela si sono ulteriormente raffreddati il 14 gennaio, dopo l’espulsione di tre diplomatici italiani comunicata dal ministro degli Esteri Yván Gil.

L’Italia è stata accusata da Caracas, insieme a Regno Unito, Paesi Bassi e Francia, di adottare una condotta ostile «caratterizzata dal suo appoggio a gruppi estremisti e dall’intromissione in affari interni». In risposta, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha convocato l’incaricato d’affari del Venezuela per protestare per la mancanza di informazioni sulla detenzione di Trentini e per contestare l’espulsione dei tre diplomatici.

La liberazione di Alfredo Schiavo

Il 5 maggio, è stata diffusa una notizia che dà speranza per la liberazione di Trentini: il rilascio di Alfredo Schiavo, cittadino italo-venezuelano detenuto a Caracas da cinque anni per una vicenda dai risvolti politico-finanziari. Il carcere presso cui si trovava è El Helicoide, un ex centro commerciale trasformato dal regime nel peggiore centro di tortura del continente.

La negoziazione è stata possibile grazie alla mediazione della Comunità di Sant’Egidio, organizzazione che da più di 50 anni si occupa di diplomazia parallela, con la collaborazione delle istituzioni italiane, in particolare l’ambasciata e con il supporto di diverse personalità venezuelane come Rafael La Caba, ex ambasciatore venezuelano in Italia.

Da quanto riportato nella pagina della Comunità Sant’Egidio, Maduro avrebbe concesso la liberazione di Alfredo Schiavo «con un atto di sua propria liberalità, per ragioni umanitarie». Il cittadino italiano è rientrato in Italia nella sera del 6 maggio.

Attualmente, la Farnesina e il governo italiano sono al lavoro per liberare, oltre Alberto Trentini, altri italo-venezuelani. Tra i cittadini incarcerati con la doppia cittadinanza sono presenti Williams Davila e Americo de Grazia, ex deputati; Giancarlo Spinelli, un riparatore di armi; Biagio Pileri, giornalista e politico; Perkins Rocha, avvocato di María Corina Machado.

Secondo la giornalista italo-venezuelana Marinellys Tremamunno, la detenzione di cittadini stranieri sarebbe una strategia del regime per ottenere riconoscimenti diplomatici in cambio della liberazione dei prigionieri. Attualmente, si stimano più di 1600 prigionieri politici in Venezuela di cui quasi 200 avrebbero una doppia cittadinanza.

Maduro si trova pressoché isolato sul piano internazionale a causa della possibile frode elettorale di luglio, che ha portato la maggior parte dei Paesi della regione e gli Stati occidentali a riconoscere Edmundo González Urrutia come il legittimo presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

In conclusione, lo scambio di prigionieri proposto dal presidente Nayib Bukele potrebbe rappresentare uno spiraglio di luce per i prigionieri politici in Venezuela, tra cui Alberto Trentini. Inoltre, potrebbe essere un tentativo di mettere alle strette il governo di Maduro, poiché la detenzione dei migranti venezuelani ha causato molte manifestazioni nel Paese caraibico che hanno aumentato la pressione sul governo.

Allo stesso tempo, i prigionieri politici stranieri in Venezuela sarebbero un mezzo attraverso il quale Maduro potrebbe raggiungere il riconoscimento internazionale che è venuto a mancare dopo le elezioni del 28 luglio scorso.

Immagine in evidenza: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Nicol%C3%A1s_Maduro_%282019-10-25%29_01.jpg

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Angelica Razza

Angelica Razza

Studentessa magistrale di Scienze Internazionali e Diplomatiche all'Università di Bologna, appassionata di storia e politica, con un focus sull'America Latina e le sue dinamiche geopolitiche.

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