Grande trambusto attorno alle esternazioni di Matteo Salvini in occasione del suo comizio lo scorso sabato in Piazza Duomo a Milano. Il leader leghista, secondo coloro che lo criticano, ha indugiato troppo nel citare a proprio sostegno i santi protettori dโEuropa, i papi del passato (criticando quello attuale) e soprattutto nel consacrare lโItalia e la sua vittoria al Cuore Immacolato di Maria. Il comizio di Matteo Salvini, come ci si aspettava, non ha deluso le attese in quanto a spettacolaritร , ma forse lo ha fatto in un altro ambito, piรน sottile, deludendo coloro, e sono tanti, che speravano in una dismissione del Cristianesimo, ed in particolare del Cattolicesimo, in favore di un non ben precisato โidentitarismoโ scevro da una componente che, volenti o nolenti, rappresenta gli ultimi due millenni di storia europea. Il discorso del Ministro dellโInterno rappresenta davvero uno spartiacque ed unโinversione di tendenza nella politica populista europea, e nella politica piรน in generale. Dio, dopo decenni di arretramento, ritorna prepotentemente in campo, e lo fa tramite il partito attualmente piรน forte nel nostro Paese. Del resto non poteva che essere cosรฌ: in Francia il Front National prima, ed il Rassemblement National di Marine Le Pen poi, hanno da sempre giocato con ambiguitร sul tema, da un lato celebrando Santa Giovanna dโArco come eroina e simbolo identitario del Paese transalpino, dallโaltro mantenendosi fedeli alla vulgata laicista post-giacobina in maniera ovviamente totalmente strumentale, con il solo fine di ostacolare nelle loro ostentazioni i praticanti della religione di Maometto. In Francia lโabolizione del velo islamico (chador e niqab) negli edifici pubblici, in particolare quelli scolastici, รจ costata anche lโallontanamento di altri simboli religiosi, alcuni dei quali pilastri dellโidentitร francese, come il Crocefisso. In Italia ciรฒ non sta avvenendo. Pur stretto dโassedio da decenni, il Crocefisso continua ad essere esposto nelle aule scolastiche, in quelle dei tribunali e nelle caserme delle Forze dellโOrdine. I vari reggimenti militari continuano a recitare le preghiere reggimentali ed a celebrare i santi protettori di ogni arma di riferimento. Lโimpronta cattolica sullo Stato Italiano, insomma, rimane forte. Parliamo di impronta, piรน che di presenza, perchรฉ il piede che ha lasciato quellโorma รจ al momento latitante. LโItalia infatti non ha piรน una forza politica cattolica dal 1994, anno di scioglimento di quella Democrazia Cristiana che lascerร il proprio elettorato in massima parte nelle mani di Silvio Berlusconi, nella speranza della sua mai attuata Rivoluzione Liberale. Da allora, malgrado un progressivo spostamento (con la breve eccezione di Benedetto XVI) verso posizioni sempre meno centriste in direzione sinistra, e soprattutto malgrado lโaccelerazione ideologica in senso marcatamente socialista dellโattuale pontefice, mappe e dati alla mano, il vecchio popolo della Democrazia Cristiana e in generale il popolo cattolico, hanno continuato in massima parte ad appoggiare le forze politiche ascrivibili al centro-destra prima, e alla Lega salviniana poi. I grandi serbatoi elettorali della balena bianca, quali la Lombardia, il Triveneto, gran parte dellโItalia Centrale e del sud, continuano a rimanere fedeli al polo conservatore, rimanendo abbastanza avulsi dagli endorsements esplicitati in maniera piรน o meno velate da una parte delle alte gerarchie ecclesiastiche verso le forze piรน apertamente globaliste. Al contempo, tale elettorato risulta refrattario anche verso le esternazioni e le esperienze politiche piรน religiosamente conservatrici, come dimostra la non esattamente lusinghiera storia politica del Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi, che pur arroccandosi in posizioni se non tradizionaliste almeno fortemente conservatrici e repressive, finisce comunque per giurare costante fedeltร allโattuale pontefice. Eโ senzโaltro vero che lโattuale Papa Francesco non si รจ mai espresso pubblicamente a proposito dellโimminente voto, ma il rifiuto di incontrare il Ministro Salvini, unito alle ben piรน colorite esternazioni di molti vescovi hanno senzโaltro parlato per lui. Il popolo cattolico, insomma, sembra essere orfano di una guida, abbastanza refrattario al riconoscersi in un Papa sempre piรน orientato allโecologismo trendy piuttosto che alle cose dello Spirito, ma anche nei confronti di un neo-conservatorismo bigotto che trova esclusiva giustificazione nella questione, pur di assoluta importanza, dei cosiddetti diritti civili da riconoscere alle piรน stravaganti minoranze.
Matteo Salvini, a Milano, si รจ dunque candidato a guida di questo popolo. Dopo il fallimento di Berlusconi, travolto da una micidiale sequela di promesse fallite, oltre che dalle numerose inchieste sul suo conto, il leader leghista si candida a diventare il grande timoniere di quella maggioranza silenziosa ed ancora nominalmente cattolica che chiede, forse inconsapevolmente, ma non meno veementemente, un ritorno di Dio in politica. Quel Dio esiliato da cinquantโanni, durante i quali abbiamo visto il peggio del liberalismo come il peggio della corrosivitร trotskista dโantan, la mancanza del quale comincia a incidere in maniera forte in unโEuropa che infonde panico ateo in coloro che invecchiano e nichilismo disperante in coloro che sono ancora giovani. Il fenomeno รจ giร stato documentato in Francia, tanto che il 24 Novembre 2016, il giornale Libรฉration era costretto a titolare allarmato โAu secours, Jรฉsus revient!โ (โAiuto! Gesรน ritorna!โ), sottotitolando come le lobby cattolico-conservatrici potessero influenzare le primarie interne al principale (allโepoca) partito della destra francese, i Repubblicani, che vedevano la carica di candidato presidenziale contesa da Alain Juppรฉ e Franรงois Fillon (questโultimo risultato poi vincitore). La copertina raffigurava, manco a dirlo, i confini francesi modellati da un rosario, quasi a simboleggiare, per gli impaginatori del quotidiano simbolo della sinistra francese, lโequivalenza indissolubile tra concetto di confine e quello di religione cattolica. In Francia, il paese che in Europa detta ancora la cultura che conta, la guerra rivoluzionaria contro il cattolicesimo non รจ mai terminata, ed i cristiani si confrontano fin dai tempi della rivoluzione con uno Stato che da allora oscilla, verso di loro, tra la noncuranza e la guerra aperta. Ai partigiani della guerra aperta appartiene probabilmente Vincent Peillon, socialista, che da Ministro dellโEducazione Nazionale sotto la presidenza Hollande definรฌ la Rivoluzione Francese come un processo โancora da completareโ in quanto, continuรฒ il ministro โla rivoluzione รจ stata soltanto politica, ma non spirituale nรฉ morale.โ La morale e lo spirito, in Francia, permangono essenzialmente cattolici, come riconosciuto da Peillon, per questo la suddetta morale โdeve essere sostituita con una religione repubblicanaโ. Tutto questo perchรฉ โnon si potrร mai costruire un paese libero con la religione cattolicaโ. Come attuare dunque questo processo di sostituzione morale? Ovviamente cancellando ciรฒ che cโera prima, ed รจ lโex Ministro socialista stesso a ribadirlo, quando afferma che โLa rivoluzione implica lโoblio per tutto ciรฒ che precede la rivoluzione. E quindi la scuola gioca un ruolo fondamentale, perchรฉ la scuola deve strappare il bambino da tutti i suoi legami prerepubblicani per insegnargli a diventare un cittadino. Eโ come una nuova nascita, una transustanziazione che opera nella scuola e per la scuola, la nuova chiesa con i suoi nuovi ministri, la sua nuova liturgia e le sue nuove tavole della leggeโ. Lโidea, che di per sรฉ puรฒ apparire avanguardista e decisamente al passo coi tempi, รจ in realtร piuttosto stantรฌa, e risale giร allโepoca del positivista Auguste Comte, che col suo Tempio dellโUmanitร cercรฒ di mettere in pratica lโutopia vagheggiata poi da Peillon, aprendo la sua Chapelle de lโHumanitรฉ al numero 5 di Rue Payenne, nel quartiere parigino di Le Marais. Velleitร che, come ogni tentativo di stabilire una nuova tradizione slegata dal sacro come dal reale, degenera in un tetro carnevale o in un pittoresco folklorismo. Il fallimento dei Comte e dei Peillon, ma anche dei Fourier, dei Saint-Simon e dei Marx, rimane a perenne monito di ben piรน piccini uomini moderni, che vorrebbero scardinare tradizioni antiche di duemila anni dal suolo dโEuropa. Le piazze piene per Salvini parlano, e rappresentano una sorta di sistema binario che si auto-alimenta. Sono le chiese vuote che riempiono le piazze del Capitano, e non le piazze populiste a svuotare le chiese, come invece sostengono in maniera capziosa come al solito le guardie del pensiero dellโattuale papa. Il vuoto valoriale e la continua frustrazione individuale alimentata dal liberalismo imperante non fa altro che, come una ventosa che crea un vuoto dโaria, elevare verso lโaltro le superfici che si trova a colpire; e tanto รจ maggiore il vuoto quanto piรน forte saranno la pressione ed il moto esercitati verso lโalto. Eโ di questo moto che Matteo Salvini รจ inconsapevolmente strumento, ed รจ per questo che il suo comizio rappresenta la delimitazione di un confine. Un confine che va ben oltre la vecchia categorizzazione tra Destra e Sinistra che, come ci raccontano, non esistono piรน, ma che si pone tra Vuoto e Principio verso il quale e per il quale il vuoto lavora inconsciamente sotto forma di moto storico e dialettico. A questo punto non esistono chiaramente soltanto i critici liberali, come ad esempio il ministro Peillon, ma anche quelli conservatori. Una compagine altrettanto folta, della quale la destra parlamentare ed extraparlamentare (come la Chiesa stessa) รจ profondamente innervata, e che ha attaccato il discorso di Salvini coi piรน vari pretesti. Si va da coloro che sono perfettamente allineati alle posizioni della gerarchia vaticana, che accusano il segretario leghista nientemeno che di โuso politico e strumentale della religioneโ ai laicisti di destra che, spesso improvvisandosi a rappresentanti di non ben specificate โreligioni civiliโ piรน o meno vรถlkisch (con accezioni e rimandi che vanno da Mazzini a Mussolini passando per le antiche religioni ed il transumanesimo) sentono il bisogno di prendersela con lโunico argine oggi esistente al diluvio etnico per il semplice fatto di aver brandito, di fronte a migliaia e migliaia di italiani, lโunico simbolo realmente unificatore di tutti gli Europei. Una lettura, questโultima di origine giacobina, che nasce sostanzialmente in polemica sociale con la Chiesa, accusata di campare alle spalle delle masse popolari per mero fine utilitaristico e odio del lavoro manuale. Una critica che si ammanterร poi, pensando di nobilitarsi, di paramenti tanto antichi quanto abusivi, vestendosi di platonismi e aristotelismi, andando semplicemente a sostituire i tanto vituperati idola con qualcosa di piรน confacente (a seconda delle mode) ai gusti personali dei rispettivi maรฎtres ร penser.
Non mancano, a suffragio di tali critiche, i consueti attacchi a carattere storico: in particolare quello che ruota attorno al problema della Legittimitร , o per meglio dire, dellโuso che di essa la Chiesa ha fatto nel corso dei secoli. In particolare, sembra urtare i laicisti e gli umanisti, lโuso politicizzato della legittimitร che poteva venire ritirata a seconda delle condotte piรน o meno โghibellineโ dei vari sovrani. Al di lร delle polemiche su ogni singolo fatto (la Chiesa รจ, per chi crede, di fondazione divina, ma non รจ fatta da dรฉi), viene da chiedersi per quale motivo ci si incaponisca tanto pervicacemente su cosรฌ pochi episodi storici di revoca della potestร , piuttosto che non sul grande lavoro di alleanza che la Chiesa (quella Cattolica in primis) ha esercitato ogni volta che ha posto una corona in capo ad un sovrano dโEuropa. Viene da chiedersi ancora se e quanto, a livello sociale, una popolazione profondamente umana, con tutte le sue debolezze e le sue brutalitร , avrebbe saputo coesistere a livello sociale, portandoci allโattuale progresso, senza unโautoritร spirituale in grado di discriminare il bene dal male. Si obbietterร certamente che anche prima del cattolicesimo esisteva una societร civile, cosรฌ come esistevano imperi e repubbliche, templi e monarchi. Ovviamente ciรฒ รจ innegabile, ma รจ al contempo innegabile lโassoluta impossibilitร di rimuovere lโasse sacrale centrale attorno al quale ruotano societร ed essere umano. Unโasse sacrale che, quando implode sotto i colpi dellโincedere dialettico di Dio nel mondo e nella storia, non puรฒ essere sovvertito a piacimento dallโuomo, nรฉ nella forma laico-libertaria di Comte e Peillon, nรฉ in una sorta di pensiero magico dellโidentitร ,nรฉ nella ancor piรน misteriosa religione civile cara ad alcuni risorgimentalisti.
Abbiamo parlato di identitร . Problema centrale, nellโEuropa dei populismi, e poichรฉ il patriottismo di oggi non puรฒ che essere europeo, pur comprendendone i diversi sotto-gradi (nazionale e locale), il dibattito in questione non puรฒ esimersi dalla questione centrale: lโuomo รจ animale o รจ, appunto Persona? La domanda non รจ peregrina, laddove presuppone, per la Persona, una doppia natura animale e spirituale. Per chi, ed รจ il caso della โdestraโ, dei โpatriotiโ, degli โidentitariโ, concepisce lโessere umano come un unicum tra spirituale e carnale, lโIdentitร si costituisce in unโunione essenziale tra la prima componente, determinata dal sangue (il retaggio, il legame tradi-zionale con gli avi) e la seconda, quella spirituale. Dal punto di vista spirituale, lโunico collante realmente unitario per lโEuropa รจ e rimane la religione cattolica. Al di lร delle possibili visioni personali, tutti concordano sul fatto che lโunico sostrato spirituale unificatore dellโEuropa, da Lisbona alle porte della Russia, da Malta a Capo Nord, รจ stata la religione cattolica, e piรน in generale le tre compagini (Cattolicesimo, Protestantesimo e Ortodossia) che mettono Cristo al centro della loro teologia. Non possono ricoprire tale ruolo le filosofie elleniche e romane che, benchรจ parte inscindibile del nostro retaggio di italiani, rimangono estranee al mondo germanico come a quello slavo. Non possono nemmeno ricoprire questo ruolo i nazionalismi laici, che sono appunto nazionali e non imperiali, e se pure รจ vero che le radici dellโEuropa affondano nel gentil seme precristiano, รจ altrettanto vero che lโEuropa non si รจ fermata allo stadio di seme. Il seme รจ avanzato dialetticamente nella storia, negandosi e mutando dapprima in radici, poi in fusto, rami, foglie e cosรฌ via, fino a diventare qualcosa di completamente differente, seppur discendente, da quellโ Ur-phรคnomen; e nonostante il seme โsoffraโ mentre viene spaccato e polverizzato dalle radici che affondano nel terreno come dal germoglio che si apre la via verso la Luce, nondimeno il processo si rivela necessario, se davvero lโEuropa intende disvelarsi nel mondo come esperienza storica anzichรฉ come aborto insensato. Va da sรฉ, che tale visione รจ manifestamente divisoria. Essa elogia le differenze, scardinando la visione globalista che invece propaganda una visione storica e meta-storica basata sul concetto, meramente animale della razza umana. Un prisma, questo, che oltre che parziale, in quanto rinnegante lโaspetto spirituale dellโindividuo, viene comunque disattivato dalle differenze di sangue le differenti razze. Similmente, lโuomo non รจ solamente spirituale, e raggiunge lโeguaglianza totale solamente quando, con la morte, piano materiale e piano spirituale si separano. Allora agli occhi di Dio, e solo ai suoi, si verifica la completa eguaglianza. Ma per quanto riguarda tale piano dโesistenza, ovvero lโunico nel quale la Politica abbia senso, tale visione egualitaristica e pelosamente umanitaria รจ assolutamente priva di alcuna legittimitร . Una posizione, quella che vede la differenza degli esseri umani di differenti etnie e nazioni, che รจ perfettamente nellโalveo della tradizione della Chiesa, tanto che la Chiesa cattolica non ha mai avuto la pretesa di unificare etnicamente o linguisticamente il mondo, quanto piuttosto di prepararlo spiritualmente al momento ultramondano nel quale tali elementi non sarebbero stati piรน significativi. Posizioni che sembrano riecheggiare nelle recenti parole del cardinale statunitense Raymond Leo Burke, che in un recente convegno romano ha dichiarato che โl’autoritร divina, in accordo con l’ordine scritto nel cuore umano, non rende giusto e legittimo un unico governo globale: infatti, la legge divina illumina le nostre menti e i nostri cuori al fine di vedere che un tale governo sarebbe, per definizione, totalitario, dimenticando che รจ l’autoritร divina a governare il mondo” e altresรฌ che โlโuomo รจ debitore, dopo Dio, principalmente dei suoi genitori e del suo paese. Perciรฒ, proprio come appartiene alla religione rendere culto a Dio, cosรฌ appartiene alla pietร rendere culto ai propri genitori e al proprio paeseโ. Parole, quelle del prelato di origine irlandese, tanto pesanti quanto inappellabili e chiare, che sanciscono e confermano duemila anni di storia del Cristianesimo.
Lโidentitarismo cattolico di Matteo Salvini, ancorchรฉ incompleto e fallato da alcune concessioni al liberalismo, si dimostra dunque come strumento della storia al servizio dello Spirito, laddove esso procede in una sintesi che nega ambedue i momenti precedenti, quello della bigotteria borghese ormai esaurita spiritualmente e del conservatorismo senza nulla da conservare, come pure il laicismo spietato che vede nellโuomo non un insieme di comunitร , quanto piuttosto un coacervo di persone che collaborano, come monadi interessate, per il puro e semplice effetto del motore del guadagno economico-mercantile. E non trova nemmeno terreno fertile la critica conservatrice al leader della Lega, dal momento che i girini dโacquasantiera del Popolo della Famiglia non trovano di meglio da fare che rammentare il pragmatismo di Salvini ed il suo realismo, quando intende legalizzare prostituzione, cosรฌ come quando appare in fotografia con il transessuale Efe Bal. Ma proprio qui sta la forza di Matteo Salvini. Non cโรจ nessuna incoerenza tra lโappellarsi al Cuore Immacolato e lโessere divorziato, come alcuni sostengono, anzi. Matteo Salvini, con tutte le sue incongruenze e le sue debolezze di uomo del terzo millennio, si rivolge a Cristo ed alla Madunina della sua cittร senza la velleitaria pretesa di ergersi a esempio di santitร . Salvini non si spaccia per un Padre Pio, nรฉ tantomeno per un Luigi IX. Non brandisce la spada di Gesรน, nรฉ aspira a mettersi in testa una tiara da papa, o a ricoprirsi le spalle con una cappa da cardinale. Matteo Salvini รจ debolezza e aspirazione al cielo, esattamente come molti, ancora la maggioranza degli italiani, sono nella loro bonaria confusione dopo cinquantโanni di โrivoluzione culturaleโ. Diversamente, se Salvini fosse qualcosa di differente, un santo o un condottiero-monaco, non sarebbe come gli altri, non sarebbe un uomo del popolo, non sarebbe, in buona sostanza, un populista. Cโรจ chi poi imputerร tali contraddizioni e tali โusiโ della religione (ma i simboli religiosi in politica sono una novitร ?) a โmiseri calcoli e tattiche elettoraliโ, come se il calcolo e lo studio di una strategia per vincere non fossero anchโessi attributi perfettamente umani, piuttosto che il parto di qualche tecno-mente acefala e mostruosa nemica del popolo e dello spirito. Anche questo fa parte dellโidentitร cattolica, unโidentitร che รจ nel mondo ma non al servizio di esso, che รจ militante fra gli uomini ma non per gli uomini. Ai sacerdoti del sovrumano, che deridono quello che il popolo chiama โil Capitanoโ, o che lo vorrebbero come una sorta di figura para-religiosa ispirantesi a non si sa bene cosa (o chi) sia dunque lasciata la libertร di astrarsi dal popolo, che tanto biasima e dal quale si vuole distinguere, ma almeno abbiano, costoro, un briciolo di onestร : si astengano almeno dal chiedere il favore di quel popolo che tanto disprezzano.
Marco Malaguti
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