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Scopri L’America dopo l’egemonia

L’ultimo numero della rivista di Aliseo, dedicato al futuro degli Stati Uniti. 14 analisi per capire l’America, dalla geopolitica alla crisi interna

Spazio e potere nella geopolitica trumpiana

Spazio e potere nella geopolitica trumpiana

Nella politica estera di Donald Trump confluiscono diverse matrici ideologiche da cui discende il carattere ambiguo e non lineare dellโ€™esecutivo statunitense

Il tramonto della concezione universalista degli Stati Uniti emerge dal riposizionamento ideologico della Casa Bianca. In luogo dellโ€™egemonia globale, Washington sembra accordare prioritร  alla sicurezza nel proprio emisfero e le recenti attenzioni al Canada e alla Groenlandia confermano questo cambio di rotta.

Tuttavia, se il tentativo di โ€œaddomesticareโ€ i regimi dellโ€™America Latina, evidente nelle tensioni con il Venezuela e il Brasile, economicamente vicini alla Cina, sembra riaffermare la dottrina โ€œisolazionistaโ€ degli Stati Uniti, lโ€™enfasi sulle arterie economiche globali e sul contenimento di Pechino nellโ€™Indo-Pacifico lascerebbe intendere una piรน ampia politica di intervento.

La dottrina Monroe delle origini

Il discorso tenuto dal presidente James Monroe il 2 dicembre 1823 davanti al Congresso esprime lโ€™orientamento degli Stati Uniti in politica estera fino alla Prima Guerra Mondiale fondato sul principio della โ€œnon-interferenzaโ€. Al fine di scongiurare il ritorno della Corona Britannica e dissuadere le potenze della Santa Alleanza (Russia, Prussia e Austria) da un intervento in suolo americano, Monroe dichiarรฒ che gli Stati Uniti si sarebbero astenuti dagli affari interni dei Paesi europei a condizione che questi non avessero interferito con quelli americani.

Un concetto ribadito nel 1904 dal presidente Theodore Roosevelt, secondo il quale il conflitto tra una nazione latinoamericana e una europea avrebbe richiesto lโ€™intervento statunitense.   

Nonostante la dottrina Monroe dovesse limitarsi alla tutela dei confini nazionali, la crescita industriale e tecnologica europea alimentรฒ le insicurezze dei decisori americani, che stabilirono di estendere il perimetro in cui Washington avrebbe considerato necessario intervenire per contenere le minacce oltreoceano. Gli attriti con il Messico, a cui gli Stati Uniti riuscirono a strappare la California e il Texas tra il 1846 e il 1848, esprimono lโ€™obiettivo statunitense di consolidare il ruolo egemonico nel distretto centrale del continente allo scopo di anticipare e neutralizzare un tentativo di aggressione esterno.

Allโ€™espansionismo โ€œstrategicoโ€ verso Sud si sovrappone quello โ€œmessianicoโ€, emerso nel concetto di โ€œdestino manifestoโ€, elaborato dallโ€™editorialista John Oโ€™Sullivan nel 1845. Nel suo saggio intitolato ยซAnnessioneยป la proiezione nel โ€œcortile di casaโ€ avrebbe dimostrato la supremazia dello spirito americano nelle terre assegnate dalla provvidenza. In questa logica, il โ€œdestino manifestoโ€ assumeva il significato di compimento escatologico del dominio del โ€œpopolo elettoโ€ sul continente americano, in contrapposizione a quello europeo nel vecchio mondo.

Lo stesso Sullivan, in sorprendente analogia con le mire dellโ€™attuale presidenza Trump, riteneva che persino il Canada fosse destinato a diventare uno Stato della Federazione, inquadrando lโ€™annessione nelle dinamiche del dominio provvidenziale degli Stati Uniti nel continente.

Nel progetto di espansione territoriale seguรฌ l’acquisto dell’Alaska, venduta dalla Russia per 7.2 milioni di dollari nel 1867. Infine, lโ€™acquisizione delle Isole Hawaii nel Pacifico (1898) e la costruzione del Canale di Panama (1907-1914), realizzata per movimentare il naviglio da un oceano allโ€™altro: unโ€™esigenza che emerse nel 1898 durante la guerra contro la Spagna, quando la corazzata Oregon, situata presso il porto di San Francisco, dovette impiegare ben 67 giorni per giungere in soccorso della Uss Maine a largo dellโ€™isola di Cuba.

Attraversamento delle paludi di Lancaster

Lโ€™applicazione contemporanea

Controllo politico del continente ed egemonia militare sugli oceani costituiscono i fondamenti della dottrina Monroe, la stessa che Trump sembra riproporre in chiave anticinese nellโ€™attuale mandato. A tal fine, la minaccia dei dazi nei confronti dellโ€™America Latina diviene il dispositivo attraverso cui modificare lโ€™orientamento filocinese di quegli Stati, il cui valore del commercio con Pechino รจ di 450 miliardi di dollari al 2023.

Lโ€™Argentina, in particolare, ha stretto profondi legami economici con Pechino: attraverso il currency swap riceve finanziamenti cinesi per compensare le sue fragilitร  finanziarie e ha esportato 634 milioni di dollari di petrolio e gas in favore della Cina nel 2024. Il Messico, nonostante lโ€™80% del suo export sia diretto verso Stati Uniti, ha visto una crescita degli investimenti cinesi in energia verde e automobili. In Venezuela, i prestiti cinesi sono ripagati con lโ€™esportazione di 500 mila barili di petrolio al giorno verso la Repubblica Popolare ed รจ stato firmato un accordo di cooperazione a vantaggio delle imprese cinesi nel Paese.

Nonostante alla lunga potrebbe alienare le simpatie da Washington, la โ€œshock-strategyโ€ dei dazi, nel breve, sta portando risultati per incapacitร  di adattamento della controparte: in risposta alla minaccia di imporre tariffe al 25% sulle merci dei Paesi che importano petrolio venezuelano, il 25 marzo Pechino ha interrotto gli acquisti da Caracas. Mentre le pressioni per lโ€™acquisizione dello Stretto di Panama, il cui controllo militare rafforzerebbe la supremazia statunitense sugli oceani, si stanno rivelando solo in parte efficaci.

Sebbene Trump sia riuscito a indurre il presidente Josรฉ Raรบl Mulino a non rinnovare lโ€™adesione di Panama alla Belt and Road Initiative (Bri), il Paese รจ destinato a bilanciare lโ€™interesse nazionale a non sottomettersi ai diktat di Washington con lโ€™esigenza di buon vicinato, rischiando una politica ambigua tra le due superpotenze. Infatti, la vendita dei porti gestiti dalla cinese Hutchison Ports Holdings al consorzio americano Blackrock non ha intaccato il controllo delle infrastrutture critiche, che rimane saldamente in mano delle societร  con sede in Cina, come affermato recentemente dal segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth.

Nel consolidamento degli Stati Uniti nellโ€™emisfero occidentale รจ difficile non scorgere lโ€™eco del Manifest Destiny di Sullivan, a cui Trump stesso sembra richiamarsi con espressioni quali ยซPenso che lโ€™annessione della Groenlandia avverrร ยป, relativamente alla richiesta di adesione della Groenlandia agli Stati Uniti, promossa dallo stesso presidente. Ma anche la minaccia di riappropriarsi del Canale di Panama perchรฉ costruito da imprese statunitensi tra il 1904 e il 1917, sembra disvelare un disegno egemonico legato alla supremazia degli Stati Uniti su tutto il continente.

I riferimenti a Sullivan diventano espliciti durante la cerimonia inaugurale del 20 gennaio, in cui Trump estende il concetto di egemonia continentale del popolo statunitense con lโ€™affermazione ยซPerseguiremo il nostro destino manifesto fino alle stelleยป, riferendosi alla possibilitร  di colonizzare Marte. Una posizione che esaspera la tensione tra quellโ€™espansionismo โ€œstrategicoโ€, centrato sullโ€™esigenza di sicurezza e quello โ€œmessianicoโ€, relativo al dominio provvidenziale degli Stati Uniti sul continente.

Trasporto container attraverso il Canale di Panama

Gli elementi innovativi

Se la dottrina Monroe originaria era stata sviluppata per prevenire le infiltrazioni europee, la sua rielaborazione in funzione anticinese presenta alcuni adattamenti, come una maggiore enfasi sullโ€™area artica, da cui discendono le attenzioni verso Canada e Groenlandia. La Cina ha infatti avviato il Polar Silk Road, un progetto che mira a velocizzare i commerci con lโ€™Europa, sfruttando lo scioglimento dei ghiacci artici.

Ma sono in gioco anche interessi minerari:  Greg Barnes, Ceo della societร  privata Tanbreez Mining, attiva nel piรน grande giacimento di terre rare groenlandese, ha affermato di aver ricevuto pressioni statunitensi affinchรฉ la societร  non cadesse nelle mani di Pechino dato che le offerte di acquisto cinesi fossero di gran lunga piรน sostanziose di quelle americane. Da ciรฒ si evince che la Groenlandia sia destinata a inserirsi nella partita dei minerali critici, la cui estrazione globale รจ controllata per oltre il 50% da Pechino, con 240 mila tonnellate estratte al 2023.

Inoltre, lโ€™attuale rivalitร  รจ essenzialmente economica e solo secondariamente militare. Dunque, per compensare la presenza cinese gli Stati Uniti dovrebbero agire sul piano degli investimenti, in particolare in America Latina. Tuttavia, lโ€™alternanza di minacce militare e dazi rischia di impoverire le finanze di quei Paesi inducendoli a rafforzare la partnership con Pechino, soprattutto in tema di export minerario, spingendo la Cina a guadagnare terreno nella lotta per i minerali critici: lโ€™America Latina fornisce infatti il 35% del litio e il 40% del rame mondiale.

Gli orizzonti politici trumpiani non sono confinati agli spazi della dottrina Monroe e la sua postura โ€œmuscolareโ€ appare piรน vicina al modello reaganiano, fatto di โ€œpeace through strengthโ€. La competizione con la Cina nellโ€™ambito dei semiconduttori e dellโ€™accesso alle terre rare richiama il serrato confronto militare con lโ€™Unione Sovietica avviato da Ronald Reagan negli anni Ottanta. Ma anche le politiche finanziarie, fatte di privatizzazioni, riduzione delle tasse e disavanzo di bilancio costituiscono un ulteriore elemento di somiglianza tra i due presidenti.

Tuttavia, il carattere protezionista e reazionario รจ un tratto distintivo di Trump, che si esprime con la tendenza a scavalcare le istituzioni internazionali privilegiando le relazioni personali, come sta dimostrando nei negoziati con il presidente russo Vladimir Putin e come ha dimostrato nellโ€™inaspettato incontro con il leader nordcoreano Kim Jong-un. Un fatto che logora i due cardini della politica internazionale degli Stati Uniti: il sostegno ai regimi liberal-democratici e la collaborazione con gli alleati (Paesi Nato in primis) nellโ€™ottica della salvaguardia dello stato di diritto e delle istituzioni multilaterali sovranazionali.

Pertanto, da una prospettiva ideologica, la dottrina Monroe trumpiana sembra recepire lโ€™influenza dei movimenti piรน anticomunisti e conservatori degli anni Cinquanta, aventi il manifesto nellโ€™opera โ€œWitnessโ€, del giornalista Whittaker Chambers. Oltre alla riscoperta delle radici religiose della cultura americana, questi orientamenti contestavano il beneficio che lโ€™internazionalismo liberale avrebbe arrecato al Paese, anteponendo allโ€™esigenza di plasmare gli assetti globali una politica fondata sui valori della famiglia, della tradizione locale e della chiesa.

Similmente, lโ€™attuale corrente โ€œTeoconโ€ del partito repubblicano sostiene che lo spirito americano piรน autentico si radichi sui principi cristiani, da cui un marcato conservatorismo sui temi dellโ€™aborto e dei diritti degli omosessuali.

Revocando la direttiva dellโ€™ex presidente Joe Biden volta a contrastare le discriminazioni di genere e imponendo il riconoscimento esclusivo di due sessi (maschile e femminile), Trump sembra aver assimilato questa matrice ideologica, da cui trae anche il mito della decadenza americana. Nellโ€™opera โ€œThe Death of the Westโ€ il giornalista di orientamento conservatore Pat Buchanam sostiene che il capitalismo globalizzato sia la causa dellโ€™impoverimento dei cittadini โ€œbianchiโ€ e del loro sostegno crescente alle destre.

Un tema certamente recuperato da Trump e declinato nellโ€™esigenza di riportare lโ€™industria โ€œin patriaโ€, al fine di arrestare la decadenza causata dalla produzione decentrata che non crea occupazione per i cittadini americani.

La gestione del โ€œcaosโ€ internazionale

Con lโ€™avvento della seconda amministrazione Trump appare sempre piรน evidente il paradosso della dottrina Monroe: dallโ€™isolazionismo discende una domanda di sicurezza che si declina in un interventismo โ€œconservativoโ€. Cosรฌ Washington rinnova le pressioni sul continente per la difesa dei confini e dellโ€™economia domestica ma il carattere globale, immateriale, dello scontro con Pechino induce ad ampliare il perimetro di azione oltreoceano, esasperando la contraddizione tra il ripiegamento allโ€™interno e lโ€™impegno militare allโ€™esterno.  

Nel quadrante indo-pacifico, la dichiarazione congiunta del 21 gennaio tra gli Stati membri del Quad (unโ€™alleanza di contrasto alle ambizioni marittime cinesi, di cui fanno parte Australia, Giappone, India e Stati Uniti), riafferma il sostegno al diritto internazionale e il coinvolgimento delle Forze armate statunitensi nella regione. Un aspetto che certamente stride con la retorica trumpiana dello zero-commitment ma che rappresenta unโ€™attuazione dellโ€™interventismo โ€œconservativoโ€ che mira a gestire il conflitto anzichรฉ a risolverlo.

Di fatto Trump, per limitare il coinvolgimento degli Stati Uniti, non offre soluzioni alle attuali crisi internazionali: non la fine della guerra in Ucraina, ma un congelamento dei rapporti di forza. Nessuna soluzione per Taiwan, ma un rafforzamento della deterrenza indo-pacifica. Nessuna per la crisi israelo-palestinese se non una promessa di rinascita economica per Gaza.

Questo interventismo โ€œconservativoโ€ potrebbe disturbare le ambizioni dei rivali geopolitici con politiche a basso investimento quali le sanzioni verso lโ€™Iran o la proliferazione di basi militari statunitensi nellโ€™Indo-Pacifico. Tuttavia, la politica del โ€œridotto coinvolgimentoโ€ rischia di limitare la collaborazione con gli Stati del sud-est asiatico e con gli alleati del Quad, rafforzando lโ€™attivismo di Pechino nella regione.

Immagine in evidenza: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Donald_Trump_%2853066689692%29.jpg; Immagini nell’articolo: 1) By Birmingham Museums Trust, https://unsplash.com/it/foto/verniciatura-di-una-carrozza-marrone-aIs9zmgTEl4?utm_content=creditShareLink&utm_medium=referral&utm_source=unsplash. 2) By Victor Puente, https://www.pexels.com/it-it/foto/porto-settore-industria-panama-7629244/

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Luca Del Monte

Luca Del Monte

Classe 1993, ho conseguito il Master di II Livello in Geopolitica e Sicurezza Globale nel 2024 presso l'Universitร  di Roma "La Sapienza". Mi occupo di conflitti asimmetrici, infrastrutture strategiche e innovazioni tecnologiche nell'ambito della sicurezza marittima. Ho un approccio marcatamente "realista", incline a superare la dicotomia "buoni/cattivi" che caratterizza troppo spesso il dibattito pubblico.

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