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Tajikistan, il perno silenzioso della sicurezza in Asia centrale

Tajikistan, il perno silenzioso della sicurezza in Asia centrale

Dalla guerra civile post-sovietica alle frizioni con Kabul: perchรฉ il Tajikistan รจ tornato al centro della sicurezza regionale in Asia Centrale

Il Tajikistan, incastonato nel cuore dellโ€™Asia Centrale, รจ attualmente uno dei perni principali nellโ€™architettura securitaria regionale. Il governo, con sede nella cittร  di Dushanbe, รจ retto, sin dai suoi primi anni di indipendenza dallโ€™Unione Sovietica, da Emomali Rahmon, che rappresenta, in una regione sempre piรน ambita e quindi contesa da attori esterni, uno storico e fedele alleato di Mosca. 

Il Paese, alle nostre latitudini generalmente considerato periferico e isolato, ha rappresentato storicamente il ruolo di โ€œtorre di guardiaโ€ regionale, determinando la geopolitica dellโ€™Asia Centrale, in maniera significativa e in diverse occasioni: รจ stato la punta avanzata dellโ€™espansionismo macedone in Asia sotto Alessandro Magno, il cuore della prosperaย  e influente dinastia Samanide, parte della scacchiera del โ€œGrande Giocoโ€ tra Impero Russo e Impero Britannico nel XIX secolo e la porta dโ€™accesso per le operazioni sovietiche durante la guerra in Afghanistan.

La popolazione nel 1991 si รจ ritrovata completamente traumatizzata al momento del crollo dellโ€™Unione Sovietica: il decennio di militarizzazione dovuto al conflitto sovietico in Afghanistan e il secolare status di periferia politica ed economica, hanno portato il Tajikistan sullโ€™orlo del completo caos.

Per cinque anni, dal 1992 al 1997, una coalizione ribelle, composta da numerose sigle e formazioni, in gran parte egemonizzata dal fondamentalista Partito della Rinascita Islamica, ha sfidato le forze governative di Dushanbe in una sanguinosa guerra civile.

I ribelli furono finanziati e aiutati dal governo islamista afghano, retto da una fragile alleanza delle varie milizie di mujaheddin (da cui sarebbero poi, successivamente, emersi i Talebani come forza egemone). Lโ€™esercito regolare, grazie a ingenti aiuti da parte della Russia e di altri Stati del Csto, lโ€™alleanza militare eurasiatica a guida moscovita, riuscรฌ a domare lโ€™insurrezione e ad assicurare il Paese nelle mani del presidente Rahmon.

Questโ€™ultimo, come ritorsione, ha finanziato vari gruppi anti-talebani in Afghanistan, tanto da ospitare diversi membri del governo repubblicano dopo la caduta di Kabul nel 2021 e lโ€™inizio della seconda era talebana.

Una mappa del Tajikistan

Nuove tensioni tra vicini

Tajikistan e Afghanistan condividono un confine lungo circa 1350 chilometri, segnato dallโ€™Amu Darya, strategica arteria fluviale della regione. La frontiera รจ caratterizzata dalla catena montuosa del Pamir, che rende il confine tra i due Paesi poroso e difficilmente controllabile dagli attori statali, per via dei suoi innumerevoli passi e attraversamenti secondari.

Il Paese, da fine novembre 2025 a inizio gennaio 2026, รจ stato coinvolto in una serie di scontri e bombardamenti, nella zona del confine con lโ€™Afghanistan, contro delle non-identificate formazioni terroriste afghane.

Nei vari combattimenti hanno perso la vita, oltre a diversi membri delle forze di sicurezza tagiche, cinque uomini di nazionalitร  cinese, che lavoravano presso dei progetti di sviluppo finanziati da Pechino nella regione, allโ€™interno del progetto della Belt and Road Initiative, il faraonico programma dโ€™investimento cinese in Eurasia.

Il governo di Dushanbe ha accusato il regime talebano di irresponsabilitร  nella gestione della frontiera, questโ€™ultimo si รจ giustificato dichiarando che gli attacchi sono stati orchestrati dal gruppo Isis-K, lโ€™attuale milizia islamista non-governativa piรน grande e meglio organizzata nella regione.

Questa nuova ondata di violenza รจ lโ€™ennesimo contraccolpo alla stabilitร  regionale, giร  messa a dura prova dai sanguinosi scontri di confine tra Pakistan e Afghanistan e dalle imprevedibili tensioni tra lโ€™Iran e lโ€™Occidente.

A complicare ulteriormente i rapporti tra il Tajikistan e il governo di Kabul รจ la spinosa questione etnica: infatti il popolo Dari, in gran parte assimilabile a quello tagico, รจ la seconda etnia dellโ€™Afghanistan, molto influente nelle regioni settentrionali del Paese.

I Dari, protetti nel corso degli anni dal governo di Dushanbe, sono stati storicamente marginalizzati dalla maggioranza Pashtun, di cui le milizie Talebane sono principale espressione.

Lo spettro della violenza

Un rapporto caratterizzato da una pluridecennale diffidenza e rivalitร  tra i Talebani eย  il governo tagico non puรฒ che peggiorare nel contesto storico in cui si trova la regione: Kabul si sta dimostrando sempre piรน bellicosa nei confronti dei vicini e sicuramente poco propensa ad assicurare la sicurezza delle sue frontiere, come hanno giร  dimostrato precedenti del genere presso i confini con Iran e Pakistan, tanto che il governo di Islamabad ritiene in gran parte le stesse autoritร  afghane responsabili degli attacchi degli ultimi mesi.

In caso di allargamento del conflitto, difficilmente il Tajikistan potrebbe reggere allโ€™ondata di violenza che si abbatterebbe sul Paese: delle quindici repubbliche post-sovietiche รจ la piรน arretrata economicamente, tanto che gran parte della manodopera nazionale emigra in Russia o in altri Paesi dellโ€™Asia Centrale in cerca di migliori condizioni di vita.

Un ipotetico sviluppo economico dipende soprattutto dalla Cina, che riveste la figura di investitore estero primario. Ovviamente, a seguito degli attacchi mortali contro i suoi cittadini, Pechino รจ attualmente piรน cauta a continuare a investire nel Paese, mettendo a repentaglio i piani di sviluppo caldeggiati da Rahmon.

Fondamentale per la protezione del regime รจ quindi la โ€œBase 201โ€ dellโ€™esercito russo, il piรน grande presidio militare di Mosca allโ€™estero. Allโ€™interno della base sono presenti circa 7 mila soldati russi, con il compito di garantire la stabilitร  del sistema-Paese, monitorare la situazione afghana e addestrare le forze di sicurezza di Dushanbe, questโ€™ultime completamente dipendenti dagli aiuti di Mosca.

La Russia si รจ dimostrata varie volte capace di agire come โ€œsecurity-providerโ€ della regione, come ad esempio durante lโ€™intervento del Csto in Kazakistan nel gennaio del 2022, ma il suo impegno militare in Ucraina potrebbe rendere unโ€™ipotetica emergenza tagica non prioritaria per Mosca, come hanno giร  dimostrato i precedenti casi armeni e siriani, scenari in cui la Russia ha deciso di non agire con la forza.

L’incontro tra Vladimir Putin ed Emomali Rahmon a Bishkek, novembre 2025

Una posizione fragile

Il Tajikistan resta, per via della sua posizione geografica al centro dellโ€™Asia, fondamentale per gli equilibri securitari dellโ€™intero spazio eurasiatico.

Il Paese รจ la cerniera che collega un instabile Medio Oriente allargato con tutti quei Paesi dellโ€™Asia centrale post-sovietica, come Uzbekistan, Kazakistan e Kyrgyzstan, che proprio in questi anni stanno sperimentando una crescita economica, non straordinaria ma sicuramente significativa, aprendosi sempre di piรน a investimenti cinesi, europei e americani e in parte smarcandosi dallโ€™influenza secolare di Mosca.

Il Tajikistan รจ il grande escluso da questo processo di crescita, in quanto carente delle vitali risorse energetiche che contraddistinguono i suoi vicini, potendo puntare quasi unicamente sul settore idroelettrico, messo a dura prova dalla complicata conformazione geografica del Paese e dalla poco affidabile situazione securitaria.

Un altro motivo di esclusione, da non considerare secondario, รจ quello culturale: in una regione dove vi รจ il predominio delle lingue turciche, il Tagico appartiene al ceppo iranico, come il persiano, questo esclude naturalmente Dushanbe dai vari forum di cooperazione culturale, organizzati e finanziati dalla Turchia di Recep Tayyip Erdogan, potenza sempre piรน fondamentale negli equilibri geopolitici dellโ€™Asia Centrale.

Un ipotetico allargamento del caos al Paese rappresenterebbe un serio rischio alla stabilitร  degli Stati confinanti, vitali nel settore della sicurezza energetica e sempre piรน integrati nel sistema di approvvigionamento energetico euroasiatico.

Sta proprio ai vicini di Dushanbe il compito di garantire al piccolo Paese la possibilitร  di entrare a far parte di un piรน grande sistema cooperativo regionale e non abbandonarlo a un futuro caratterizzato da instabilitร  e sottosviluppo economico.

Immagine in evidenza: https://en.wikipedia.org/wiki/File:Palace_of_Nations_and_the_Flagpole,_Dushanbe,_Tajikistan.JPG

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Giacomo Barletti

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