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Trattare con un non-Stato. Il triangolo Israele-Libano-Hezbollah

Trattare con un non-Stato. Il triangolo Israele-Libano-Hezbollah

Il disarmo di Hezbollah resta improbabile: per la comunitร  sciita libanese la milizia รจ ancora garanzia di protezione e rappresentanza

In risposta allโ€™uccisione della Guida Suprema iraniana, Alรฌ Khamenei, in data 28 febbraio da parte delle forze israelo-statunitensi, Hezbollah ha lanciato decine di razzi, droni e missili verso il Nord di Israele, il quale ha risposto con durezza, colpendo la milizia sciita e lanciando unโ€™offensiva di terra nel Libano meridionale.

A seguito del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran dellโ€™8 aprile, lo Stato ebraico ha intensificato gli attacchi verso il Paese dei cedri, colpendo piรน di trecento obiettivi in dieci minuti, compresa la capitale Beirut nei suoi quartieri cristiani e sunniti, causando piรน di duecento morti.

Su pressione iraniana, che chiedeva lโ€™inclusione del Libano e di tutta la regione nella tregua per procedere con le trattative, Tel Aviv ha ridotto lโ€™intensitร  degli attacchi, limitandoli solo al meridione del Paese levantino, fino allโ€™annuncio di Donald Trump del 16 aprile di un cessate il fuoco di dieci giorni.

Questo รจ stato annunciato anche dal Primo ministro libanese Nawaf Salam, che perรฒ nel comunicato omette lโ€™impegno dellโ€™Iran e di Hezbollah nellโ€™ottenere lโ€™accordo. Nel frattempo, si stanno svolgendo dei colloqui di pace tra Libano e Israele, i quali perรฒ non includono la milizia sciita, attore politico di primo piano coinvolto nella guerra e ago della bilancia nei rapporti regionali.

La sua esclusione dalle trattative rappresenta un cortocircuito diplomatico nonchรฉ una tattica israeliana per isolarla e romperne lโ€™appoggio politico e popolare.

Il non-Stato libanese

Il conflitto tra Israele e il Libano non รจ un fatto recente, ma rappresenta una delle costanti delle guerre arabo-israeliane giร  dagli anni Settanta. Quattro le invasioni da parte dello Stato ebraico, nel 1978, 1982, 2006 e 2024.

La prima avvenne nel corso della guerra civile, con lโ€™obiettivo di colpire le cellule dellโ€™Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) e costruire una zona cuscinetto nel Libano meridionale, una costante della tattica israeliana contemporanea.

Durante lโ€™invasione del 1982, tra la popolazione sciita che abita in maggioranza il sud del Paese, a seguito della devastazione portata da Tsahal (le Forze di difesa israeliane), cominciarono a crearsi sacche di resistenza armata che, col supporto ideologico e militare dei Pasdaran iraniani, hanno trovato unitร  politica nel 1985 con il nome di Hezbollah.

Nato come milizia per difendere la sovranitร  nazionale dallโ€™occupazione israeliana e assistere i libanesi meridionali, il Partito di Dio ha saputo organizzarsi come unโ€™entitร  statale in piena regola.

Prima entrando a far parte dellโ€™ordinamento politico del Paese, con la partecipazione alle elezioni parlamentari del 1992 alle quali ottenne dodici seggi.

Poi, ponendosi come attore capace di inserirsi nei vuoti lasciati dallo Stato, offrendo servizi e assistenza nelle aree dimenticate e marginalizzate, proseguendo, nel frattempo, la lotta di liberazione fino alla ritirata di Israele nel 2000.

La successiva invasione israeliana del 2006 ha evidenziato ed esacerbato le giร  esistenti divisioni culturali, religiose ed economiche interne al Libano.

Nei trentaquattro giorni di assedio di Beirut, la geografia delle distruzioni ha interessato quasi esclusivamente i quartieri periferici della capitale come Danieh, roccaforte sciita, dei quali Tsahal ha colpito indiscriminatamente le strutture civili per impedirne lโ€™uso da parte della guerriglia nemica (dottrina Dahyia).

Ancora una volta a espletare i compiti dello Stato ci ha pensato Hezbollah, prima agendo con successo al posto dellโ€™esercito libanese per respingere lโ€™avanzata nemica e successivamente, a guerra conclusa, mostrando una grande capacitร  di intervento umanitario a sostegno della popolazione colpita.

Giร  dopo poche ore, i volontari del Partito di Dio agivano sul campo visitando i cittadini sfollati, quantificando i danni e preparando piani di ricostruzione, dimostrandosi come un attore piรน capace e consapevole dellโ€™istituzione statale riconosciuta che, limitandosi solo allo stanziamento dei fondi, ha delegato lโ€™onere pratico a Hezbollah, diventato cosรฌ uno โ€œStato in un non-Statoโ€.

Tali divisioni, dove le differenze confessionali e sociali si traducono in un diverso colore politico e conseguentemente in un disuguale trattamento e sostegno da parte del potere statale, rendono il governo in carica un attore poco credibile per porsi come rappresentante dellโ€™intero popolo.

Proprio il sistema confessionale libanese, che in teoria si propone di rispettare la rappresentanza delle varie comunitร  religiose allโ€™interno degli apparati politici statali, ha avuto lโ€™effetto opposto di esacerbare le differenze sociali.

In tale divisione di poteri, la comunitร  sciita, nonostante sia demograficamente rilevante, si รจ sempre sentita marginalizzata avendo come rappresentante solo il Presidente del Parlamento.

La debolezza dello Stato si deve alla sua incapacitร  di farsi garante di tutta la cittadinanza, ed รจ da questo vuoto che nasce Hezbollah.

Perchรฉ Hezbollah non puรฒ accettare il disarmo

Alla luce di ciรฒ, le recenti trattative tra il governo di Joseph Aoun e Tel Aviv per una pace duratura e un nuovo rapporto tra i due Paesi rischiano di essere esclusivamente una mossa mediatica, incapace di produrre risultati sostanziali sul campo.

Lโ€™inconsistenza dellโ€™esercito regolare nel (non) combattere lโ€™invasore rappresenta uno Stato che non รจ piรน in grado di adempiere al proprio compito, ossia difendere la totalitร  della sua cittadinanza. I pesantissimi attacchi di Israele dellโ€™8 aprile evidenziano, tra lโ€™altro, lโ€™incapacitร  difensiva libanese.

Il piano di disarmo del Partito di Dio da parte dellโ€™esercito regolare al momento non ha portato risultati concreti. La milizia sciita risulta per qualitร  e armamenti decisamente superiore alle Forze armate regolari, oltre a conservare un reale scopo politico e culturale nella sua esistenza.

Hezbollah, diretto rappresentante delle comunitร  sciite nel Sud del Paese, si sente investito del compito di proteggere lโ€™integritร  libanese. Minacciato dagli attacchi israeliani, la propria struttura militare รจ lโ€™unica garanzia di sopravvivenza del movimento, oltre a legittimarne lo scopo politico.

Il Partito di Dio si percepisce come lโ€™unico baluardo per la sovranitร  e la sopravvivenza del Libano, e i suoi miliziani combattono perchรฉ convinti della propria importanza per la comunitร  che rappresentano.

Lโ€™esodo di ritorno verso Sud a seguito del cessate il fuoco da parte dei libanesi sfollati dimostra, ancora una volta, la volontร  di restare delle comunitร  locali, legittimando le azioni della milizia.

Forte del sostegno popolare che si stringe intorno alla resistenza a seguito degli attacchi, il Partito di Dio mantiene ancora la piazza come potente strumento di negoziazione politica.

Al contrario, lโ€™esercito regolare, a causa di un comando politico inconcludente, manca di obiettivi e motivazioni per agire, generando nei membri un senso di impotenza.

La presenza di musulmani sciiti (circa il 30-40 % del totale) tra le fila dellโ€™esercito amplifica questa percezione, alcuni dei quali vedono in Hezbollah un alleato piuttosto che un ostacolo alla pace.

Anche nello Stato le cariche hanno posizioni diverse, il Presidente del Parlamento Nabih Berri fa parte di Amal, altro partito sciita, e ha ribadito la necessitร  di mantenere lโ€™unitร  nazionale e quindi di includere il Partito di Dio nel futuro del Paese.

La tattica israeliana mira a mettere con le spalle al muro il governo libanese e le comunitร  non sciite per isolare Hezbollah. Spingere sulla settorializzazione e sulle differenze religiose potrebbe portare a un nuovo conflitto civile.

Lo Stato libanese, incapace di fronteggiare Israele puรฒ ritrovarsi costretto ad allearsi con esso per prolungare la propria sopravvivenza.

Nei messaggi di evacuazione, lโ€™esercito israeliano chiede ai drusi e cristiani del Sud di cacciare gli sciiti dalle cittร , una pulizia etnica che garantirebbe loro di restare. Una politica volta alla disgregazione della giร  fragile tenuta sociale libanese.

Il bombardamento dei ponti di collegamento tra il meridione e il resto del Paese segue questa linea. Creare una separazione geografica tra le due aree ha come scopo quello di dividere il destino della popolazione libanese.

Il vecchio obiettivo israeliano della costruzione di uno Stato cristiano maronita oggi viene cercato attraverso la suddivisione dello spazio nazionale libanese, in cui il sud, tagliato fisicamente, dovrebbe essere annesso a Israele, mentre il nord resterebbe in mano a un governo a trazione cristiano-sunnita favorevole a Tel Aviv.

Per fare la pace bisogna parlare con chi fa la guerra. Oggi il principale attore politico in Libano rimane Hezbollah, parte integrante della societร , che subisce e risponde alla maggior parte degli attacchi israeliani.

Le trattative di pace con lo Stato libanese in cui si nega lโ€™esistenza di un intero gruppo sociale, risultano cosรฌ solo uno specchietto per le allodole e non fanno altro che aumentare la percezione di isolamento e pericolo da parte dei miliziani sciiti e della cittadinanza che rappresentano, spingendoli a percepire il conflitto armato come l’unica opzione per la loro sopravvivenza.

Finchรฉ nei colloqui non sarร  incluso anche il Partito di Dio, il corpo politico e sociale capace di incidere maggiormente sulle dinamiche libanesi, non ci sarร  altra via che la guerra.

Immagine in evidenza: wikimedia commons

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Lorenzo Timitilli

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