Abbonati

a

Scopri L’America dopo l’egemonia

L’ultimo numero della rivista di Aliseo, dedicato al futuro degli Stati Uniti. 14 analisi per capire l’America, dalla geopolitica alla crisi interna

Tregua olimpica: una crociata di pace contro una retorica di guerra

Tregua olimpica: una crociata di pace contro una retorica di guerra

Le prossime olimpiadi di Parigi e l'attualitร  della sport-diplomacy, perchรฉ i giochi olimpici dovrebbero favorire la pace e non la guerra

Con cadenza quadriennale, in piena calura estiva, i โ€œcancelli dellโ€™Olimpoโ€ si spalancano per accogliere gli atleti migliori, coloro che faranno la storia.

Le Olimpiadi – massima glorificazione dello sport – si pongono come uno scrigno di valori, la cui portata li ha resi, piรน o meno rapidamente, globalmente condivisi. Per questo sono degne di essere attese con trepidazione. Ma quando si parla di agonismo olimpico, non sfuggono le funzioni diplomatiche dello sport, specie se รจ la diplomazia stessa ad aggiornarsi insistentemente.

E se รจ vero che lo sport genera diplomazia, in che misura i suoi effetti possono attecchire a livello internazionale?

I Giochi Olimpici, normalmente, sono unโ€™ottima cassa di risonanza per misurare tutta la potenza di ciรฒ che adesso รจ la sport-diplomacy, oltre che un laboratorio sperimentale per assestare questโ€™ultima alle sfide emergenti. E in un 2024 che urla prepotentemente “guerra”, il nuovo โ€œcodice diplomaticoโ€ dello sport รจ chiamato a ridestarsi per giocare le sue carte: innescare la Tregua Olimpica.

Spesso mortificata e incompresa, essa si inserisce allโ€™interno di un piรน complesso dibattito internazionale che polemizza ancora sulla sua efficacia, declassandola a mera leggenda. Lo scetticismo in merito verrebbe dissipato se si conoscessero a fondo la sua storia millenaria e il suo significato.

Ekecheiria: antico elisir di pace

La genesi dellโ€™iniziativa รจ da ricercare nella mente degli antichi, i greci, artefici di quello che fu, concretamente, un prodotto pattizio: correva il lontano 776 a.C e la cittร  di Olimpia si preparava ad accogliere i primi giochi sportivi in assoluto. Ifito, re di Elide, Cleostene, re di Pisa, e Licurgo, re di Sparta, rifuggendo dalla condizione di perenne belligeranza fra le diverse cittร -stato greche, addivennero alla conclusione di dover cessare le ostilitร , ratificando un trattato ad hoc.

Il documento, nellโ€™ottica di garantire la massima sicurezza per i giovani atleti partecipanti, dichiarava ufficialmente la sacertร  e lโ€™inviolabilitร  della cittร  di Olimpia per tutta la durata dei giochi. Figlia di un transitorio โ€œRegale Triumvirato della Paceโ€, lโ€™Ekecheiria – o Tregua Olimpica – si pone come preliminare manifestazione di una proto-diplomazia sportiva.

L’antica palestra di Olimpia, un luogo dedicato alla formazione degli atleti

Inizialmente fruttuosa, tuttavia non si fregia di unโ€™efficienza a lungo termine. Piรน volte violata e concettualmente dormiente per secoli, fu ripristinata solo nel 1992 tramite un appello del Comitato Olimpico Internazionale. Lโ€™anno successivo fu definitivamente disciplinata allโ€™interno della risoluzione 48/11 delle Nazioni Unite.

Nella sua connotazione piรน moderna, la Tregua continua a custodire la sua ereditร  greca, ma in una versione meno astratta per i tempi attuali.

Come si legge nel documento del 1993, emblematico, lโ€™Assemblea Generale sottolinea lโ€™importanza della mobilitazione dei giovani come messaggeri di pace, una piรน stretta collaborazione fra gli Stati membri e il Comitato Olimpico Internazionale e lโ€™osservanza della Tregua in conformitร  con i principi della Carta delle Nazioni Unite.

In un burrascoso 2024, lo sport non naviga di certo in acque serene. Troppe le sfide e troppe le soluzioni da ricercare. Questโ€™anno spetta alla cittร  di Parigi lโ€™onore e lโ€™onere di essere la nuova Olimpia, โ€œsacra e inespugnabileโ€ per poco piรน di due settimane. La nuova Ekecheiria parigina dovrร  essere un โ€œunequivocal signal to the worldโ€,  cosรฌ come รจ stato dichiarato, lo scorso novembre, dal Presidente del Cio Thomas Bach di fronte allโ€™assemblea Generale dellโ€™Onu.

A chiudere il suo discorso, una preghiera rivolta al mondo intero: โ€œPlease: Give Peace a chance!โ€

Una Russia a metร 

Per la seconda volta consecutiva, dopo lโ€™esperienza di Tokyo, gli atleti russi devono cedere alle stringenti limitazioni del Cio. Numericamente esigui, privati di bandiera, inno e qualsivoglia simbolo che rimandi al loro Paese, vincolati a gareggiare individualmente, sono al centro di una disputa che infiamma lโ€™opinione pubblica russa.

Con un Putin che ha palesato la sua riluttanza ad adattarsi al diktat di presentarsi ai giochi alle suddette condizioni, definendolo una chiara espressione di โ€œdiscriminazione etnicaโ€, la societร  russa si spacca fra chi appoggia la partecipazione ai Giochi e chi, invece, vorrebbe optare per il boicotaggio.

E volare fino a Parigi significherebbe tradire il regime ed essere ritenuto quasi un esule.

Se si rammenta, inoltre, che lo spettro del doping di Stato ancora insospettisce la Wada (World Antidoping Agency) – specie alla luce delle non troppo trasparenti manovre portate avanti dalla Rusada (Russian Antidoping Agency) – lโ€™Orso preferisce arroccarsi evitando di esporsi.

Ad avvelenare la situazione, le tuttโ€™altro che rassicuranti intenzioni da Kiev che, da parte sua, invita a non avere nessun contatto con gli atleti russi, giudicando la Tregua come sterile e inopportuna.

L’equilibrismo di Macron tra hard e soft power

Le recenti dichiarazioni del presidente francese in merito allo sviluppo della guerra lasciano poco spazio ai fraintendimenti: la possibilitร  di inviare truppe sul suolo ucraino descrive una virata, tanto consistente quanto pericolosa, nella politica estera macroniana, un campanello dโ€™allarme che ha generato un forte malcontento.

โ€œNoi non siamo in guerra contro la Russia. Bisogna semplicemente essere chiari: non dobbiamo permettere che la Russia vinca. La Francia รจ una forza di pace. Ma oggi, per avere la pace in Ucraina, non bisogna essere deboli.โ€

Questo quanto proferito dal presidente dโ€™Oltralpe, circa due mesi fa, durante unโ€™intervista alla tv nazionale. La retorica francese viaggia su un doppio binario: sottolineare di essere una forza di pace, ma per far ciรฒ, la debolezza non รจ ammessa. Soft e hard power si intrecciano.

Il ragionamento โ€œmuscolareโ€ di Macron si pone, tuttavia, in antitesi con il messaggio di pace di cui la stessa Tregua Olimpica รจ intrisa. E se essa implica la deposizione delle armi in senso letterale, a rigor di logica, anche il linguaggio diplomatico dovrebbe metaforicamente deporre queste ultime.

Lo sport รจ soft power. Per questa sua natura โ€œmorbidaโ€ e non coercitiva, deve escludere qualunque allusione bellicista.

Date le premesse iniziali, non ci si aspetta che le imminenti Olimpiadi segnino un cambiamento epocale a livello internazionale, ma quantomeno un momento di stand-by o di riflessione per i leader politici che serva da base per nuovi scenari di pace.

foto in evidenza: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:RIAN_archive_487025_Opening_ceremony_of_the_1980_Olympic_Games.jpg; foto nell’articolo: 1) https://commons.wikimedia.org/wiki/File:GR-olympia-palaestra.jpg

La newsletter di Aliseo

Ogni domenica sulla tua mail, un'analisi di geopolitica e le principali notizie sulla politica estera italiana: iscriviti e ricevi in regalo un eBook di Aliseo

Ilaria Valle

Ilaria Valle

Nata a Sassari nel 2001, nel 2020 decido di addentrarmi nel mondo diplomatico, laureandomi tre anni dopo in Scienze Internazionali e Diplomatiche all'Universitร  Alma Mater di Bologna. Dopo il conseguimento della Laurea Magistrale in Relazioni internazionali e Istituzioni Sovranazionali Cum Laude alla Sapienza di Roma, proseguo i miei studi, ancora in corso, con un Master di II livello in Geopolitica e Sicurezza Globale presso lo stesso ateneo. Sono una grande appassionata di Geopolitica e di Diplomazia: la prima รจ una chiave di lettura del mondo che scava ben oltre la superficie; la seconda rende la parola uno strumento estremamente potente di conciliazione. Attraverso la scrittura, cerco di nobilitare due discipline ancora oggi vittime di pregiudizi.

Dello stesso autore

In evidenza

Aliseo sui social