Senza lontano guardare, ci accorgiamo che la nostra penisola โ ma giusto a titolo di esempio โ nella sua posizione di โmedia potenza regionaleโ, si trova molto spesso a dover cedere alle pressioni da parte dei partner alleati, a scapito dei propri interessi specifici. Una non pervenuta visione strategica chiara fa in modo che il Bel paese si trovi spesso a subire passivamente le decisioni di coloro che invece una strategia chiara la hanno eccome, che essi siano alleati o meno.
Al momento, anche la Turchia รจ definita โmedia potenza regionaleโ, nonostante i crescenti tentativi di elevarla; situata anchโessa in posizione strategica sul mare e a cavallo tra due mondi. Il suo approccio, tuttavia, sembra seguire logiche e finalitร del tutto diverse dalle nostre.
Se generalmente per lโItalia si osserva un approccio estremamente prudente (se cosรฌ lo si vuol definire), la Turchia, allโesatto opposto, da anni ormai porta avanti una politica estera coraggiosa โ se non temeraria โ a tratti spregiudicata, ma assolutamente autonoma, nonostante la sua aderenza allโAlleanza atlantica e la difficile posizione in cui si รจ trovata nel contesto della spinosa questione Ucraina. Proprio allโinterno dello scenario piรน recente, infatti, nella gestione degli scontri tra grandi potenze, la Turchia sembra mostrare una certa maturitร strategica.
La โcontendibilitร โ rappresenta per le medie potenze regionali il piรน grande rischio, scampabile solo a costo di prodigarsi di spostare gli equilibri a proprio vantaggio, capitalizzando le rendite geopolitiche, laddove possibile. In poche parole, tramutando in forza la debolezza di partenza, e mantenendo quindi una postura proattiva e non passiva.
La Turchia e la guerra in Ucraina
Ed รจ proprio in questo senso che la guerra in Ucraina sta mostrando alla Turchia opportunitร poco prima impensabili; opportunitร che Ankara sembra avere tutta lโintenzione di cogliere, a partire dalla volontร di sfruttare il conflitto per stabilirsi nel novero delle potenze globali. Nellโalveo della crisi in corso, Erdogan sta svelando il vero obbiettivo della sua strategia, detta del โposizionamento ambiguoโ, e cioรจ avere le chiavi del Mar Nero per ricattare tutti. Realistica possibilitร o avventurismo scellerato?
A prescindere da ciรฒ, รจ bene considerare una serie di fattori in grado di spiegare perchรฉ il potenziale bottino che la Turchia puรฒ portare a casa da questa guerra appare piuttosto consistente. Si pensi alle difficoltร crescenti che incombono sui paesi europei, al fatto che per gli Stati Uniti Ankara sembra essere lโunico alleato in grado di fronteggiare autonomamente Mosca; Putin, poi, conta molto sulla convergenza ideale esistente tra Russia e Turchia in chiave anti occidentale, ed รจ probabilmente convinto che solo Erdogan possa salvarlo; non marginale, infine, la consapevolezza cinese che la porta dโEuropa si trovi pur sempre in Anatolia.
Lโinvasione russa dellโUcraina ha messo alla prova gli assi portanti dellโapproccio regionale turco, fondato sul delicatissimo e sfacciato equilibrismo tra Stati Uniti e Russia. Nella fase iniziale, appariva quasi scontato che la rapida avanzata russa avrebbe costretto Erdogan a interrompere il gioco delle parti, obbligandolo a compiere una scelta di campo netta, anche in virtรน della concorrenza che Russia e Turchia su molti dossier ancora tuttโaltro che chiusi.
Tuttavia, la dinamica del conflitto sembra aver ribaltato questa prospettiva. Lโimpantanamento di Mosca sta infatti permettendo ad Ankara di consolidare una preziosa equidistanza tra Washington e Mosca, massimizzando cosรฌ la sua importanza strategica su entrambi i fronti. Ed รจ stato cosรฌ che la Turchia ha chiuso gli Stretti alla Russia, rifornendo costantemente lโUcraina; Erdogan, tuttavia, offre rifugio agli oligarchi russi e alle loro ricchezze, tirandosi fuori dal girone delle sanzioni e preparandosi ad accogliere milioni di turisti russi per lโestate.
Sembra inoltre voler approfittare della chiusura della rotta commerciale ed energetica ucraina per valorizzare lโimportanza del ยซcorridoio centraleยป eurasiatico, schierandosi infine contro lโingresso di Svezia e Finlandia nella Nato – salvo ritrattare in cambio di una contropartita di tutto rispetto. Il tutto proponendosi, al contempo, come mediatore tra le parti.
La Turchia vuole porsi come interlocutore indispensabile di Americani e Russi nonchรฉ, di riflesso, dei Cinesi. Nel caso dellโEuropa, invece, i ricatti relativi a gas e migranti sembrano essere piรน che sufficienti.
In ogni caso, solo comprendendo il senso profondo dellโessere Turchi si puรฒ comprendere il posizionamento del paese e i โperchรฉโ che stanno alla base delle sue scelte politiche. Come spesso accade nelle collettivitร eredi di grandi imperi, lโessere turco รจ di per sรฉ motivo di proiezione geopolitica; la Turchia non si concepisce infatti come una nazione, ma come una โmarciaโ.
Tuttavia, lโambizione non potrebbe essere soddisfatta se la collettivitร non avesse alle spalle un estesissimo patrimonio mitico; cosรฌ come nulla sarebbe possibile senza lucido realismo e pragmatismo e, soprattutto, senza profonditร strategica.
Turchia e Russia: convergenza di ideali e ambizioni sovrapposteร cosรฌ che allo stesso modo della Russia, la Sublime Porta si bea di unโimmagine grandiosa, la quale perรฒ deve fare i conti con una sostanziale debolezza economica. Con la Russia vi sono numerosi elementi di convergenza ideale e di approccio alla politica estera. Sebbene la Turchia oggi non sia una superpotenza compiuta, essa รจ tuttavia disposta a scommettere e rischiare come pochi altri in ambito internazionale, acquisendo posizioni strategiche che ad altri sono precluse, per via dellโaltissimo rischio che queste comportano. ร infatti anche la propensione al rischio che sembra accomunarla al grande vicino asiatico.
Il principale problema dei rapporti russo-turchi รจ la quasi perfetta sovrapponibilitร delle rispettive sfere dโinfluenza. La Turchia ha un interesse a contrastare la proiezione geopolitica della Russia persino superiore a quello degli Stati Uniti, il che la rende il fulcro naturale del suo contenimento, anche perchรฉ i turchi sono lโunico membro della Nato a disporre delle risorse e delle capacitร , non solo militari, per frenare in autonomia il rivale. Ankara ha inoltre dimostrato di voler e saper fare ciรฒ anche nei momenti di massima distrazione (o disinteresse) degli americani, come reso evidente, ad esempio, dallโintervento militare in Libia.
ร bene sottolineare che il ruolo centrale giocato dalla Turchia nella crisi ucraina non รจ figlio dellโoffensiva lanciata da Mosca a inizio anno, ma dei rapporti che sono stati instaurati con Kiev fin dal 2014, quando la questione ucraina ha assunto la sua dimensione internazionale. La proiezione di influenza a nord del Mar Nero in chiave antirussa rappresenta, infatti, per la Turchia una prioritร geopolitica di lungo periodo.
Nel Caucaso il confronto tra Ankara e Mosca รจ storico e ancora maggiore. Gli azerbaigiani stanno progressivamente uscendo dallโorbita russa, tanto che al Cremlino lโAzerbaigian รจ ormai considerato al pari di un โagente di prossimitร โ della Turchia.
In Asia centrale, invece, la competizione turco-russa sembra avere meno rilievo, sebbene non sia affatto marginale perchรฉ riflette il rinnovato attivismo turco nelle ex repubbliche sovietiche a oriente del Caspio, considerato il baricentro del mondo turco. Lโinvasione russa dello spazio ucraino ha indotto i paesi centrasiatici a sfilarsi dal fronte filorusso nel timore di subire lo stesso destino di Kiev, facilitando cosรฌ il lavoro ad Erdogan.
Ma il contenimento dellโespansionismo russo da parte della Turchia non รจ limitato allo spazio ex sovietico. ร visibile anche nei Balcani, specialmente sulla questione serbo-bosniaca. Il 10 dicembre 2021 il parlamento della Repubblica Srpska ha avviato formalmente le procedure per il distacco dalla Bosnia-Erzegovina e il ministro degli Esteri russo non ha esitato a confermare il sostegno di Mosca, chiarendo che se la Bosnia entrasse nella Nato subirebbe lo stesso trattamento che รจ stato riservato allโUcraina.
La Turchia รจ parte di questa vicenda poichรฉ, un mese prima, probabilmente preoccupato del fatto che Putin potesse strumentalizzare eccessivamente il desiderio dei serbo-bosniaci, Dodik ha dichiarato che solo il presidente turco, la cui sensibilitร per la questione si tradurrebbe in un ยซapproccio equo e amichevole con tutte le parti in Bosnia ed Erzegovinaยป, puรฒ impedire che la crisi bosniaca sfugga di mano.
Turchia e Stati Uniti: uno strumentalissimo gioco delle parti
Per quanto riguarda i curiosi rapporti con gli USA, Erdogan sembra ampliare costantemente il proprio margine di manovra allโinterno dellโimpero americano al fine di perseguire obiettivi che sono esclusivamente turchi. Nello specifico, questi si concretizzano in quei teatri che per gli americani costituiscono un interesse secondario o che gli sono interdetti per altre ragioni.
Gli USA hanno sempre cercato di limitare il risveglio geopolitico della Turchia, senza perรฒ per questo alterare la sua permanenza nella Nato, realtร che costituisce un costante punto di convergenza per entrambe le parti. Se per gli Stati Uniti si tratta di una questione fondamentale perchรฉ ciรฒ permette di spingere piรน a oriente possibile gli ordigni atomici dellโAlleanza atlantica, per i Turchi, invece, far parte della Nato costituisce la garanzia che lo scontro con Washington non toccherร mai il grado di tensione piรน elevato.
A seguito della crisi ucraina, Ankara e Washington stanno sperimentando un meccanismo strategico capace di permettere ai due paesi di discutere allโinterno di un unico formato i problemi bilaterali, le crisi regionali e le questioni globali. La determinazione e lโefficacia con le quali la Turchia sta contribuendo ad arginare lโoffensiva russa, senza tuttavia compromettere i propri rapporti con il Cremlino, sembrano apprezzate dagli USA. Sebbene la Turchia sia lโunico attore in grado di garantire tanto i russi quanto gli ucraini in caso di tregua, Erdogan รจ tuttavia ben consapevole che senza lโimpero americano la Turchia non esiste. ร la pax mediterranea imposta dallโegemone che non permette alle nazioni europee di reagire allโespansionismo turco anche qualora trovassero la volontร politica per farlo.
La dipendenza turca dal gigante oltreoceano รจ un fatto anche perchรฉ essa presenta due debolezze interne di cui gli Stati Uniti sono molto ben consci: la prima รจ lโinflazione, per contenere la quale la Banca centrale deve costantemente attingere alle proprie esauribili riserve in dollari per impedire il collasso della lira; sarebbe sufficiente un minimo colpo americano per condurre Ankara sullโorlo del baratro finanziario.
Il secondo problema รจ rappresentato dai profughi siriani, sempre piรน maltollerati dalla popolazione, con il rischio che le tensioni sociali possano prima o poi sfuggire di mano. Tale percepita vulnerabilitร della Turchia permette agli Stati Uniti di sfruttare le smisurate ambizioni turche per i propri scopi: assecondarle nel caso in cui collimino con i propri interessi, stroncarle nel momento in cui i turchi dovessero dar prova di eccessiva insubordinazione.
Fin dallo scoppio della guerra in Siria, la superpotenza atlantica sembra essere ben consapevole che se i turchi serviranno al contenimento dei russi, i russi serviranno al contenimento dei turchi. La costante dellโequazione di questo particolare rapporto รจ che Turchia e Stati Uniti sono reciprocamente convinti di poter usare strumentalmente lโaltro per raggiungere i propri fini.
La variabile, al momento, sembra essere piuttosto la Russia. Se lโindebolimento dei russi in Ucraina potrebbe portare a rinegoziare molti dossier in favore dei Turchi, una sua eccessiva destabilizzazione, o addirittura la sua implosione, potrebbe non risultare cosรฌ conveniente, se si considera che la minaccia russa รจ il principale vantaggio geopolitico di Ankara.
Insomma, alla Turchia serve che la Russia torni debole, ma resti viva. ร bene, poi, che gli Stati Uniti non dimentichino che, malgrado la storica rivalitร turco-russa, Erdogan condivide totalmente la prospettiva ideale di Putin di fondare un โnuovo ordine mondialeโ in chiave anti occidentale.
Turchia e Cina: La Via della seta passa per Ankara
Ma non รจ tutto, perchรฉ la Turchia potrebbe assumere un ruolo non marginale anche in prospettiva della partita sino-americana. Il conflitto in ucraina ha naturalmente messo in discussione la sicurezza del ramo settentrionale delle nuove vie della seta cinesi, a favore del โcorridoio centraleโ anatolico, cosรฌ che, verosimilmente, i traffici commerciali tra Europa e Cina transiteranno in misura sempre maggiore attraverso la Turchia.
Il risultato รจ lโaumento della sua importanza per la sicurezza europea anche sotto il profilo commerciale, nonchรฉ il potere dโinterdizione di Ankara nei confronti della Cina, potere certamente gradito a Washington, come quello di poter eventualmente fomentare il separatismo degli uiguri, minoranza turcofona che abita lo Xinjiang, regione che rappresenta la prima linea di difesa del cuore della Cina.
Lโattivismo turco e noi: ricatti e riflessioni
Per le nazioni europee che si affacciano sul Mediterraneo lโattivismo turco e la sua crescente indispensabilitร agli americani non sono certo visti di buon occhio. In cambio del ritiro del veto per lโingresso di Svezia e Finlandia nella Nato, ยซpassi concreti per lโestradizione di criminali terroristiยป รจ parte di quello che รจ stato promesso alla Turchiaยป nel memorandum dโintesa firmato alla vigilia del vertice Nato di Madrid. Gli altri punti dellโaccordo riguardano invece la rimozione delle restrizioni nel campo dellโindustria della Difesa e una riabilitazione dellโimmagine di Ankara agli occhi degli scandinavi, impedendo ยซla propaganda terroristica contro la Turchiaยป in questi paesi.
Il presidente turco sa benissimo che le dinamiche della guerra in Ucraina hanno consacrato la centralitร della Sublime Porta per la sicurezza europea in ambito militare, energetico e commerciale. In effetti, la gran parte delle alternative, almeno potenziali, al gas russo passa per la Turchia.
La Germania, in particolare, non puรฒ permettersi di litigare con i turchi. Lโattore piรน potente dellโUnione รจ anche la nazione europea che accoglie la popolazione turca piรน numerosa e, a giudicare dai numeri, se Ankara vuole, puรฒ trasformare la Germania in un inferno. Lโutilizzo della comunitร turca come gruppo di pressione su Berlino per fini geopolitici ha infatti un peso determinante anche nelle questioni interne riguardanti lโUe.
Per lโItalia, invece, lโattivismo turco puรฒ stimolare un interessante confronto, specialmente rispetto al rapporto con gli alleati. Appena insediato, il premier Draghi, aveva espresso la necessitร di collaborare con ยซquesti dittatoriยป; dialogo che, ad oggi, potrebbe risultare quasi imposto non solo dal fatto di esser membri della medesima alleanza, ma piรน ancora, dallโuso strumentale che gli Stati Uniti fanno della politica turca.
In particolare, a fare concorrenza alle ambizioni italiane espresse dalla dottrina del โMediterraneo allargatoโ vi รจ quella della Mavi vatan, la โPatria bluโ, che mette al centro della strategia turca il controllo degli specchi dโacqua, estendendo il campo di azione del naviglio turco allโintero bacino Mediterraneo. Insomma, in un mondo sempre piรน multipolare, turbolento, competitivo e conflittuale, il prestigio, lโimportanza e il potere contrattuale delle medie potenze regionali sembrano essere dipendenti dalla capacitร di sfruttare la potenziale posizione di โponteโ tra opposti; nonchรฉ dallโarte di frapporsi tra chi รจ piรน grande e piรน potente, generando quella leva strategica in grado di tutelare e perseguire interessi propri.
La Turchia, ad oggi, sembra aver trovato la perfetta โ sebbene pericolosissima โ โquadraโ, in grado di soddisfare sia lโinteresse nazionale che quello dei suoi alleati, senza che i suoi nemici siano veri nemici. Il tempo svelerร quanto il suo approccio potrร esser giudicato realmente pagante.