ยซGeopolitics is the struggle not to control territory but to create the territoryยป. Cosรฌ scrive Bruno Maรงรฃes nel suo recente World Builders, libro dedicato allโanalisi di una nuova geopolitica.
Il punto inedito, e perciรฒ interessante, รจ che si tratta di uno scontro tra due versioni del mondo, graficamente immaginate come un paesaggio in cui due o piรน programmatori informatici stanno combattendo per ridisegnare quanto appare sul monitor; uno scenario dove lโequilibrio di potere potrebbe cambiare da un momento allโaltro.
La tecnologia assume un ruolo decisivo in questa sfida, non tanto perchรฉ mero strumento di conquista territoriale, piuttosto per il fatto che la costruzione del nuovo immaginario si basa su una capacitร di dominio dello spazio in tutte le sue curvature, compresa quella cyber.
Da qualche decennio, del resto, si รจ consolidata lโidea che la fine della concezione moderna dello spazio โ e del tempo โ sia riconducibile proprio allโavvio della “globalizzazione del nostro pianeta”. Data fatidica, quella dellโestate del 1969, quando ยซspazio e tempo della fisica classica, meridiani e paralleli sono improvvisamente entrati in crisi e la modernitร รจ terminataยป.
Verrebbe da pensare allโevento del secolo, cioรจ ai giorni in cui lโessere umano calpestava il suolo lunare, con conseguente annessione al corpo terrestre della sua ultima conquista, lo spazio cosmico. Lo stesso Heidegger, qualche anno prima, nella celebre intervista al Der Spiegel registrata nel settembre del 1966 e pubblicata dieci anni dopo, aveva manifestato tutta la sua impressione e il suo turbamento davanti alla pubblicazione delle fotografie del pianeta terra scattate dallโorbita lunare.
Tuttavia, lโevento tanto eclatante dellโestate del 1969, riguardava la nascita di Arpanet negli Stati Uniti, ยซla prima forma di reteยป; secondo Franco Farinelli, la nascita della Rete implicava un punto di non ritorno, tanto da porre il dubbio ยซse riusciremo mai a toccare di nuovo terra: ma non perchรฉ nel frattempo ci si รจ lanciati nello spazio cosmico, ma appunto perchรฉ รจ nata la Reteยป.
Lโesperimento di Arpanet consisteva nellโinedito dialogo tra due computer collocati a considerevole distanza, abolendo ogni problema di velocitร di trasmissione dei dati attraverso la riduzione di atomi in bit, in immateriali unitร dโinformazione.
Si consumava, in tal modo, una rivoluzione tecnologica โintrinsecamente spazialeโ, che andava gradualmente a sostituire ยซal potere della tecnica “calda” quello freddo della tecnologia informazionale; alla fisica nucleare la “metafisica” cibernetica; allโorizzonte storico del mondo industriale quello informazionaleยป.
Una nuova dimensione andava consolidandosi โ con lo sviluppo dellโinformatica negli anni successivi โ senza piรน spazio nรฉ tempo, contraddistinta dalla presenza di macchine programmate per โdissociare lo spazio e i luoghiโ.
Le mappe e il mondo
Spazio e luoghi hanno sempre costituito i fattori principali dello sviluppo delle mappe contribuendo ad alimentare narrazioni, miti, spiegazioni del mondo, โgeografie immaginateโ. Sin dallโantichitร , passando per la cesura dellโetร moderna, la ricostruzione dello spazio geografico e la rappresentazione attraverso le mappe hanno definito spesso la visione del mondo e la sua traduzione in โaffermazioni di potereโ.
Significativa, a tal proposito, รจ stata lโapparizione simultanea dello Stato e del suo concetto moderno nellโepoca in cui si diffondevano rapidamente mappe e atlanti; ciรฒ ha consentito allo Stato di ยซidentificarsi con il territorio visibile su tali raffigurazioniยป e di prendere la mappa come proprio modello di riferimento.
Il processo di identificazione dello Stato con il territorio รจ quindi il prodotto di un riflesso della rivoluzione cartografica che scompone e ricompone more geometrico gli spazi addomesticati del globo. Come scrive Peter Sloterdijk, proprio in virtรน della riproduzione cartografica di uno โspazio rappresentativo omogeneo e arbitrariamente divisibileโ, lโantica ricostruzione simbolico-metafisica dello spazio terrestre viene superata da un “sistema di localizzazione di punti qualsiasi”, dispiegati e interconnessi su una Tavola raffigurante “luoghi altri, esterni, astratti”.
Il globo diviene quella โmeraviglia tipograficaโ in grado di fornire agli uomini โinformazioni sulla loro localizzazioneโ, consentendo ai naviganti dellโEuropa moderna di stabilire coordinate e protocolli attraverso gli aggiornamenti delle carte, di ordinare geometricamente gli spazi e avanzare nella conquista e nella scoperta di nuove terre e nuovi mari.
Sloterdijk e Farinelli adoperano la metafora della navigazione come il momento dellโabbandono della terra, una terra a cui non si farร piรน ritorno perchรฉ il globo e la Rete finiranno per assimilarsi, in un graduale divenire in cui โla natura metrica e cartografica dello spazioโ produce la nascita della Rete, cioรจ โla fine sia del tempo sia dello spazio che per secoli abbiamo conosciutoโ.

Se la mappa รจ una proiezione meccanica โche trasforma la simultaneitร in connessioneโ, essa contribuisce a quella che Sloterdijk definisce โla svolta a occidenteโ, il punto di innesco di โquei movimenti che termineranno un giorno in un indifferente traffico in tutte le direzioniโ.
Allโorigine del nomos moderno vi รจ quindi una mappa che delinea anche unโancestrale divisione del mondo, una visione del dualismo planetario che scatena la contrapposizione tra elementi, una dialettica senza sintesi che persegue lโimmagine del mondo โdal punto di vista di tecnica di veritร โ.
Una veritร che si fa immanenza, non piรน rinvio al trascendente ma sentiero tracciato sullโacqua a opera di naviganti che solcano i mari e distribuiscono i punti, connettendoli su una scala, senza un preciso presupposto dโordine metafisico ma assecondando โlโarte del pilotaโ che con la sua immaginazione plasma il globus.
La Rete, intesa come interconnessione di punti, รจ sussunta nel globo; il globo moderno, a sua volta, รจ lโimmagine cartesiana โdellโuniversalitร dellโequazione elevata a legge di naturaโ, equivoco che riproduce lโirrealtร e la cifra di uno scambio necessariamente asimmetrico e non proporzionale, simbolo di una (s)misurata โproduzione dello spazio, di cui la scala รจ implacabile agenteโ.
Dalla modernitร , la Rete รจ giunta fino a noi, presentandosi nella nuova veste di circuito informazionale, prodotto delle trasformazioni tecnologiche, con dei riflessi materiali nel dare forma allโintera struttura sociale, in una costellazione variegata e popolata da attori di ogni genere difficilmente distinguibili, se non sul piano meramente funzionale; la Rete come un globo digitalizzato, nellโepoca della cibernetica e della computazione in cui nuove mappe e nuovi strumenti si preparano a plasmare le future rappresentazioni del mondo.
Disaccoppiamento e logica bipolare
Per Carl Schmitt, ogni modificazione dello spazio comporta lโemergere di nuove potenze storiche e contribuisce in maniera profonda al mutamento dellโimmaginario collettivo.
Proprio allโinterno della seconda rivoluzione spaziale globale si colloca la cosiddetta rivoluzione digitale, epilogo di una fase della globalizzazione che origina dallโincontro fra la deregulation dei mercati degli anni Settanta, la ristrutturazione del sistema produttivo degli anni Ottanta e la tecnologia informazionale che ha accompagnato entrambi i processi, dando vita alla produzione di un nuovo spazio identificato in una rete interconnessa su scala planetaria.
Lo spazio dei flussi, dominato dalle grandi unitร geopolitiche, ha soppiantato il moderno ordine territoriale sovrano-centrico e aperto a una nuova fase di โtransizione verso una complessa civiltร di network globaleโ. Siffatto spazio, in cui i flussi danno vita a una nuova struttura che ridefinisce lo stesso ordine internazionale, รจ anche uno scenario di amplificazione di rischi di varia natura, di punti di attrito e punti di rottura che possono rivelarsi autodistruttivi.
Sotto questo aspetto, risulta emblematica la competizione tra Stati Uniti e Cina per il controllo delle reti e delle infrastrutture, delle materie prime legate allo sviluppo delle piรน recenti tecnologie digitali, della produzione industriale frutto della transizione ecologica.
Una competizione tecnologica che si manifesta come il grado massimo dellโattuale fase di decoupling, in un quadro di grandi spazi in cui la Cina รจ stata capace di adottare, trasformare e sviluppare ulteriormente le tecnologie occidentali pur mantenendo una certa coerenza rispetto alla propria tradizione politica.
Negli ultimi due decenni proprio la Repubblica Popolare Cinese si รจ resa protagonista di unโespansione dei flussi che ha favorito la capacitร di penetrazione e di integrazione nei processi globali, con la costruzione di una infrastruttura cyberspaziale in grado di esercitare un rigido controllo sulla rete interna e una forte influenza esterna.
Nondimeno, lโattuale fase di sviluppo dellโintelligenza artificiale in Cina attraversa un momento favorevole e di notevole incremento tecnologico, accompagnato da tensioni crescenti con gli Stati Uniti, i quali mantengono un attento monitoraggio in chiave di contenimento anticinese, al fine di assicurarsi il primato geotecnologico.
Ma per liberarsi dal rischio di incorrere nella โtrappola di un approccio bipolareโ, il revisionismo dimostrato dalla Cina puรฒ essere probabilmente decifrato come il tentativo di mettere in discussione gli assetti del potere internazionale, al fine di procedere verso la ridefinizione di un ordine globale multipolare a tendenza bipolare, rappresentativo del proprio peso politico.
La fase attuale si presenta come una Hybrid Era, in cui la transizione storica รจ accentuata dalle crisi sociopolitiche degli Stati Uniti e dalla percezione di un mondo che, allโorizzonte, appare sempre piรน post-occidentale.
Immagine in evidenza: G. Casqueiro, CC BY-SA 3.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0, via Wikimedia Commons. Immagini nell’articolo: 1) Don DeBold from San Jose, CA, USA, CC BY 2.0 https://creativecommons.org/licenses/by/2.0, via Wikimedia Commons; 2)Cornell University Library, Public domain, via Wikimedia Commons; 3) The White House, Public domain, via Wikimedia Commons.
