Il Dipartimento della Difesa americano ha siglato un accordo storico con Mp Materials, proprietaria dellโunica miniera di terre rare operativa negli Stati Uniti, a Mountain Pass (California), dando vita al piรน imponente investimento governativo mai realizzato nel settore. Lโintesa, annunciata lo scorso 10 luglio, riflette la crescente consapevolezza dei rischi strategici derivanti dalla dipendenza dalle forniture cinesi.
Al centro dellโaccordo cโรจ un investimento di 400 milioni di dollari in capitale azionario, che farร del governo statunitense il principale azionista della societร . A questo si aggiunge un piano di interventi per la costruzione di un nuovo impianto nazionale destinato alla produzione di magneti e alle terre rare, componenti cruciali per le tecnologie militari.
Quello del Pentagono รจ un intervento diretto nella politica industriale tanto raro quanto significativo: un segnale inequivocabile della volontร di sostenere settori strategici, evitando cosรฌ un punto di rottura nella catena di approvvigionamento della Difesa.
Presentando lโintesa, il Ceo di Mp Materials, Jim Litinsky, ha ribadito la missione dellโazienda: ricostruire una filiera nazionale completa delle terre rare e rafforzare la resilienza industriale e militare del Paese. Si tratta di una mossa dal forte impatto geopolitico. Con questo intervento lungo tutta la catena (dallโestrazione alla raffinazione, fino alla produzione dei magneti) gli Stati Uniti compiono un passo deciso per colmare uno dei divari piรน critici della propria base industriale della Difesa.
Lโimportanza strategica delle terre rare
Le terre rare e altri minerali critici sono oggi al centro della competizione tra grandi potenze. Eppure, la catena di approvvigionamento globale di questi materiali resta concentrata in poche mani, e dunque vulnerabile. A un primo sguardo, il termine terre rare รจ fuorviante. Infatti, molti di questi elementi sono relativamente abbondanti nella crosta terrestre.
Ciรฒ che li rende โrariโ รจ la loro distribuzione geologica: difficilmente si trovano in depositi concentrati ed economicamente sfruttabili, e la loro estrazione e separazione รจ complessa e a forte impatto ambientale. Non รจ dunque la scarsitร a renderli geopoliticamente cruciali, ma le loro proprietร uniche (magnetiche, luminescenti ed elettriche) che non possono essere replicate su larga scala con sostituti.
Questi elementi permeano la vita di tutti i giorni: sono presenti in smartphone, computer, cuffie e display. Sono anche necessari per la transizione green. Per esempio, una turbina eolica richiede fino a due tonnellate di magneti per megawatt di capacitร . Minerali critici sono abbondantemente presenti anche nei veicoli elettrici.
Secondo lโAgenzia Internazionale dellโEnergia, la domanda globale di terre rare potrebbe triplicare entro il 2040 con lโaccelerazione dei programmi di decarbonizzazione. Anche nel settore aerospaziale le terre rare sono essenziali. Il programma Space Shuttle della Nasa, ad esempio, ha fatto largo uso di materiali lucidanti a base di cerio e leghe rare.
Lโimpiego nel settore della difesa
Le catene di fornitura delle terre rare rappresentano una vulnerabilitร critica per la base industriale della Difesa degli Stati Uniti e dei suoi alleati. Una fragilitร concreta, come dimostrano i dati stessi del Pentagono, che evidenziano quanto questi materiali siano integrati nei principali sistemi dโarma.
Un caccia Fโ35 Lightning II, ad esempio, contiene circa 400 chilogrammi di terre rare, distribuiti tra radar, rivestimenti stealth e sistemi di guerra elettronica. Un sottomarino delle classi Virginia o Columbia ne utilizza circa 417 chilogrammi, fondamentali per sonar e sistemi di controllo delle armi. Missili Tomahawk, radar per la difesa aerea, droni e munizioni di precisione dipendono tutti da componenti a base di terre rare.
Lโinnovazione nel settore militare รจ impensabile senza un accesso sicuro a questi materiali, che nel frattempo sono divenuti una prioritร centrale della politica industriale e della strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
Una supply chain fragile
La catena globale delle terre rare resta pericolosamente concentrata. Oggi la Cina controlla oltre lโ85% della capacitร mondiale di lavorazione delle terre rare e piรน del 90% della produzione di magneti permanenti, un primato costruito in decenni grazie a sussidi statali e a una politica industriale aggressiva. Questo controllo fornisce a Pechino un potente strumento di pressione, sia commerciale che politica.
Analizzando il quasiโmonopolio cinese, emerge chiaramente come sia il risultato di scelte politiche ed economiche calcolate, tanto da parte di Pechino quanto da parte dellโOccidente. Decisioni prese negli Stati Uniti e in Europa, in nome dellโefficienza dei costi e della tutela ambientale, hanno finito per lasciare campo libero alla Cina. Questo ha portato al dominio di Pechino sulla produzione e lavorazione di terre rare e materiali critici.
A titolo di esempio, un rapporto del governo americano ha riconosciuto che metalli come gallio e iridio, fondamentali per radar e sensori, provengono quasi esclusivamente dalla Cina. Nel 2023, lโAerospace Industries Association segnalava una dipendenza al 100% dalle importazioni di gallio, in gran parte da fornitori cinesi.
Eppure, contrariamente alla condizione odierna di supremazia cinese, per gran parte del XX secolo il leader globale nella produzione di terre rare erano gli Stati Uniti. La miniera di Mountain Pass, aperta nel 1952, fu per decenni la colonna portante dellโindustria elettronica e della Difesa americana durante la Guerra Fredda, facendo di Washington il principale estrattore mondiale di terre rare.
Questo primato iniziรฒ a erodersi tra gli anni Ottanta e Novanta. Infatti, lโinasprimento delle normative ambientali e lโaumento dei costi resero lโestrazione domestica sempre meno competitiva. In assenza di una sufficiente volontร politica di sostenere il settore, la produzione fu progressivamente abbandonata, importando da Paesi a basso costo e scarsamente regolamentati (in particolare dalla Cina).
Pechino, dal canto suo, avviรฒ dagli anni Ottanta una strategia aggressiva, investendo pesantemente nellโestrazione e nella lavorazione delle terre rare, e giร allโinizio degli anni Duemila, era diventata il principale produttore, raffinatore ed esportatore di terre rare e materiali correlati. Negli ultimi anni, la Cina ha sempre piรน trasformato il controllo su questi materiali critici in unโarma geopolitica.
La vulnerabilitร americana
Oggi Washington importa la maggior parte di materiali critici indispensabili per la propria base industriale e militare, esponendo le catene di approvvigionamento al rischio di coercizione. Negli ultimi mesi, lโamministrazione Trump ha imposto pesanti dazi, colpendo diversi Paesi fornitori chiave, con conseguenze potenzialmente disastrose. Questa linea politica ha sollevato forti preoccupazioni. Infatti, tariffe indiscriminate rischiano di compromettere gli scambi, ostacolando lโaccesso a importazioni vitali.
Unโinterruzione improvvisa o una riduzione delle forniture di minerali critici metterebbe in crisi sia lโindustria civile sia quella militare, ponendo una minaccia diretta alla sicurezza nazionale americana. Per affrontare questa criticitร , nellโaprile 2025 il Presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che incarica il Dipartimento del Commercio di avviare unโindagine con lโobiettivo di valutare se lโattuale modello di importazione dei minerali critici costituisca un pericolo.
Le conclusioni dellโindagine stabiliranno se introdurre ulteriori dazi sulle importazioni di minerali critici, in linea con lโagenda commerciale protezionista dellโamministrazione. Pur essendo legittimo e necessario rafforzare le industrie domestiche, strumenti tariffari โciechiโ rischiano di produrre effetti controproducenti.
Secondo lโAtlantic Council, una strategia piรน efficace sarebbe lโintroduzione di floor tariffs mirate, calibrate per contrastare il dumping cinese sui prezzi e sostenere la produzione domestica, anzichรฉ tariffe generalizzate e indiscriminate.
La competizione tra Stati Uniti e Cina
Le terre rare e i minerali critici sono uno degli assi centrali della rivalitร tra Washington e Pechino. Per decenni, questi materiali sono stati trattati alla stregua di semplici risorse, sottovalutandone la reale portata strategica. Tale compiacenza si infranse nel 2010, quando la Cina, durante una disputa con il Giappone, bloccรฒ le esportazioni di tungsteno e molibdeno.
Pechino sfruttรฒ la sua posizione dominante sul mercato dei materiali critici, mostrando come questi possano trasformarsi in vere e proprie armi nella competizione tra potenze. Da allora, la Cina non ha esitato a usare la sua supremazia nella catena globale di approvvigionamento come forma di coercizione. Nellโaprile 2025, in risposta alle tariffe statunitensi, la Cina ha annunciato una nuova ondata di restrizioni allโexport su sette elementi delle terre rare e sui magneti permanenti correlati.
Per gli Stati Uniti, superare la dipendenza dalla Cina รจ diventato un pilastro della propria grand strategy. Rafforzare la capacitร domestica di estrazione e lavorazione dei minerali critici รจ indispensabile, sia per le esigenze industriali sia per la sicurezza nazionale, come ha sottolineato il segretario allโEnergia Christopher Wright.
Lโaccordo con Mp Materials segna un primo passo in questa direzione, ma come avvertono gli analisti anche con ingenti investimenti, la produzione domestica americana impiegherร anni prima di raggiungere livelli sufficienti a soddisfare la domanda. Sin dal suo insediamento, il Presidente Donald Trump ha attuato una serie di manovre per accelerare le attivitร di estrazione e raffinazione, costruendo su iniziative avviate in passato, come il Defense Production Act.
Scalfire la supremazia cinese รจ una prioritร per gli Stati Uniti nei prossimi decenni. Senza unโazione decisa e investimenti prolungati, Washington rischia di esporsi alle forme di coercizione che Pechino ha giร dimostrato di saper (e voler) utilizzare.
Immagine in evidenza: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/55/Rareearthoxides.jpg

